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Tottenham-Juventus: “l’ossessione” della partita perfetta

Tempo di lettura: 7 min

Un’ ossessione, dal latino obsessio-onis, è un pensiero che ritorna in continuo ed in modo tormentoso. Ecco, la Champions League, guai però a farsi sentire da Allegri, è diventata un’ossessione per la Juve. Dopo le due finali raggiunte in 3 anni, risultato che ha fatto salire sull’olimpo delle grandissime la compagine bianconera, ora nel cammino verso la finale di Kiev, ci si è messo il Tottenham. Dopo il 2-2 dell’andata, la Juventus è chiamata a disputare la partita perfetta a Wembley il 7 marzo. Il recupero di Higuain è tutt’altro che scontato, mentre i sicuri ritorni di Matuidi e Dybala, saranno fondamentali per organizzare il piano gara ideale che permetta ai bianconeri di fronteggiare il mix di qualità e dinamismo degli spurs.

L’andata: un primo tempo di rimpianti

Nella gara di andata, la Juventus riuscì a partire fortissima. Dopo il vantaggio nei primissimi minuti, attraverso un buon possesso palla, contraddistinto da cambi di gioco sul lato debole della difesa del Tottenham, quello di sinistra con Davies, i bianconeri hanno creato molto. Proprio Davies, con un’ingenuità, commette al nono minuto un’ingenuità colossale su una palla alta diretta a Bernardeschi, che in area viene agganciato e subisce calcio di rigore.

Ancora Higuain, e dopo dieci minuti la Juve comanda per 2-0. La partita però dopo il doppio vantaggio, cambia nettamente; il Tottenham comincia a fare il suo possesso palla, la Juve si abbassa, e Douglas Costa, non abituato a lavorare spesso sulla fase di pressing, non riesce a coprire gli spazi giusti. Benatia, dal suo canto, è quello che lasciato libero dal gegenpressing degli inglesi, avrebbe dovuto impostare da dietro, ma i suoi passaggi troppo spesso scolastici, non permettevano quasi mai ai bianconeri di uscire in modo pulito dalla propria ¾ campo, facendo culminare la manovra in lanci lunghi.

Nonostante il pareggio di Kane al minuto trentacinque, e il 71% di possesso palla totalizzato dal Tottenham solo nel primo tempo, la Juventus non è riuscita a sfruttare prima un contropiede imbastito da Pjanic e Higuain, e proprio il Pipita, sul finale della prima frazione, ha poi sbagliato il secondo calcio di rigore, che avrebbe portato sul 3-1 il risultato. Il terzo gol della Juventus, avrebbe contribuito parecchio alla qualificazione bianconera ai quarti di finale di Champions.

L’andata: Eriksen firma il pari nella ripresa

Nel secondo tempo, la Juve riesce a stringere e ad accorciare in modo più accorto rispetto al primo, ma nonostante il possesso palla degli spurs che scenderà poi al 61%, la partita non cambierà. La qualità nell’attaccare gli spazi di Kane, le verticalizzazioni di Alli, le palle al bacio di Eriksen, e la doppia fase quasi perfetta di Dembelè, fanno sì che il Tottenham comandi anche tutta la ripresa. La Juventus, che aveva preparato la partita con l’intenzione di attaccare il lato debole dei londinesi con frequenti cambi di gioco, si è ritrovata a difendere il vantaggio, stando bassa e provando a ripartire, ma il pressing asfissiante e la qualità di palleggio del Tottenham hanno prevalso alla lunga.

Al minuto settantuno, Eriksen firma il pareggio su punizione, colpendo con una traiettoria bassa e tesa un tutt’altro che incolpevole Buffon, non impeccabile nemmeno sul primo gol di Kane. Il pareggio è un risultato che tuttavia sta stretto al Tottenham, che con coraggio e un piano gara quasi perfetto, è riuscito a tratti a dominare la Juventus allo Stadium.

 

Dio “benedica” Matuidi

L’assenza di un giocatore di immensa qualità come Dybala, e quella di Matuidi, hanno pesato tantissimo sul risultato. Soprattutto quella del francese ex PSG, diventato in pochi mesi un faro della formazione di Allegri. “Il vagabondo”, chiamato così dal tecnico toscano perché “parla poco e corre tanto”, è il fulcro su cui la Juve dovrà ripartire e preparare la gara di ritorno. Matuidi, abbina infatti un mix quasi fantascientifico di quantità e qualità nel recuperare palloni e nel riciclarli subito con pochissimi tocchi.

La Juve, dovrà fare a differenza dell’andata, una partita aggressiva e intelligente, partendo fin da subito con un pressing alto che però non sbilanci troppo la squadra. Fronteggiare la qualità del palleggio e attaccare gli spazi che gli uomini di Pochettino concederanno, sarà quasi un’impresa, e l’ottimo feeling che gli spurs hanno nel tempo costruito con lo stadio di Wembley, sono uno svantaggio ulteriore per la banda di Allegri. Fondamentali, saranno anche il recupero di Higuain, che in queste partite fa sempre la differenza, e appunto il ritorno di Dybala, capace di sbloccare la partita con una giocata in qualsiasi istante del match.

Se nella fase di possesso, la Juve si è comportata più che bene nell’andata, sarà in quella di non possesso che dovrà ripartire da zero. Baricentro alto,

squadra corta e pronta a ripartire con la velocità di Douglas Costa e Alex Sandro, e la qualità di Dybala, accompagnati dalle uscite pulite e dai recuperi di Matuidi. Questo potrebbe essere il piano gara che la Juve dovrà adottare per fronteggiare una squadra, non abituata a gestire il risultato e che a volte si sbilancia consegnando spazi per i contropiedi avversari.

 

L’ossessione di vincere

Il risultato dell’andata, non ha fatto che aumentare la pressione e alimentare il fuoco delle aspettative della Juventus. Allegri ha più volte detto che la Champions non deve essere un’ossessione, altrimenti non si riuscirà mai a vincerla. Tuttavia, uscire agli ottavi, contro una squadra di grande qualità ma tutt’altro che irresistibile come il Tottenham, rappresenterebbe un fallimento tecnico per la Juve, e potrebbe perché no lasciare strascichi nella corsa scudetto con il Napoli primo in classifica.

La gara dell’andata fa sì che la Juve debba disputare la gara perfetta a Wembley il sette marzo, contro forse la squadra inglese che riesce a coniugare nel modo migliore, una fase offensiva di ottimo palleggio e una fase di non possesso fatta di un gegenpressing di stampo Kloppiano. Tuttavia le due finali in tre anni che la Juve ha ottenuto, e le grandi imprese come quella del Bernabeu, permettono ancora ai bianconeri e ai suoi sostenitori, di credere e sperare in una rimonta, che lo voglia o meno Allegri, diventata una vera e propria ossessione.

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Pubblicato da Nicolò Savini

Diplomato presso il Liceo Scientifico Pasteur e laureato in Scienze della Comunicazione, frequenta attualmente il corso magistrale di Editoria e Giornalismo a Roma Tre. Ama il calcio, soprattutto la Premier League e tifa Lazio. Scrive anche di politica, cronaca e attualità, presso Zona, il giornale di Roma nord.