approfondimento su Avellino

Avellino, risorgerai: la storia parla per te

Dalla B1 alla Coppa Italia: è la storia della Scandone Avellino a cavallo tra gli anni ’90 e 2000. Il modello tangibile che, nella pallacanestro , partendo dal nulla si può scalare la vetta fino a raggiungere il punto più alto. Il più ambito. L’Occhio Sportivo ripercorre il miracolo sportivo degli 11 anni della Scandone, dal 1997 al 2008, augurando agli amici irpini di ripartire da qui. Dalla loro storia. Fu Serie B più di vent’anni fa, sarà B oggi. Ci deve essere però un comune denominatore tra le due epoche: la rinascita. Augurando, di cuore, alla Scandone e all’Irpinia di riassaporare quelle vette.

Il dramma: il basket irpino ai titoli di coda

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Gazzetta dello Sport

“Ti proteggerò dai turbamenti che da oggi incontrerai per la tua via”. La testa è china, il dolore immenso. Le note de “La cura” di Franco Battiato accentuano pensieri e preoccupazioni che fanno rima con scomparsa. La Scandone Avellino vive, da mesi, turbamenti e incubi. Non basta la sola protezione garantita dal meraviglioso e travolgente pubblico del Pala DelMauro: uno stato comatoso (ed economico) perenne e la conseguente (oltre che complicata) sopravvivenza del club nell’ecosistema cestistico, si amplificano con il passare dei minuti. La storia, il blasone e la centralità sportiva della città irpina e del club biancoverde si ritrovano travolti dall’ombra dei debiti della Sidigas, società locale che opera nel settore energetico, nonché proprietaria del club che salvò dal fallimento nel maggio 2012. Il tempo scorre, invano. Lo scenario che l’orizzonte delinea è drammatico.

Allo scadere, da tre…

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Basket Universo

Il baratro è lì, a un passo, ma il carattere di una città, di una regione, di un popolo emergono proprio quando sembra aver voltato loro le spalle: capita che, da una palla recuperata si possa svoltare una stagione, una storia, lunga 71 anni. Come quando, nel corso di un match in cui ci si gioca tutto, il cronometro avanza e ogni secondo si rivela una sentenza. Sguardo al tabellone. 5 secondi. Prende palla Gianluca Festa dall’arco. Segna sulla sirena.

Sono le 23.30 del 9 luglio 2019. Festa, uno dei protagonisti della cavalcata che portò gli irpini in A1 nel 2000, mette a segno il canestro più importante nella storia recente dei biancoverdi, questa volta nelle vesti di sindaco della città irpina: un bonifico, da 20.000 euro, che assicura alla piazza la Serie B, scacciando temporaneamente l’incubo più grande: la scomparsa avellinese dal panorama cestistico nazionale. L’autoretrocessione come unica, e disperata, via di salvataggio: come la Virtus Roma nel 2015 (allora fu A2), Avellino riparte da zero. Sulle orme della fenice che risorge dalle proprie ceneri, l’Irpinia a spicchi riparte dalla Serie B: la categoria dove tutto ebbe inizio. Dall’approdo al professionismo datato 1997 fino al paradiso dell’A1 e la Coppa Italia del 2008.

La strada verso il professionismo: Ancona 1997

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La cavalcata irpina verso la gloria partì nell’estate del 1996. Sponsorizzata Pasta Baronia, la Scandone sgomitava nel girone B in Serie B1 con Jesi, Ragusa e la blasonata Rieti. Il piazzamento al terzo posto in regular season valse la qualificazione alla poule promozione, un girone composto da sei squadre nel quale le prime due accedevano alle finali per l’A2. Avellino arrivò in testa a pari merito con Bergamo, vincendo nove partite su 10 e staccò il pass per l’ultimo atto playoff: di fronte, un derby tutto campano con Napoli al meglio delle tre gare. Il sodalizio irpino, guidato in panchina dall’avellinese doc Gianluca Tucci, perse la finale con i più quotati partenopei al meglio delle tre gare. Il secondo match, quello giocato al Pala DelMauro, è ricordato per la monetina che colpì Sergio Mastroianni, playmaker della Partenope, con seguente assegnazione della sconfitta a tavolino per Avellino e concomitante promozione per i napoletani che festeggiarono il ritorno in Serie A.

Ci fu però un’ultima possibilità: le squadre uscite sconfitte dalle finali si sarebbero poi affrontate in gara secca e in campo neutro per decretare la terza squadra promossa in A2. Se la Scandone uscì sconfitta dal confronto con Napoli, dall’altra parte del tabellone la Celana Bergamo, pur dando battaglia, non riuscì ad avere la meglio sull’Aurora Jesi. Ancona, Pala Rossini, 29 maggio 1997. Avellino-Bergamo fu sfida vietata ai deboli di cuore: un match tiratissimo, la cui trama non mutò fino agli ultimi secondi di gioco. I lombardi, allenati da coach Charlie Recalcati, si inchinarono dinanzi ai due decisivi punti firmati dalla guardia biancoverde Giuseppe “Superpippo” Frascolla e il Pala Rossini di Ancona si trasformò in un catino irpino: promozione, la prima nella storia. A come Avellino.

