Ternana 1992-93, dal sogno al grande incubo

Molto spesso nello sport ci sono progetti che, nati per competere e arrivare ai vertici, naufragano per vari motivi, siano essi economici oppure per differenza di vedute tra i collaboratori. Negli anni ’90 il calcio italiano visse una drammatica situazione con la Ternana, partita per inserirsi nella corsa alla serie A, ma poi retrocessa e fallita.

Un trionfo atteso dodici anni

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Nel giugno del 1991 Rinaldo Gelfusa, imprenditore originario della Ciociaria, diventa il nuovo presidente della Ternana. Le “Fere”, come viene chiamata dai tifosi la squadra, è reduce da annate travagliate, lontane dai fasti dei primi anni ’70 quando allenata da Corrado Viciani, l’inventore del gioco corto, la Ternana diventò la prima squadra umbra a giocare in serie A. Gli anni ’80 sono stati molto difficili per la squadra neroverde, con un’altalena tra C1 e C2, unita ad un rischio fallimento nel 1987.

Gelfusa si pone l’obiettivo di formare una Ternana competitiva per il campionato 1991-92. Il primo tassello è quello del ruolo di allenatore, che viene affidato a Roberto Claguna, che ha vinto già un campionato di C con il Taranto. Nonostante un gioco non eccelso, i risultati danno ragione alla Ternana che fin dalle prime battute del campionato si trova a lottare per la promozione in B, categoria a cui la formazione rossoverde è assente da dodici anni. La prima sconfitta a dicembre in casa contro il Siracusa non demoralizza la squadra che, seppur con risultati stretti di 1-0, uniti ad una forte difesa, le permettono di continuare a vincere e a fine campionato di salire in serie B, con tre punti di vantaggio sulla Fidelis Andria.

Una calda estate

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Finalmente dopo anni di sofferenze i tifosi potevano tornare a sorridere, la società immediatamente si mise al lavoro per costruire una squadra adatta alla nuova categoria. La Ternana infiammò il calciomercato estivo 1992: arrivarono a Terni  cinque giocatori, “Il cobra” Sandro Tovalieri dall’Ancona, Pietro Maiellaro dalla Fiorentina, Giuseppe Tagliatela dal Napoli, Luca Evangelisti dal Bologna e infine Francesco Fiori dall’Alessandria. I nuovi acquisti, uniti a parte della rosa del campionato precedente e alla conferma di Claguna spinsero gli esperti a pronosticare le “Fere” tra le squadre che sarebbero state in grado di inserirsi nella lotta alla promozione in A.

Dopo una serie di amichevoli, ad interrompere i sogni della tifoseria ci pensò la Lega calcio che voleva una fidejussione di 6 miliardi a garanzia che la società neroverde potesse acquistare i giocatori; fidejussione che la società non garantirà mai. Nel ritiro di Norcia, dove la squadra stava svolgendo il precampionato, l’atmosfera diventò cupa. Il presidente Gelfusa se la prese con tutta i settori della città, dall’imprenditoria alla politica, passando per la tifoseria, colpevole secondo l’imprenditore ciociaro di aver sottoscritto pochi abbonamenti. Il culmine si raggiunse alla vigilia del primo impegno ufficiale in Coppa Italia contro il Piacenza, quando i cinque nuovi acquisti lasciarono la squadra per tornare alle loro società di appartenenza, dubbiosi se potessero giocare a causa del contratto già firmato con la Ternana.

Il calvario

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Nel fuggi fuggi generale, unico a non abbandonare la squadra fu mister Claguna che, consapevole delle difficoltà, decise di rimanere. Il passaggio del turno in Coppa Italia fu una delle poche gioie di quella stagione. Il pareggio alla prima giornata al Liberati contro la Spal illude che nonostante i problemi si possa disputare un campionato tranquillo. Nel girone di andata però l’unica vittoria arriva a dicembre  contro il Modena; i neroverdi si trovano nei bassifondi della classifica e a poco serve l’esonero di Claguna, sostituito da Franco Liguori, già a Terni da giocatore.

Nel girone di ritorno, la situazione già critica, precipita senza sosta, molti giocatori si svincolarono e la situazione debitoria del club peggiorò di giorno in giorno. Tra i creditori spuntò anche il nome di Antonio Martucci, acquistato dall’Udinese, ma che con la Ternana non giocò mai. Ad aprile l’incasso della partita persa contro il Piacenza fu sequestrato dalla finanza. Inoltre dovettero essere pagati anche i cinque acquisti estivi per le amichevoli disputate. Tra le tante difficoltà, non ultima la sospensione del gas, la squadra concluse il campionato, grazie ad un contributo economico del comune che ne evitò l’esclusione. Inevitabilmente arrivò l’ultimo posto con solamente diciotto punti conquistati, che portarono al ritorno in C.

Il fallimento

Dopo la retrocessione i tifosi erano preoccupati per il futuro della squadra rossoverde. Preoccupazione che aumentò quando la Ternana fu dichiarata fallita portando al rischio della scomparsa del calcio a Terni. Il rischio fu scongiurato da un gruppo di imprenditori che rilevò all’asta la squadra neroverde, iscrivendola in serie D. Il nuovo presidente della rinata Ternana, Franco Allegretti, affidò la guida della squadra a Claudio Tobia, che tornò a Terni dopo i campionati degli anni ’80, riportandola dalla C2 alla C1. I tifosi in un anno erano passati dal sogno serie A al buio della D, categoria da cui la Ternana andò via dopo due campionati grazie ad un ripescaggio e dopo che molti derby con le squadre della provincia perugina si erano disputati al Renato Curi, campo di gioco dei rivali del Perugia.

 

 

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