Mancini e la sua banda, quando una squadra è più forte delle difficoltà

Nello sport molti campioni danno il loro meglio nei momenti di difficoltà, e anche il calcio naturalmente ha avuto questi esempi. Uno di questi fu la Lazio allenata da Roberto Mancini, quando nonostante fosse vicina al fallimento, poi evitato, per due stagioni è riuscita a esprimere un bel calcio, tra i più belli del campionato, unito a buoni risultati.

Il passato alle spalle

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Il campionato 2001-02 terminò per la squadra biancoceleste con la vittoria per 4-2 contro l’Inter, e a fine campionato le strade tra il tecnico Alberto Zaccheroni e la Lazio si separarono. La tifoseria era preoccupata per le voci inerenti a problemi economici delle società del presidente Sergio Cragnotti, e tra queste figurava anche la Lazio. Per placare gli animi dei tifosi fu ingaggiato come allenatore Roberto Mancini, mentre sul fronte calciomercato ci furono gli addii di Hernan Crespo e soprattutto del capitano Alessandro Nesta, ceduto al Milan e ai quali non furono risparmiati fischi al suo ritorno all’Olimpico. Nonostante tutto la squadra biancoceleste, dopo la sconfitta alla prima giornata, macinò gioco e risultati. Il culmine arrivò a dicembre quando, vincendo in pieno recupero a Piacenza, la Lazio si ritrovò da sola in testa alla classifica; a questo fece seguito l’ottimo cammino sia in Coppa Italia che in Coppa Uefa.

Il terremoto

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Nella storia della Lazio a momenti di gioia si sono immediatamente alternati momenti dolorosi, basti pensare al vittorioso campionato 1973-74, seguito l’anno dopo dalla malattia del tecnico Tommaso Maestrelli. Anche questa volta la storia non fece eccezione, e nel gennaio 2003 fu arrestato Cragnotti, indagato per bancarotta fraudolenta. Alla presidenza della società biancoceleste gli successe l’avvocato Ugo Longo, il quale, coadiuvato da Luca Baraldi e Roberto Pessi, ideò un piano per non far fallire la società. Nacque  dunque il piano Baraldi, consistente nella trasformazione di una parte dei stipendi dei calciatori in azioni societarie. La squadra continuò a ottenere comunque buoni risultati in tutte le competizioni a cui partecipò. Dai tifosi la squadra fu soprannominata la “Banda Mancini”, poiché i giocatori nonostante le difficoltà erano molto uniti, sia in Coppa Italia che in Uefa il cammino della Lazio terminò in semifinale, eliminata rispettivamente da Roma e Porto (quest’ultima vinse poi la competizione internazionale). In campionato, vincendo il 17 maggio del 2003 contro il Brescia in rimonta 3-1, la squadra biancoceleste guadagnò l’accesso alla Champions League.

La Coppa Italia

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Archiviato il campionato, la società, seppur tra tante difficoltà, era alle prese  con un piano di salvataggio, contemporaneamente si lavorò anche in sede di calciomercato per il campionato 2003-04. Si fecero tanti nomi, da Adrian Mutu a Julio Cruz, passando per un possibile ritorno di Marco Di Vaio, fino alla suggestione del ritorno di Alessandro Nesta dal Milan, in uno scambio con Jaap Stam. Arrivarono comunque buoni giocatori come Luciano Zauri e Ousmane Dabo, oppure Demetrio Albertini. Per ringraziare gli abbonati fu ideata una maglia speciale firmata da tutti i giocatori che avevano aderito al piano Baraldi. Questa maglia fu poi indossata da tutto il pubblico biancoceleste in occasione della partita Lazio-Chievo.

In Champions League la squadra fu eliminata nella fase a gironi, mentre in campionato la qualificazione alla massima competizione europea sfumò per errori arbitrali, oltre che rovinose sconfitte, come per esempio quella rimediata a Siena per 3-0 o le due sconfitte contro Reggina e Brescia. La nota più dolce della stagione fu la Coppa Italia vinta contro la Juventus. Il trofeo fu fatto sfilare dopo l’ultima partita di campionato contro il Modena, quella per molti fu l’ultima presenza con la maglia della Lazio, tra questi Giuseppe Favalli che lasciò la squadra biancoceleste dopo ben dodici anni. A salutare fu anche il tecnico Roberto Mancini: senza la crisi societaria la sua squadra avrebbe potuto ambire a qualcosa di più, ma così non è stato. Per la società l’ancora di salvataggio fu Claudio Lotito, divenuto presidente in estate di un club sull’orlo del fallimento.

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