Clear Cantù-Real Madrid, Korac 1991: ultima apotesi canturina in Europa

Tempo di lettura: 11 min

27 marzo 1991. Cantù, Palasport Pianella. Attimi e battiti. Attesa e sogno. Tra un sospiro e un rimbalzo offensivo. Tra una tripla andata a bersaglio e un’atmosfera da Premio Oscar per la scenografia. Il tremolio delle tribune del Palazzetto dello Sport di Cucciago fece da contorno all’ennesima notte magica della Brianza cestistica. La Pallacanestro Cantù, allora sponsorizzata Clear, tramortiva il Real Madrid e conquistava la Coppa Korac.

Un piccolo centro urbano nel settentrione d’Italia scolpiva il suo nome nella storia della palla a spicchi continentale e mondiale, conquistando il decimo titolo continentale. La ricca Madrid abdicò, chinò il capo e cedette lo scettro alla “regina d’Europa”. L’Occhio Sportivo vi riporta nella settimana compresa tra il 20 e il 27 marzo 1991. Quando Cantù tirò fuori gli artigli e strappava l’Europa dalle mani merengue.

Tra addii e ricostruzione

“Un indizio è un indizio, due indizi sono una coincidenza, ma tre indizi fanno una prova”. La paternità – in questo caso maternità – della tesi appartiene tutta ad Agatha Christie, scrittrice giallista di fama mondiale. Ma tra un assassinio sull’Orient Express e un boia da fermare, l’assunto è perfettamente applicabile alle estati canturine del 1989 e del 1990. I sentori della fine di un ciclo furono evidenti e gli indizi tanto cari alla Christie si materializzarono in tre differenti prove: Antonello Riva, Pierluigi Marzorati e Carlo Recalcati.

Nel 1989 Riva accettò la corte della rivale per eccellenza, l’Olimpia Milano, mettendo in atto il più classico dei tradimenti sportivi. Il capitano Marzorati viaggiava verso le trentotto primavere, tra noie fisiche e stimoli da rianimare. Dulcis in fundo l’addio di Re Carlo in panchina che, cedendo alle lusinghe del Meridione calabrese e di Reggio, aprì a Cantù le porte della ricostruzione.

La Clear Cantù di Fabrizio Frates

La società brianzola ripartì con un mix di conferme e scommesse in vista del triplo impegno Serie A1-Coppa Italia-Coppa Korac. Vennero confermati i due americani, pilastri della squadra: il centro Roosevelt Bouie, divoratore di rimbalzi sotto le plance e la guardia Pace Mannion, sentenza nel gioco da 3 punti. Il capitano Pierluigi Marzorati, pur divorato dal peso degli anni, costruiva gioco e personalità tanto nello spogliatoio quanto qin campo. Il tutto con la supervisione dell’ala multiuso Beppe Bosa, veterano e simbolo della tenacia canturina.

Freschezza e giovinezza del roster rispondevano invece ai nomi di Alberto Rossini, prima alternativa a Marzorati in cabina di regia; Andrea Gianolla, guardia tuttofare e meglio conosciuto a Cucciago con l’epiteto di “Rambo” che molto diceva sul suo carattere sanguigno e Davide Pessina, giocatore che faceva della fisicità la sua arma migliore. La scelta del condottiero tecnico di un roster tutta corsa, aggressività e personalità cadde su Fabrizio Frates, già assistent-coach nelle ultime tre stagioni della gestione Recalcati.

Il cammino della Clear Cantù nella Coppa Korac 1991

Se in Serie A e in Coppa Italia i sogni di gloria canturini furono spazzati via rispettivamente dalla Knorr Bologna e dall’Olimpia Milano, trionfale e incontrastato fu il cammino brianzolo in Europa. Il primo turno della competizione continentale fu una semplice formalità per la Clear. Superati, senza patemi, i vicini svizzeri del SAM Basket Massagno (118-84 in terra elvetica e 126-40 al Pianella) Cantù dovette sudare le proverbiali sette camicie per avere la meglio sugli slavi dei Vojvodina ai sedicesimi di finale. La sconfitta per 82-81 di Novi Sad venne ribaltata con un +3 al Pianella che consentì ai brianzoli di staccare il pass per la fase a gironi.

Cantù venne sorteggiata in un raggruppamento tremendo: oltre agli abbordabili belgi del Castors Braine, liquidati con un doppio successo in tripla cifra, la sorte mise di fronte Panathinaikos e il Real Madrid. Ma la Clear, nelle situazioni più avverse, diede prova di aver acquisito solidità e mentalità vincente oltre i confini italiani. I greci vennero sconfitti di sei lunghezze ad Atene e surclassati con un +13 al Pianella. Cambiò l’avversario ma non il copione: anche il Real Madrid fu costretto ad alzare bandiera bianca. La doppia débacle madridista, subita a Cucciago (70-85) e al Palacio de los Deportes (78-88), diede a Cantù il primo posto nel girone.

