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Dopo un inizio di stagione da 3 vittorie su 12 partite disputate, il Fenerbahçe Beko Istanbul sembrava aver imboccato la giusta direzione vincendo 9 dei successivi 10 incontri giocati, prima di ricadere di nuovo recentemente contro Monaco, Stella Rossa ed Efes. Indubbiamente la squadra ha un’anima ma gli infortuni non stanno aiutando coach Djordjevic a costruire un’identità a questo gruppo.
Up: l’attacco ispirato da De Colo e una gran presenza in area
Con le primavere che avanzano (a giugno saranno 35), Djordjevic sa che deve centellinare l’uso del suo faro offensivo ma, in uscita dalla panchina, il francese cambia completamente il ritmo dell’attacco gialloblu, specie ora che Henry è out per infortunio. Il pick and roll con Vesely e Booker è una garanzia e ciò apre spazio anche per il letale post-basso di Pierre, giocatore in costante miglioramento e pedina imprescindibile sui due lati del campo (può difendere praticamente su cinque ruoli).

Così si spiegano i 18.4 assist di squadra, il dato migliore della competizione davanti ai 18.2 del Barcellona. La fisicità di Booker, Vesely e l’ultima scoperta Floyd riesce in questo modo a farsi valere in area, tenendo una percentuale da due punti collettiva del 58.2%, la più elevata di tutta l’Eurolega. Ma a questo dominio nel pitturato fa da contraltare un’altra faccia della medaglia, ossia quella che relega il Fenerbahçe all’ottavo posto per efficienza offensiva (110.1 punti segnati su 100 possessi).
Down: difesa da sistemare e percentuale da tre punti insufficiente
I gialloblu, infatti, sono al terzultimo posto per percentuale da tre punti (33%), al penultimo per palle perse (13.5 di media, peggio fa solo l’ALBA Berlino) e al 14° per defensive rating (106.4 punti subiti su 100 possessi). Questi dati si spiegano facendo riferimento alla mancanza di tiratori naturali in squadra, a maggior ragione considerando le difficoltà che stanno incontrando anche i pochi specialisti in materia (Mahmutoglu – 29.5% – e De Colo – 31.2%). Questo strozza l’attacco del Fenerbahçe, permettendo a qualsiasi difesa avversaria di coprire l’area e sfidare costantemente tutti i tiratori.

Come se non bastasse, i tiratori prescelti sono anche i peggiori difensori della squadra, specialmente De Colo che fa sempre più fatica a stare al passo degli esterni di oggi. Pierre, Polonara e Guduric cercano di dare una mano quando possono in aiuto ma spesso gli 1vs1 dalla punta sono facilmente superati dagli esterni avversari, aggravando ulteriormente la situazione. Sta a coach Djordjevic ora trovare dei quintetti equilibrate sulle due metà campo e con sufficienti spaziature per poter ambire ad un posto nei playoff assolutamente alla portata.
Player Focus: Sehmus Hazer
Venuto fuori dal Bandirma (club ora sparito dalla scena internazionale) e consacratosi lo scorso anno al Besiktas, il 23enne nativo di Batman è una delle note liete della stagione del Fenerbahçe. Nato principalmente come specialista difensivo, Sehmus Hazer si è dovuto adattare alla situazione di emergenza causata dagli infortuni di De Colo prima e Henry poi, diventando anche playmaker (con risultati altalenanti).

La prima caratteristica che salta all’occhio di Hazer è la tecnica difensiva. Le dimensioni del corpo (191 cm di altezza, braccia lunghe e sfruttate al meglio, grande esplosività al ferro) sono quelle migliori possibili per marcare le star avversarie, a maggior ragione considerando le crescenti difficoltà difensive di De Colo o dell’ultimo arrivato Starks. A questa abilità Hazer ci aggiunge un atteggiamento encomiabile, capace di accendere il proprio pubblico e di ispirare dei parziali favorevoli. Dovesse mantenere quest’umiltà, l’ex Besiktas potrebbe essere una bandiera su cui costruire il presente e il futuro del Fenerbahçe.
In attacco, i numeri sono ancora poco indicativi (5.1 punti e 1.1 assist di media) e fanno subito intuire la sua più grande lacuna: il tiro. In stagione viaggia con il 30.6% da tre, cifra certamente non sufficiente per competere a questi livelli, a maggior ragione considerando quanti metri di vantaggio gli creano i compagni di reparto dal palleggio. La meccanica di tiro è tutt’altro che malvagia (forse la posizione della mano sinistra e la parte conclusiva del rilascio possono essere resi più fluidi e meno “spezzati”), sebbene manchi ancora la sicurezza e la rapidità nel prendere la conclusione con sicurezza. Hazer sa comunque penetrare correttamente, ribaltare il lato – fondamentale che sta perfezionando di partita in partita – e finire sapientemente al ferro, sfruttando anche la rimarchevole esplosività. Insomma, si sta ancora grattando la superficie, ma il numero 2 sarà certamente un giocatore da seguire per il futuro.
