Tempo di lettura: 6 min
Il Maccabi Playtika sta tornando, almeno a sprazzi e non attaccando sempre la spina dell’intensità (vedi la più recente sconfitta a Berlino). I “gialli” di Tel Aviv hanno un’identità, uno stile di gioco incentrato sull’intensità fisica e la classe di Wilbekin. Al momento sarebbero agganciati al treno playoff con un record di 7-5 ma il futuro è ancora tutto da scrivere.
Up: stazza fisica straordinaria e fattore Menora Mivtachim Arena
La caratteristica storica del Maccabi è sempre stata quella di avere una fisicità straordinaria (soprattutto nel reparto lunghi). Anche quest’anno nulla è cambiato con le firme di Williams, Nunnally, Reynolds, Evans e Taylor. Tutti questi statunitensi portano intensità e muscolatura in ogni reparto, garantendo agli israeliani una certa stabilità difensiva (nonostante Wilbekin ometta quasi sempre di contribuire nella propria metà campo). Da questo punto di vista, Evans è il perfetto partner nel backcourt di Wilbekin per stazza e playmaking mentre tra Caloiaro, Williams, Zizic e Reynolds, i centimetri e la mobilità verticale non mancano. Questo permette al Maccabi di avere la 5ª miglior percentuale nel tiro da due (63%) e un gioco spumeggiante (3ª squadra per numero di possessi giocati di media nella competizione con 70.9 dietro Monaco ed Efes).

Il gioco dei “gialli” viene esacerbato dal caloroso tifo della Menora Mivtachim Arena, catino che offre ogni volta uno spettacolo coreografico magnifico e che dà un’ulteriore carica a un team che fa dell’agonismo il proprio marchio di fabbrica. Così si spiegano i successi contro il Barcellona o il Bayern alla prima giornata dopo aver superato un lungo stop per COVID. Poi, ecco, se Wilbekin decide di esondare e segnare valanghe di punti (leggasi i 37 contro il Monaco), i playoff non diventano più una chimera…
Down: poca varietà in attacco e dipendenza da Wilbekin
Avere uno degli scorer più prolifici d’Europa condiziona comunque non poco gli equilibri offensivi di una squadra, a maggior ragione considerando che Wilbekin è abbastanza incostante nel dar via la palla rapidamente dai raddoppi. Un ruolo importante, da questo punto di vista, lo gioca Nunnally, lucido negli 1vs1 e concreto nel mettere in ritmo soprattutto Zizic, il migliore in attacco nel chiudere al ferro con mille soluzioni. Tenendo conto però del poco contributo che il core israeliano sta offrendo alla causa (a parte qualche lampo del gigante Sorkin anche da ala grande, Di Bartolomeo, Ziv, Cohen e anche lo stesso Caloiaro non stanno performando alla grande), ecco che coach Sfairipoulos è costretto a lavorare ogni partita per tenere l’energia della propria squadra alle stelle. In caso contrario, c’è l’esempio lampante della settimana scorsa a Berlino, quando un Maccabi totalmente svogliato si è fatto battere dall’ex Zoosman e compagni.

In praticamente tutte le voci statistiche, il Playtika viaggia intorno alla metà della classifica, dimostrando quanto potenziale è ancora inespresso. Taylor potrebbe decisamente diventare un’arma offensiva rilevante se solo fosse più continuo e in generale l’intera squadra dovrebbe rendersi meno dipendente – in primis mentalmente – dalle prestazioni di Wilbekin, uno che le sue cifre le colleziona sempre, aldilà di quanto bene abbia effettivamente giocato (malissimo a Berlino, ad esempio).
Player Focus: Derrick Williams
Probabilmente è il miglior Derrick Williams visto in Europa e in un contesto più competitivo del Bayern Monaco versione 2018/19 (in cui viaggiava a 13.4 punti di media, ora a 11.9). La seconda scelta assoluta del Draft NBA del 2011 pare aver limato notevolmente gli alti e bassi endemici al proprio gioco, guadagnando in sicurezza, costanza difensiva (la prestazione su Mirotic nella gara contro il Barça è stata straordinaria) e lucidità offensiva nelle letture.
Probably the best game of his European career (he put Shengelia out of the game and also Clyburn struggled) was destroyed a miss from the FT line and a missed layup under 74-73. #Maccabi with regrets but played proudly. Fantastic performance by Lundberg pic.twitter.com/LbuyufbQWI
— Matteo Puzzuoli (@MatteoPuzzuoli) November 11, 2021
Il punto di forza principale resta la prepotenza fisica, straordinaria per un’ala grande sia in termini di esplosività che come forza nella parte superiore del corpo. Da questo punto di vista, l’accoppiata con Reynolds sta portando molti benefici alla squadra. Altro aspetto in cui Williams sembra aver intrapreso la giusta direzione è il tiro da tre punti, convertito quest’anno nel 47.4% dei tentativi. Non permettendo così al difensore di poterlo “battezzare”, l’americano si sta rendendo ancora più letale dal post-basso e nell’attaccare dritto per dritto il canestro dal palleggio.
Considerando il rendimento ancora al di sotto delle aspettative di Caloiaro (a buoni sprazzi difensivi contro le ali piccole avversarie ha affiancato lunghi periodi di piattume su entrambi i lati del campo) e l’assenza di alternative valide nel ruolo, Derrick Williams sarà centrale per le sorti degli israeliani. Dalla sua continuità – e dall’affinità da migliorare con Wilbekin – dipenderà probabilmente l’accesso ai playoff. Comunque sia, a 30 anni e dopo svariati momenti complicati, l’americano sembra finalmente aver trovato la sua casa cestistica.
