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Euro 2020, girone D: l’Inghilterra sogna il primo titolo continentale

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Tempo di lettura: 13 min

Ci siamo: dopo il noto rinvio di 12 mesi, il countdown sta per terminare. Euro 2020, primo torneo continentale della storia in modalità itinerante, è pronto a scoprire le proprie carte: ventiquattro nazionali pronte a darsi battaglia in undici diverse città di tutta Europa con epilogo il prossimo 11 luglio nel meraviglioso scenario di Wembley. L’Occhio Sportivo sta accompagnando il pubblico con l’analisi degli otto gironi: oggi è il turno del raggruppamento D, composto da Inghilterra, Croazia, Repubblica Ceca e Scozia.

I “Tre Leoni” sognano il primo alloro continentale

Inutile girarci intorno: per qualità e quantità l’Inghilterra è giocoforza una delle più autorevoli candidate alla vittoria finale dell’Europeo. La Nazionale dei “Tre Leoni” ha dominato in lungo e in largo il girone di qualificazione: sette vittorie su otto match disputati, una sola sconfitta (con la Repubblica Ceca a Praga, avversaria il prossimo 22 giugno a Londra) e ben 37 reti messe a segno (spiccano i 12 sigilli di Harry Kane e gli 8 di Raheem Sterling). Un’orchestra perfetta, guidata dal direttore Gareth Southgate che punta a riportare un grande titolo in Terra d’Albione: dopo il trionfo al Mondiale casalingo del 1966 gli inglesi hanno raccolto solo delusioni. Una delle più cocenti risale a Euro ’96: nella competizione disputata tra le mura amiche, il sogno di un trionfo casalingo si infranse in semifinale con la Germania ai calci di rigore.

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L’errore decisivo fu proprio dell’attuale CT, Southgate, che a distanza di 26 anni vuole farsi perdonare. Un sogno concreto, a portata di mano ma che non vedrà protagonista sull’out di destra Trent Alexander-Arnold: il terzino del Liverpool è reduce da un infortunio alla coscia rimediato in amichevole con l’Austria che lo terrà lontano dai campi per circa sei settimane. Al suo posto la FA ha annunciato la convocazione di Ben White, difensore del Brighton, impiegabile sia come laterale destro sia come centrale difensivo. Una tegola comunque inattesa, quella relativa al terzino del Liverpool, alla quale si aggiungono le precarie condizioni di Harry MaguireJordan Henderson e Marcus Rashford.

Le assenze o defezioni dell’ultim’ora non stravolgeranno eccessivamente l’indole offensiva di Gareth Southgate: 4-3-3 a trazione anteriore con Jordan Pickford tra i pali. Un quartetto difensivo composto da Kyle Walker, Harry Maguire, John Stones e Ben Chilwell in grado di garantire solidità e al contempo qualità, soprattutto nei due terzini di spinta; Foden, Mount ed Henderson a centrocampo non hanno bisogno di presentazioni così come non ha bisogno di presentazione alcuna il tridente dei sogni Sterling – Kane – Rashford. Una Nazionale inglese competitiva ai massimi livelli, anche nelle seconde linee: da Trippier e Shaw fino a Jadon Sancho (pezzo pregiato del prossimo mercato estivo e nel mirino del Manchester United), Jack Grealish – stella dell’Aston Villa – e Dominic Calvert-Lewin, il 24enne centravanti dell’Everton esploso nell’ultima edizione di Premier League sotto l’egida di Carlo Ancelotti. Con una rosa di tale calibro, risulta esercizio di difficoltà disarmante trovare delle lacune in un gruppo tanto competitivo: gli unici interrogativi vertono tutti sulla tenuta psicologica di una Selezione di grande e indubbia tradizione ma poco abituata a reggere le pressioni di una grande competizione qual è l‘Europeo. Ai posteri, l’ardua sentenza.

La Croazia ci riprova: nuovo exploit dopo Russia 2018?

Tre anni dopo la clamorosa finale del Mondiale russo la Croazia vuole confermarsi. Da outsider della Coppa del Mondo a certezza della fase finale dell’Europeo alle porte con concrete possibilità di successo finale: la Selezione croata di Zlatko Dalić, certezza tecnica di un gruppo che ha saputo costruire e rinnovarsi negli anni, ha superato in scioltezza il girone di qualificazione, chiudendo al primo posto davanti al Galles. L’obiettivo minimo è il superamento della fase a gironi: se Scozia e Repubblica Ceca non destano particolari preoccupazioni per il passaggio del turno, appare scontato il duello per il primo posto con l’Inghilterra, in un remake dal sapore di rivincita della semifinale mondiale del 2018. La Croazia che si presenta all’Europeo è però sodalizio consapevole della propria forza, guidato dal “nucleo italiano” pronto a dare battaglia.