Quarti e semifinali: Cantù rullo compressore

Ai quarti di finale il sorteggio mise Cantù di fronte al temibile Cibona Zagabria – due volte campione d’Europa tra il 1984 e il 1985 – orfano di Drazen Petrovic, il “Mozart dei canestri“, ormai compositore in pianta stabile di sinfonie oltreoceano. Nemmeno il blasone croato riuscì a incutere timore a Marzorati e compagni. Nel match di andata al Pianella la Clear vinse di 10 lunghezze per poi ripetersi in Croazia con un +3 che significò semifinali. L’ultimo ostacolo pre-finale rispose al nome di FC Mulhouse Basket. Ancora un doppio successo (85-82 in Francia, 64-54 al Pianella). Ancora una finale europea per Cantù, l’undicesima della storia. Obiettivo? Vendicare la delusione della finale in Korac 1989 quando il Partizan Belgrado di Vlade Divac impedì ai canturini di riportare il titolo in Italia. Tra la Coppa Korac e la Clear un ultimo ostacolo. Ancora loro: il Real Madrid.

Ultimo atto: Cantù adelante

Madrid, 20 marzo 1991. Il Palacio de los Deportes della capitale iberica ospitò il primo atto di una tesissima finale tra i Blancos desiderosi di collezionare l’ennesimo alloro continentale e una Clear Cantù in rampa di lancio. Il Real aggredì il match, mettendo alle corde i brianzoli. Le armi della riscossa merengue? Aggressività a rimbalzo e velocità in transizione. Le due bocche da fuoco del Real, Stanley Roberts e Carl Herrera (stella dei Rockets campioni Nba ’94 e ’95), portarono i padroni di casa a condurre primo e secondo quarto. Ritmi del match esasperati ma la Clear, matura e consapevole dei propri mezzi, passò dall’inefficacia della marcatura a uomo alla difesa a zona. Fu la svolta. Gli ultimi due quarti sentenziarono la riscossa canturina.

Frates mandò in crisi l’ingranaggio difensivo dei Blancos di coach Ignacio Pinedo. Il Real non riuscì a contenere la furia omicida di Pace Mannion negli ultimi due periodi (il referto finale reciterà 33 punti, 4 rimbalzi e 3 assist per la guardia americana). Ormai alle corde, i Blancos ebbero uno scatto d’orgoglio che consentì loro, più per inerzia che per collaudati schemi offensivi, di ribaltare il match nell’ultimo quarto di gara. Ma un canestro di Rossini e il sigillo nel pitturato di un onnipresente Mannion consentirono alla Clear di espugnare Madrid 73-71. Cantù vinse la prima battaglia. Non la guerra. Ai posteri del Pianella l’ardua sentenza.

Lotta all’ultimo possesso

Cantù, 27 marzo 1991. 5mila spettatori sulla carta ma, come presenza, molti più di quanti il Pianella ne potesse contenere. I cuori dei canturini battevano all’impazzata quella sera. La sera, per eccellenza. Il palazzetto ruggiva, incuteva timore agli avversari. Atmosfera magica, indescrivibile a parole. Negli occhi dei madrileni si poteva scorgere la paura. Negli occhi dei canturini, la voglia di alzare al cielo la Korac. Ancora una volta. Cucciago fece tremare le gambe. Ironia della sorte, quelle sbagliate. I Blancos dominarono il primo quarto e parte del secondo con il solito Herrera, in formato Nba. Cantù tradì inizialmente le attese e l’emozione giocò un brutto scherzo ai brianzoli. I canturini affidarono completamente il loro destino nelle mani dell’incredibile Pace Mannion autore, al tramonto del secondo periodo, di quattro mortifere triple. 37-45 Real: così recitava il tabellone del Pianella alla pausa lunga. Risultato che allontanò la Korac da Cucciago.

Il terzo e quarto periodo registrarono il ritorno della Clear che rimontò fino al -2. Gli ultimi secondi di gara non mutarono la trama del match: merengues sempre avanti, Cantù a rincorrere. L’incontro visse di fiammate improvvise, sconsigliabili ai deboli di cuore. La coppa oscillava tra Cucciago e il Palacio de los Deportes madrileno. Salivazione nulla, gocce di sudore che scorrevano inesorabili sulla fronte delle 5mila anime canturine. Ultimo possesso Real. 20” alla sirena. I Blancos, segnando, annienterebbero ogni velleità di trionfo targata Cantù. Il play iberico Llorente in penetrazione perse il possesso consegnando ad Alberto Rossini il tiro della vita da metà campo. Fu solo ferro. E supplementare. La linea tra il paradiso e l’inferno di un’infinita finale fu sottilissima.

