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La Virtus Roma non morirà mai

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Esattamente una settimana fa, in tarda serata, è arrivata la notizia che ormai era nell’aria da diversi giorni: la Virtus Roma si ritira dal campionato di LBA. Una società che vede la luce spegnersi dopo 60 anni di gloriosa storia, fatta di successi sia nazionali che internazionali. Il palmares parla chiaro: 1 Scudetto nel 1983, 1 Coppa dei Campioni e 1 Coppa Intercontinentale nel 1984, 2 Coppe Korac nel 1986 e nel 1992, e infine 1 Supercoppa nel 2000.

Per essere più chiari, parliamo dell’unica realtà sportiva della capitale che è riuscita a portare il nome di Roma sul tetto d’Europa e del mondo. Ora i tifosi ne piangono la scomparsa, con la speranza che questo sia solo un grande incubo e che un giorno si possa tornare in alto come questa squadra e questa città meritano.

Virtus Roma, gioie e dolori

Partiamo, purtroppo, dalla fine. In questi giorni “drammatici” per tutti i tifosi della squadra capitolina è veramente difficile trovare le parole. La sera dell’esclusione, anche se dall’esito scontato, è stato un colpo al cuore sentire che la Virtus Roma era stata ritirata dal campionato. Notte quasi insonne e il giorno dopo era ancora peggio, un magone che si ripercuoteva su tutto il corpo. Ogni giorno che passava è stato sempre più brutto perché piano piano ti rendevi conto di aver perso una compagna di viaggio, una fedele amica che ti rimane accanto per tutta la vita.

La Virtus Roma, sportivamente parlando, è una delle mie due grandi passioni. Ho iniziato a seguirla nel 2005 all’età di 11 anni. Da lì in poi non l’ho lasciata più. Ho vissuto da tifoso degli anni fantastici, le domeniche e i mercoledì al Palazzo in tribuna prima e in curva poi, le emozioni per un canestro sul fil di sirena, le arrabbiature per un fallo non fischiato. 5 partecipazioni consecutive in Eurolega, la finale di Coppa Italia contro Napoli nel 2006, le finali scudetto con Siena nel 2008 e nel 2013, giocatori incredibili come Bodiroga, Hawkins, Edney, Datome, Goss, Lorbek.

Poi come una storia, in questo caso senza il lieto fine, la famosa scelta dell’autoretrocessione in A2 nel 2015 è stato il presagio che il brutto doveva ancora venire. Quella sensazione di negatività si era interrotta successivamente nella stagione 2018/19, ovvero nell’anno della speranza, della promozione in LBA. Quella stessa stagione ha combaciato con l’inizio per me di una nuova avventura, ossia seguire la Virtus attraverso gli occhi del giornalista/radiocronista a bordo campo, ma senza perdere minimamente quell’amore viscerale per la maglia e per i colori che mi sono sempre costantemente portato dietro. L’ultimo periodo, tra pandemia e problemi societari, è stato un calvario per tutti i tifosi romani, e l’amara conclusione di una settimana fa è stata solamente una fine dell’agonia che si protraeva da ormai troppo tempo.

Gestione societaria sbagliata

Non posso però distogliere l’occhio da tifoso da quella che è stata la realtà di questi anni. La verità è che in questa gestione societaria (ultimi 20 anni) non si è riusciti a creare nulla che potesse essere duraturo nel tempo. Nell’ordine mancano: campo da gioco di proprietà (anche se qui le colpe sono senza dubbio da dividere con le istituzioni), spazio proprio dove potersi allenare, settore giovanile, Title Sponsor (assente ormai da ben 4 anni). Insomma si può affermare come è sempre mancata una programmazione con la P maiuscola, e si è continuati a vivacchiare, soprattutto negli ultimi 5 anni senza creare nulla che potesse essere fruttuoso per la società e per la squadra. La scelta infatti avvenuta nel 2015, ovvero quella dell’autoretrocessione, andava proprio in questo senso: provare a creare quello che non si era riusciti a fare negli anni precedenti, contenendo i costi, per poi risalire con un progetto lungimirante e con basi solide. Tutto questo non è avvenuto (sicuramente per colpe della società, ma non solo), e la promozione di due anni fa si è solamente rivelata una falsa speranza per i tifosi.

Altra grande pecca di questa gestione è stata la comunicazione. Anzi potremmo dire la non comunicazione, soprattutto nei confronti dei tifosi, che sono la vera parte lesa di tutta questa triste vicenda. Comunicazione che va di pari passo alla continuità, anche essa fuori dal vocabolario della società. Nel primo decennio sono stati spesi molti soldi senza ombra di dubbio, ma molto spesso con scelte che si sono rivelate nel tempo sbagliate. Nella seconda parte di questa gestione societaria invece il budget stanziato era di gran lunga meno cospicuo (dovuto soprattutto alla mancanza di importanti appoggi istituzionali) degli anni precedenti, ma è capitato più volte di affidarsi a manager e uomini marketing molto bravi, anche se puntualmente, dopo 1/2 anni massimo, venivano lasciati andare via senza alcun clamore e non potendo concludere ciò che magari avevano iniziato in quell’arco di tempo. Segno tangibile di una mancanza di continuità di progetti che, come tante altre iniziative, morivano quasi sul nascere.

C’è un futuro?

A questa domanda è quasi impossibile dare una risposta certa ora come ora. Sul lato pratico bisognerà vedere innanzitutto se si riuscirà a salvare il titolo sportivo, cosa non scontata, e poi toccherà scoprire se ci sarà una nuova proprietà pronta a far ripartire dal basso questa importante realtà sportiva, magari con un progetto solido alle spalle. Sul lato emotivo invece posso affermare che la Virtus Roma non morirà mai. Questo perché rimarrà sempre nel cuore di chi la ama o l’ha amata nel profondo. La Virtus Roma è una passione, una fede, un qualcosa che solo chi ci tiene veramente sa a cosa mi riferisco. E’ quell’amore che ti contagia e ti fa scorrere dei brividi lungo la schiena, che ti fa luccicare gli occhi e allo stesso tempo ti fa tremare. E’ difficile da spiegare ma penso che il messaggio sia arrivato forte e chiaro. Quindi alla domanda: “La Virtus Roma è sparita, vero?“, c’è solo una risposta: “No, la Virtus Roma non sparirà mai“.

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Pubblicato da Stefano Valente

Stefano Valente nato a Roma il 17 marzo 1994. Laureato alla magistrale "Media, Comunicazione Digitale e Giornalismo" presso l'università "La Sapienza". Ha lavorato come collaboratore della testata giornalistica online "BasketItaly". Appassionato ed esperto di calcio e basket, e molto vicino alle vicende riguardanti l'AS Roma e la Virtus Roma.