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Dalić non snatura l’assetto tattico che lo ha portato a sfiorare la Coppa del Mondo e conferma il 4-2-3-1: Livaković della Dinamo Zagabria a difendere la porta croata. Linea difensiva composta dai terzini di spinta Šime Vrsaljko, neo campione di Spagna con l’Atlético Madrid e Borna Barišić, giocatore chiave nei Glasgow Rangers campioni di Scozia di Steven Gerrard, coadiuvati da due rocciosi centrali: Domagoj Vida del Beşiktaş e Duje Ćaleta-Car in forza all’Olympique Marsiglia. Tra i due mediani di centrocampo e le tre mezzepunte a sostegno dell’unica punta, la qualità non manca: Luka Modrić, capitano, simbolo della Croazia e Pallone d’oro 2018, e Marcelo Brozović, reduce da un’annata monstre con l’Inter scudettata, sono i metronomi della linea mediana croata. La grinta di Ante Rebić a destra, l’estro di Nikola Vlašić del Cska Mosca e la gamba di Ivan Perišić sull’out mancino, rappresentano i pericoli numeri uno per le difese avversarie, senza trascurare il dinamismo dell’ariete offensivo Bruno Petković, vecchia conoscenza del calcio italiano.

Dalla cintola in su, la Croazia rappresenta un concreto pericolo per le principali candidate alla vittoria finale. Le uniche titubanze di una squadra tutta grinta e tecnica sopraffina si concentrano sul terminale offensivo: Petković, pur ottimo a giocare di sponda per i compagni, non rappresenterebbe l’attaccante ideale per il gioco offensivo di Dalić. Il tecnico croato partirà con l’ex attaccante del Bologna titolare ma non è esclusa una soluzione più “pragmatica”: Ante Rebić agirà da unica punta con l’atalantino Mario Pašalić dirottato a destra.

Repubblica Ceca: voglia di stupire

Che si chiami Cecoslovacchia o Repubblica Ceca poco importa: la Nazionale boema rappresenta storicamente una delle mine vaganti del torneo. Prima della scissione politica del gennaio 1993, la “Cechia” si laureò campione d’Europa nel 1976 in Jugoslavia per poi sfiorare il primo successo continentale, sotto la nuova denominazione di Repubblica Ceca, nel 1996 a Wembley contro la Germania del giustiziere Oliver Bierhoff. Reduce dalla deludente eliminazione al primo turno a Euro 2016, la Nazionale boema punta decisa al superamento della fase a gironi guidata in panchina da Jaroslav Šilhavý, già secondo di Karel Bruckner tra il 2001 al 2008. La Selezione ceca ha superato da seconda classificata e senza patemi il girone di qualificazione stravinto dall’Inghilterra, la squadra da battere nel girone D insieme ai vice campioni del mondo croati. Fare propri i 3 punti al debutto con la Scozia per poi giocarsi tutto contro Southgate e Modric & co: è questo l’obiettivo della Repubblica Ceca che si presenta all’Europeo con un rodato 4-2-3-1.

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Tomas Vaclik, estremo difensore del Siviglia, tra i pali. Linea difensiva composta dall’esperto Vladimir Coufal (West Ham) a destra, Ondřej Čelůstka dello Sparta Praga e Jakub Brabec del Viktoria Plzeň i centrali, Pavel Kadeřábek dell’Hoffenheim a sinistra. A centrocampo i “due Tomáš“, due mediani rocciosi e di qualità: Souček del West Ham e Holeš dello Slavia Praga. Fase offensiva composta dall’unica punta, nonché vecchia conoscenza del calcio italiano, Patrick Schick (in forza al Bayer Leverkusen) supportato da Vladimír Darida (Hertha Berlino) e sugli esterni dal motorino perpetuo della Sampdoria Jakub Jankto e da Lukáš Masopust, ala dello Slavia Praga in ballottaggio per una maglia da titolare con Antonín Barák dell’Hellas Verona.

