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Dalla Rivoluzione Islamica del 1979 l’Iran si è imposto come promotore e difensore dell’estensione Sciita della Legge Islamica al governo politico della Nazione, risvegliando tensioni religiose mai veramente sopite. In Medio Oriente come in nord Africa, parti dell’Asia settentrionale e dell’Oceania. Dopo quasi quarant’anni, la Repubblica Islamica Iraniana è una mina vagante all’interno dello scenario politico internazionale, e venerdì 15 giugno affronterà il Sunnita Marocco nella partita inaugurale del Girone B al Mondiale di Russia 2018.
Riuscirà la religione a rimanere fuori dal rettangolo di gioco?
A bit of context: il protagonismo dell’Iran, le accuse del Marocco
Lo Scisma dell’Islam affonda le sue radici nei tempi antichi. Dal 632, anno di morte del Profeta Maometto, la popolazione islamica si divide in due grandi ramificazioni: Sunniti e Sciiti, circa 1,6 miliardi di persone (a stragrande maggioranza Sunnita, con circa l’85% dei credenti totali). Le visioni religiose e politiche da più di un millennio si scontrano nel grande scacchiere politico che va dal Marocco all’Indonesia.
Sanguinose guerre di religione sono state combattute nel corso della Storia, in un conflitto che da quasi 40 anni si è riacceso con la Rivoluzione Islamica dell’Ayatollah Ruhollah Khomeyni. Egli è stato capace di rovesciare il governo dello scià Mohammad Reza Pahlavi e di porsi alla guida del Paese come supremo capo politico e spirituale, in ottemperanza alle indicazioni del ramo sciita della religione islamica.
Ad oggi l’Iran, che vede in Ali Khamenei la propria Guida Suprema religiosa e governativa, è una nazione-chiave nello scenario politico internazionale. Le continue tensioni con gli Stati Uniti d’America, visti e definiti dall’Ayatollah Khomeini come “il grande satana del mondo“, e Israele, Stato non riconosciuto e “testa di ponte” occidentale in Medioriente, e i continui scontri diplomatici sull’accordo di non proliferazione di armi nucleari all’interno del territorio iraniano (da cui, proprio all’inizio di questo mese, l’amministrazione Trump si è sfilata gettando di nuovo in subbuglio la diplomazia internazionale) forniscono delle interessanti chiavi di lettura delle mosse iraniane.
L’obiettivo? Dare un segnale e soffiare sull’animo ardente della minoranza Sciita sparsa per tutto il mondo islamico. Ed è qui che entra in gioco il Marocco, Sunnita per il 99% della sua popolazione: sono dello scorso marzo le accuse ufficiali delle autorità marocchine, citate e rilanciate da quotidiani nazionali, nei confronti dell’Iran. Quest’ultimo reo di attuare una propaganda Sciita nei territori a maggioranza Sunnita, reclutando proseliti tra i giovanissimi ed infiltrando un vasto numero di spie nelle maggiori città della nazione nordafricana (decine di migliaia tra Marrakesh e la capitale amministrativa Rabat) per dare vita a forti proteste antigovernative.
Non solo: dal 1 maggio di quest’anno il ministro degli Esteri del Marocco Naser Burita, ha ufficialmente annunciato l’interruzione di ogni rapporto diplomatico proprio con Teheran, con l’accusa, certificata da “prove e dati certi”, di armare, finanziare e addestrare i soldati del Fronte Polisario, organizzazione militare e politica antigovernativa attiva nel Sahara Occidentale, attraverso gli uomini del movimento sciita libanese Hezbollah.
È evidente quindi come il match di venerdì 15 giugno, in programma dalle 17:00 allo stadio Stadio San Pietroburgo, che inauguerà il Girone B del Mondiale di Russia 2018, assuma dei contorni che vanno ben oltre la semplice rivalità calcisitica. Non abbiamo dubbi che, nel corso dei novanta minuti, ci sarà spazio solo per il pallone. Ma sarà interessante osservare ed analizzare come le due squadre, e con loro le due Nazioni, si prepareranno per il match.
Il calcio, ancora una volta, sarà chiamato ad uno sforzo superiore: lo sforzo di far dimenticare quanto di grande e delicato stia succedendo intorno a due squadre che si sfideranno per accedere alla fase finale del Mondiale.
Girone B: sul rettangolo verde, Iran sorpresa?
Al “San Pietroburgo” si sfideranno due squadre che, alla vigilia, partono sfavorite nel Girone B rispetto alle più quotate Spagna e Portogallo per l’accesso agli ottavi di finale della competizione. Ma attenzione: il calcio ci ha spesso insegnato che le sorprese son sempre dietro l’angolo, e possono portare a delle fantastiche cavalcate di successo. Analizziamo le 4 squadre del Girone B che si contenderanno l’accesso alla fase finale:
Spagna: le Furie Rosse partono favorite
E non potrebbe essere altrimenti. Passano gli anni, ma la Spagna rimane sempre tra le favorite per la vittoria finale di un torneo per selezioni nazionali: Europeo, Mondiale, Briscola… le Furie Rosse hanno dominato interi cicli calcistici e si apprestano, pur senza lo smalto degli anni migliori, a giocarsela da protagoniste anche in Russia. Tra le convocazioni del ct Lopetegui non hanno trovato spazio gente del calibro di Alvaro Morata, José Maria Callejon, Cesc Fabregas e Luis Alberto (che forse, alla luce della fantastica annata vissuta da protagonista con la Lazio di Simone Inzaghi, avrebbe potuto benissimo far parte della spedizione delle furie rosse). Un capitale che però non
ha lasciato per nulla sguarnita o sfilacciata la lista definitiva della Roja: un mix di esperti (Pique, Ramos, Iniesta, David Silva, Diego Costa) e giovani promesse (De Gea, Saul, Koke, Isco, Vazquez) dall’indubbia qualità tattica e tecnica. Avessimo un solo penny da scommettere, la Spagna sarebbe di sicuro una papabile per la nostra puntata nel Girone B e non solo.