Il paradiso è a Jesi

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La Scandone iniziò la sua avventura in A2 consapevole di aver gettato le basi per un futuro roseo. La prima stagione di A2 si concluse con il raggiungimento dei quarti di finale playoff per la promozione in A1 ma il sogno di un doppio salto venne scalfito dalla Dinamo Sassari che eliminerà in sole due partite la Scandone, trascinata dai due lunghi americani: Walter Bond e Terry Dozier. L’anno successivo, complice l’avvicendamento in panchina tra Maurizio Bartocci e Piero Pasini, vide Avellino rischiare la retrocessione in B1. Sarà ancora la Dinamo Sassari l’artefice del destino irpino: le due compagini chiusero entrambe la stagione a quota 26 punti ma fu l’Avellino a spuntarla grazie alla vittoria casalinga (87-86 il finale al Pala DelMauro) di una sola lunghezza, maturata nella seconda fase “a orologio”.

Scampato il pericolo, fu la stagione 1999-2000 quella del riscatto: all’esperienza della guardia girovaga Claudio Capone e del centro Giovanni Dalla Libera, si unirono la precisione del play Sergio Mastroianni e la ventata di gioventù dell’avellinese Gianluca Festa e di Michele Maggioli. La regular season si concluse con un buon terzo posto che valse la qualificazione alla post-season: in semifinale Fabriano venne sconfitta solo “alla bella” in Irpinia. Tra Avellino e la Serie A si poneva un unico ostacolo: l’Aurora Jesi. Al meglio delle cinque gare e con il fattore campo favorevole, la Scandone vinse gara 1 in casa, perse a Jesi ma, in gara 3, ristabilì le gerarchie con la possibilità di chiudere, in terra marchigiana, ogni velleità di pareggio dell’Aurora. Il match visse di ribaltoni continui fino agli ultimi 10 secondi quando, sull’80 pari, Jesi ebbe tra le mani la palla della vittoria. Ma il finale thrilling, degno delle migliori pellicole hitchcockiane, mutò ogni scenario che andava configurandosi: il play jesino Massimo Guerra si fece scippare il pallone da Capone che, con un tiro senza ritmo allo scadere, consegnò Avellino e l’Irpinia alla Serie A1. Un deja-vu, quello di Capone: ricordate quando, con il buzzer beater contro la Polti Cantù, portò  Arese in A1 nel 1995?

Le montagne russe della Serie A: tra apoteosi, retrocessione e ripescaggio

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Il massimo campionato non spaventa più di tanto gli uomini di coach Luca Dalmonte. Il debutto in A1 superò le più rosee aspettative di società e tifosi: il nono posto finale, oltre alla soddisfazione di vincere in palazzi storici della pallacanestro italiana tra i quali il Pianella di Cucciago e il PalaIgnis di Varese, rappresentò un importante biglietto da visita per un club desideroso di scrivere nuove gloriose pagine della palla a spicchi tricolore. Il futuro però fu tutt’altro che roseo: le stagioni successive furono segnate da sofferte salvezze, preludio alla retrocessione sul campo, materializzatasi del 2006 ma impedita dal contemporaneo fallimento di Roseto che consentì alla Scandone di restare in massima serie. La stagione 2006-2007 non fu diversa dalle precedenti: con Matteo Boniciolli in panchina, la Scandone riuscì a ottenere un’ennesima sofferta salvezza ai danni di Reggio Emilia, retrocessa in Legadue per lo svantaggio negli scontri diretti. Ma sarà l’estate 2007 quella della svolta per la Scandone: arrivò il momento di alzare l’asticella.

Bologna è biancoverde: il trionfo in coppa Italia

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Con l’insediamento in società della famiglia Ercolino, proprietaria dell’omonimo gruppo imprenditoriale attivo nel settore edile, la Scandone (sponsorizzata Air) alzò il livello delle sue ambizioni. Confermato Boniciolli alla guida tecnica, arrivarono in Irpinia giocatori di assoluto valore: Marques Green dal Nancy, Devin Smith dal San Sebastian, Eric Williams da Cantù e due italiani che peseranno nella “chimica” di gruppo come Alex Righetti prelevato dalla Virtus Roma e Daniele Cavaliero dalla Fortitudo Bologna. La stagione deluse le aspettative: al giro di boa della regular season, la squadra occupava solo il quinto posto in A1, staccando però il pass per le Final Eight di Coppa Italia in programma al PalaMalaguti di Casalecchio di Reno.

La Air superò con difficoltà Montegranaro per poi regolare, con un +14 in semifinale, l’Angelico Biella. Fu finale, la prima della storia, contro i padroni di casa della Virtus Bologna. La tensione dominò incontrastata fino a quando il duo Smith-Green salì in cattedra: glaciale Devin con le conclusioni dall’arco; sontuoso Marques alla voce assist. L’intensità di Cavaliero e la grinta di Righetti completarono l’opera: la coccarda tricolore volava in Irpinia. L’alzata di coppa, l’invasione biancoverde a Basket City, le lacrime di Boniciolli in diretta televisiva e il miracolo, sportivo, di una piazza che con la progettualità e la competenza riuscì negli anni a costruire un modello sostenibile di pallacanestro sotto molteplici aspetti, tattici e non.

Ora serve pazienza. Serve ricostruire dalle fondamenta per rivivere nuove Ancona, Jesi e Bologna. Perché l’orgoglio irpino, ora più che mai, dovrà aspettare in silenzio e (ri) percorrere con pazienza le vie che portano all’essenza.

 

 

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