Le fortune della Nazionale ceca sono affidate a Tomáš Souček, centrale tutta qualità e fisicità del West Ham con ottime capacità di inserimento e vizio del gol (10 centri in 38 gare disputate in Premier League con gli Hammers). A Praga sono sicuri: “Un giocatore del genere non si vedeva dai tempi di Pavel Nedvěd“. Se il mediano del West Ham rappresenta una certezza, le perplessità si concentrano tutte sulla fase offensiva (solo 13 reti nelle 8 gare del girone di qualificazione): basterà il solo Schick – con Matej Vydra del Burnley prima alternativa – per scardinare le esperte retroguardie avversarie? Da segnalare il 18enne Adam Hložek, stella nascente dello Sparta Praga sul taccuino di diversi grandi club europei. Impiegabile da prima punta o da esterno, sarà lui la grande sorpresa, presente e futura, della Nazionale ceca.

Undici metri di gloria: il ritorno della Tartan Army scozzese agli Europei

Da Euro 1996 a Euro 2020: dopo ben 24 anni di anonimato (con la parentesi del Mondiale francese del 1998 conclusosi alla fase a gironi), la Scozia torna a disputare la più importante competizione continentale per selezioni nazionali. La Tartan Army – così chiamata per l’inconfondibile kilt e i vessilli nazionali indossati ed esposti con orgoglio dai tifosi scozzesi in trasferta – ha staccato il pass per l’Europeo al termine di un playoff dal sapore thrilling: dopo aver battuto in semifinale Israele ai calci di rigore, anche la favorita Serbia ha dovuto alzare bandiera bianca contro gli uomini di Steve Clarke. Il commissario tecnico degli scozzesi, ex giocatore del St. Mirren e del Chelsea a cavallo tra gli anni ’80 e ’90, è chiamato al miracolo in un girone che lo vedrà opposto alle più quotate Repubblica Ceca, Croazia e Inghilterra. Sarà proprio l’incrocio di Wembley, dagli evidenti contenuti sportivi e politici, del prossimo 18 giugno a catturare tutte le attenzioni della Scozia che vorrà giocare un brutto scherzo ai dirimpettai inglesi.

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Onorare l’impegno è però il must di Steve Clarke che proverà a creare problemi alle avversarie del girone D con un 3-5-1-1 di sostanza: David Marshall (Derby County) tra i pali; linea difensiva composta dai tre centrali Liam Cooper (Leeds United), Grant Hanley (Norwich City) e Jack Hendry (Oostende). A centrocampo le tre stelle della Scozia, il cui futuro all’Europeo passerà dal loro stato di forma: Kieran Tierney dell’Arsenal sull’out di destra, Scott McTominay del Man United come mediano di rottura e Andy Robertson, terzino del Liverpool e capitano della Tartan Army, a sinistra. McGinn dell’Aston Villa e Callum McGregor del Celtic completano la linea mediana. Le fortune offensive della Scozia a Euro 2020 sono affidate a Lyndon Dykes del Queen’s Park Rangers, supportato da Che Adams del Southampton o da Ryan Christie come prima alternativa.

Se il trio Tierney-McTominay-Robertson rappresenta il perno della nazionale scozzese, il tallone d’Achille della Scozia si divide tra il portiere titolare e l’attaccante al quale affidare l’intero reparto offensivo. Clarke confermerà rispettivamente Marshall e Dykes oppure stupirà gli addetti ai lavori con scelte impreviste e conseguente cambio di modulo?

Il programma completo del girone D:

1a giornata
Inghilterra-Croazia (Domenica 13 giugno, ore 15.00 – Londra, Wembley Stadium)
Scozia-Repubblica Ceca (Lunedì 14 giugno, ore 15.00 – Glasgow, Hampden Park)

2a giornata
Croazia-Repubblica Ceca (Venerdì 18 giugno, ore 18.00 – Glasgow, Hampden Park)
Inghilterra-Scozia (Venerdì 18 giugno, ore 21.00 – Londra, Wembley Stadium)

3a giornata
Repubblica Ceca-Inghilterra (Martedì 22 giugno, ore 21.00 – Londra, Wembley Stadium)
Croazia-Scozia (Martedì 22 giugno, ore 21.00 – Glasgow, Hampden Park)

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Pubblicato da Alessandro Fracassi

Nato in quel di Sassari nel 1992, cresciuto nel segno della leadership, del temperamento e della passione per i tackle del Guv'nor Paul Ince. Aspirante giornalista sportivo, studio giornalismo all'Università "La Sapienza" di Roma. Calcio e Basket le linee guida dell'amore incondizionato verso lo sport, ossessionato dagli amarcord, dal vintage e dai Guerin Sportivo d'annata, vivo anche di musica rock e dei film di Cronenberg. Citazione preferita: "en mi barrio aprendí a no perder".