Cantù sul trono d’Europa

Il Real Madrid è sulle ginocchia dopo aver sfiorato il trionfo. Cantù al contrario vola sulle ali di un entusiasmo di una partita miracolosamente ripresa e riaperta. Nei 5′ di overtime, Andrea Gianolla e Pace Mannion si caricarono la squadra sulle spalle: due triple messe a segno, nei primi due minuti del supplementare, indirizzarono match e coppa verso la Brianza. Ma c’è poco da fare: quando il Pianella sale in cattedra e decide di far tremare le gambe all’avversario ci si deve solo inchinare. I decibel del tifo canturino si alzarono, in un climax ascendente di emozioni che mandarono in crisi il Real e in visibilio le tribune tremanti del Pianella. Ritmi altissimi e Roosevelt Bouie ancora dominante sotto canestro. Il Madrid andò a segno con soli tiri liberi: troppo poco per impensierire la rocciosa fase difensiva biancazzurra. 95-93 Cantù, quando il cronometro dice 14” alla fine.

La flebile fiamma madridista era in procinto di spegnersi. E così fu. Un boato accompagnò l’ennesimo trionfo della Brianza a spicchi. Apoteosi canturina. Quarta Coppa Korac in bacheca. L’urlo “campioni, campioni” dominò incontrastato la scena. Al pari di alcune istantanee che rimasero scolpite nella memoria di quella notte leggendaria. Su tutte, l’invasione di campo del tifo brianzolo e Marzorati che alzò, al cielo, l’ultimo alloro continentale della vera regina d’Europa. Ma non solo: il clima infernale del Pianella, la diretta di una finale europea di pallacanestro su RaiUno e la Clear campione d’Europa furono solo alcune delle innumerevoli immagini da conservare come patrimonio di uno sport, il basket, privo di zeri sull’assegno ma denso di emozioni forti. Irripetibili. Per uomini forti. Per uomini veri.

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Pubblicato da Alessandro Fracassi

Nato in quel di Sassari nel 1992, cresciuto nel segno della leadership, del temperamento e della passione per i tackle del Guv'nor Paul Ince. Aspirante giornalista sportivo, studio giornalismo all'Università "La Sapienza" di Roma. Calcio e Basket le linee guida dell'amore incondizionato verso lo sport, ossessionato dagli amarcord, dal vintage e dai Guerin Sportivo d'annata, vivo anche di musica rock e dei film di Cronenberg. Citazione preferita: "en mi barrio aprendí a no perder".

3 pensieri su “Clear Cantù-Real Madrid, Korac 1991: ultima apotesi canturina in Europa”

  1. Hello!

    Unfortunatelly I do not understand italian completely , but, I think you did not mention in your article a Big Dramatic Event which occurred during this Final between Cantu and Real: Coah Pinedo (Real) suffered a heart attack during the first leg in Madrid and unfortunately, he remained in a coma and passed away not long after that.

    Obviously the great event here is the big win for Cantu -team that clearly deserve the trophy and I personally admire and feel sympathy for- but it would be a nice point to mention to the memory of Don Ignacio Pinedo, a person who really loved basketball and normally, even in Spain, is sadly forgotten.

    Also I remember that I readed somewhere that Cantu’s supporters chanted his name to pay tribute to him before the second leg got started at Pianella, which is something to thank and recognise from my point of view as Real Madrid supported.

    Hope Pallacanestro Cantu keeps doing well and someday we can see the team lifting european trophies again. I am sure they will.

    Kind regards

    Jorge

  2. And by the way, really nice to see people making good content on internet as this days is everything filled with crap haha. Also I really feel sorry for not being able to speak italian as it is a language that I really like. I used to watched serie A on Rai Sport every week and, in fact, Internazionale Milano is my team. I support Inter at the same level that I do for Real, or even more, as I my real team is Real Madrid Baloncesto and the management used to ignored it completely to put all the money and effort towards football purposes, which I truly hate. They just run to take a selfie with basketball squad when we win and it is unfair.

    Anyways, spanish and italian people we have a lot in common and talking about sport, I always felt a lot of respect for italian squadre, same as a lot of Madridistas do. Regards again

    Jorge

  3. Hi dear Jorge! I read just now all about Pinedo’s history and I’m sorry for that. In our article we wanted only underline Cantù’s glory, last trophy won in Europe and in PalaSport Pianella. But there’s a reason: we’ll dedicate an article, an unique mention to coach Pinedo in the coming weeks. So, I invite you to keep following us on social media and on our website. We don’t forget coach Pinedo. You’ll see it soon!
    Best regards to you,
    Alessandro Fracassi

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