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“Un vento a trenta gradi sotto zero
incontrastato sulle piazze vuote e contro i campanili
a tratti come raffiche di mitra disintegrava i cumuli di neve“.
Visionario, lo è sempre stato Franco Battiato. Con il suo celebre brano del 1985 “Prospettiva Nevskij” designò, senza volerlo, uno scenario impronosticabile alla vigilia del Mondiale sovietico, a distanza di 33 anni. Sostituite “a trenta gradi sotto zero incontrastato” con “svedese e svizzero” e “i cumuli di neve” con “tedeschi e serbi” e il gioco è fatto. Prima la Perestrojka, tra propositi di grandezza politica, sociale ed economica. Oggi la mappa del calcio mondiale, che cambia. Nuove prospettive con vista Samara e un quarto di finale della Coppa del Mondo non preventivato alla vigilia. San Pietroburgo e la Nevskij (ore 17:00 locali) costituiscono lo scenario ideale di Svezia-Svizzera, iscrittesi prepotentemente alla voce “outsider” del Mondiale.
Mietendo vittime illustri: la Svezia, pur uscendo battuta dal confronto diretto, ha recitato il De Profundis alla Germania campione in carica; la Svizzera ha affossato la Serbia con, ironia della sorte, due naturalizzati elvetici ma di sangue kosovaro. Provate a immaginare se fosse ancora in vita Slobodan Milosevic. Altroché rivoluzione d’ottobre o propositi di “Grande Serbia”. È il Mundial, signori: incroci e sliding doors in ogni dove.
Gli Abba come lifestyle: la Svezia e il sogno quarti
“The winner takes it all
The loser standing small”
Leggi Svezia, dici ABBA. Il celebre gruppo nordico di stampo pop ha si venduto una marea di dischi in ogni angolo del pianeta, ma nella spedizione gialloblù in Russia si erge a punto di riferimento. Chi vince prende tutto, chi perde si sente piccolo cantavano con il singolo “The winner takes it all”. Lo sa bene il commissario tecnico, Jan Andersson. Eppure la formula si sta rivelando più azzeccata del previsto. Dopo aver decretato, lo scorso novembre, una delle più grandi delusioni del calcio italiano, la Svezia ha recitato la parte del leone in un gruppo nel quale in pochi la davano agli ottavi di finale.
La vittoria del girone davanti al Messico annichilito con un secco 3-0 ma soprattutto davanti alla Germania, ha confermato le impressioni della vigilia. La Svezia è una squadra fisicamente valida e dalla buona tecnica. Compagine dalla mentalità operaia, tutti al servizio di tutti. Andreas Granqvist lo skipper (autore di due pesantissime reti finora) al quale è affidata la gestione del pacchetto arretrato. L’estro di Emil Forsberg sulla trequarti e la ritrovata vena realizzativa di Ola Toivonen (nessun gol all’attivo con il Tolosa in Ligue 1 ma a segno con la Germania a Sochi) possono mettere in difficoltà i centrali elvetici. La profezia di Zlatan Ibrahimovic si è avverata: “la Svezia al Mondiale andrà lontano”. Sarà miracolo nordico?
Svizzera: neutralità? No, grazie
Neutralità e Svizzera. Sinonimi in geopolitica, contrari nel calcio. Dizionari pallonari alla mano e per informazioni piu dettagliate chiedere al Brasile e alla capocciata di Zuber direttamente da calcio d’angolo ma soprattutto alla Serbia. Un successo dal peso specifico notevole, firmato Xhaka-Shaqiri, contro Alexsandar Mitrovic & co. Le origini albanesi dei due fa rima con vendetta politica servita sul piatto d’argento all’ex Jugoslavia. L’esultanza che raffigura l’Aquila albanese ha scosso i vertici politici di tutto il mondo e la FIFA.
Ma tra provocazioni e vecchie ruggini, se la Svizzera è agli ottavi lo deve soprattutto al suo commissario tecnico, Vladimir Petkovic. L’ex conoscenza del calcio italiano in quel di Roma, sponda biancoceleste, ha affidato le chiavi della squadra al nucleo storico che ha ben figurato al Mondiale brasiliano del 2014 e all’Europeo transalpino di due anni or sono. Stephan Lichtsteiner, Ricardo Rodriguez, Johan Djourou oltre a Xherdan Shaqiri, Blerim Dzemaili e Valon Behrami. Vecchie conoscenze della Serie A italiana o ancora in attività nel torneo nostrano. Una squadra solida e chirurgica negli appuntamenti di rilievo.
L’esperienza è l’arma che gli elvetici useranno per approdare al quarto di finale di una Coppa del Mondo, risultato massimo raggiunto dalla nazionale svizzera nel 1934, nel 1938 e nel Mondiale disputato da padrona di casa nel 1954. La qualità non manca, soprattutto in un torneo in cui a dominare sarà l’incertezza e la buona sorte.
Prospettive di gloria. La Nevskij si prepara ad accogliere le outsiders del Mondiale. Samara e un posto tra le migliori 8 al Mondo sono in attesa. Si inizia a intravedere il cammino verso Mosca. E le prospettive, in quel caso, sono solo paradisiache.
