Alfredo Binda, quando fu pagato per non disputare il Giro d’italia del 1930

Alfredo Binda è stato uno dei grandi campioni del ciclismo, talmente dominante da costringere gli organizzatori della corsa rosa a non farlo partecipare per evitare di far perdere interesse intorno al Giro.

Poker di vittorie

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Il ciclista lombardo è stato uno dei protagonisti del ciclismo tra la fine degli anni ’20 e l’inizio degli anni’ 30, insieme a Learco Guerra e Costante Girardengo. Nel 1925 partecipò per la prima volta al Giro d’Italia, ha 22 anni, tappa dopo tappa si iniziò a imporre e fu il rivale diretto di Girardengo. Alla quinta tappa diventò leader  arrivando fino alla fine vincendo per la prima volta la corsa, prima della rivalità Coppi-Bartali, furono le battaglie tra questi due campioni a interessare gli appassionati.

Il bis arrivò nel 1927, anno in cui il lombardo fu dominatore incontrastato dall’inizio alla fine della corsa: vinse dodici tappe su quindici, con un vantaggio di quasi mezz’ora su Giovanni Brunero. L’anno successivo arrivò il tris, fu un Giro d’Italia particolare, per volere di Benito Mussolini, la terza tappa iniziò dalla sua città natale, Predappio e inoltre furono portati omaggi floreali sulle tombe dei genitori del Duce. Durante la Napoli-Roma, Binda fu colpito da un sasso, continuando lo stesso la corsa. La tappa seguente fu vinta dal fratello Albino, anche questa volta il campione lombardo fu il vincitore del Giro d’Italia. Binda trionfò anche nell’edizione del 1929, costringendo gli organizzatori a una decisione clamorosa l’anno successivo.

La dolorosa scelta

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Armando Cougnet e Emilio Colombo, rispettivamente organizzatore del Giro e direttore della Gazzetta dello Sport, erano molto preoccupati dal dominio di Binda, il loro timore era che con il tempo si sarebbe perso interesse intorno al Giro d’italia. Inoltre avevano paura che sarebbe stato un freno alla crescita di potenziali campioni, per questo ebbero un’idea, chi avrebbe partecipato al Giro d’italia del 1930 sarebbe dovuto essere invitato dagli organizzatori.

A sorpresa Alfredo Binda non fu invitato, ma quello che si seppe dopo, fu che in realtà al campione lombardo furono offerti soldi, una somma che avrebbe ricevuto se avesse vinto la corsa, pur di non partecipare e rendere di nuovo interessante il Giro d’italia. Questo fu fatto anche perché molti ciclisti erano demotivati a partecipare e quasi certi di non poter puntare alla vittoria se in gara ci fosse stato Binda. Eppure inizialmente il lombardo non voleva accettare, minacciò di partecipare al Giro, salvo poi tornare sui suoi passi avendo la libertà di correre le gare su pista, questo anche per prepararsi al Tour de France, dove il lombardo partecipò per la prima e unica volta, vincendo due tappe prima di ritirarsi dalla corsa per una caduta.

Un Giro combattuto

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Le speranze degli organizzatori, quello di vedere un Giro d’Italia  avvincente e con tanti nomi alla ribalta, furono ripagate: Michele Mara, che vinse cinque tappe, Learco Guerra e Luigi Marchisio, quest’ultimo fu capitano della Legnano, proprio al posto di Alfredo Binda. Vincitore fu Marchisio, che vinse con 52” su Luigi Giacobbe, nonostante fu costretto a pedalare con un occhio bendato dopo essere stato colpito da una scheggia vulcanica in Sicilia. Binda invece trionfò al Mondiale a Liegi e dopo il ritiro fu commissario tecnico della Nazionale che aveva in Fausto Coppi e Gino Bartali le sue stelle.

Quanto capitato al ciclista lombardo fa parte di un ciclismo che non c’è più, quando le gare si disputavano su strade sterrate. Quello che è sicuro è che Alfredo Binda farà sempre parte della storia del ciclismo.

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