Occhio a Marco Asensio: il bimbo prodigio del Real e del calcio spagnolo sogna un Mondiale da protagonista, ed è ormai un esperto, nonostante la giovane età, di gol pesanti e prestazioni super in momenti delicati della stagione. Guai alle difese che lo lasceranno smarcato sulla trequarti.
Portogallo: Cristiano Ronaldo fra Real e Mondiale
Il Portogallo arriva ai Mondiali di Russia 2018 da Campione d’Europa in carica ed una cavalcata testa a testa con la Svizzera, culminata con il primo posto per un soffio e l’approdo ai gironi di Russia 2018 senza passare per scomodi quanto pericolosi playoff che tanto male hanno fatto alla nostra Italia (ma questa è un’altra storia, con qualche piccola curiosità che approfondiremo tra poco). La rosa dei convocati è fissata da tempo, nessuna sorpresa per il commissario tecnico portoghese Fernando Santos. A guidare la truppa, neanche a dirlo, c’è Cristiano Ronaldo, giocatore simbolo della Nazionale rossoverde e fresco vincitore della sua terza Champions League consecutiva con il Real Madrid.
Ma non solo: tanti talenti sono cresciuti all’ombra del fuoriclasse di Madeira, talenti che
sembrano pronti a dare battaglia (e spettacolo) contro qualsiasi formazione avrà l’onere di incrociare le lame. Bernardo Silva, 23enne astro nascente del galletto portoghese che sta esplodendo sotto la guida di Pep Guardiola al Manchester City, o il quasi desaparecido milanista André Silva, protégé di Cristiano che in Nazionale non smette mai di segnare e sfornare prestazioni importanti, per citarne due. Spazio anche agli “italiani” Mario Rui, degno sostituto dell’infortunato Ghoulam al Napoli in questa stagione, e Joao Mario, conoscenza interista attualmente al West Ham. Una cosa è sicura: il Portogallo non firmerà di certo per gli ottavi.
Iran: a caccia della Storia
Una cavalcata mica male quella dell’Iran, capace di vincere il suo girone asiatico (Gruppo A di qualificazione) con una serie di 10 vittorie consecutive (8 vittorie, 2 pareggi), e subendo solo 2 reti complessive, entrambe nell’ultimo, inutile match contro la Siria terminato per 2-2. Merito del commissario tecnico Carlos Queiroz, vice di Ferguoson al Manchester United e già selezionatore di Sudafrica e Portogallo, che dal 2011 porta in campo esperienza decennale, professionalità e disciplina al servizio di una Nazionale che appare ormai sempre più in crescita.
Le stelle
Sardar Azmour, punta di diamante e terminale offensivo principe della selezione iraniana: classe 1995, attaccante del Rubin Kazan, in Nazionale 23 gol in 32 presenze. Meno prolifico in campionato (solo 5 le marcature in 28 partite con il Kazan quest’anno), ma per sperare di giocarsela contro Spagna, Portogallo e Marocco serviranno tutte le sue qualità tecniche e atletiche. Occho ai veterani della gestione Queiroz Ashkan Dejagah e Reza Ghoochannejhad: la loro esperienza (78 partite complessive in Nazionale per il centrocampista classe ’86 e l’attaccante classe ’87) sarà fondamenentale per inseguire un sogno, quello della qualificazione alla fase finale del torneo, che mai è riuscita ad arrivare nella storia della selezione verdebianconera.
Marocco: Benatia&Co. per stupire
Sull’altra metà del rettangolo ci sarà invece un Marocco, guidato da Hervé Renard, che non vorrà certo fare la figura dello sparring partner nel Girone B. Renard, commissario tecnico esperto di nazionali africane -ha già guidato Angola, Zambia e Costa d’Avorio, e con le ultime due ha alzato al cielo la Coppa D’Africa nel 2012 e 2015- dovrebbe affidarsi ad un offensivo 4-2-3-1, con il trio Harit, Belhanda e Ziyech a suppporto dell’unica punta El Boutaib, per giocarsela a pieno titolo e senza paura contro le favorite del Girone B.
Le stelle
Lo conoscono Serie A e Champions League: la stella marocchina è Mendhi Benatia. Il capitano, l’uomo-immagine della selezione di Renard, vorrà rifarsi del clamoroso rigore fischiatogli per il fallo su Lucas Vazquez in Champions League che ha permesso a Cristiano Ronaldo di qualificarsi per la semifinale del torneo continentale ed andarsi a prendere la terza Coppa dalle grandi orecchie consecutiva. Magari facendogli uno scherzetto proprio nel Girone B del Mondiale… Occhio anche ai già citati Younès Belhanda, duttile freccia ventottenne del Galatasary in grado di ricoprire più ruoli tra centrocampo ed attacco, e Hakim Ziyech: 25 anni, 10 dell’Ajax, in questa stagione 34 presenze, 9 gol e 18 assist. Sulla trequarti, insomma, verrà deciso il futuro del Marocco al Mondiale.
Curiosità: l’Italia ai Mondiali “grazie” all’Iran?
La mancata qualificazione della nostra Italia al Mondiale di Russia 2018 ci ha gettato un po’ tutti nello sconforto, ammettiamolo candidamente. Uno sconforto che ci ha portato a considerare modalità e possibilità alternative, sebbene molto risicate, per provare comunque ad accedere alla fase a gironi della massima competizione mondiale per Nazionali. Un aiuto inatteso sarebbe potuto arrivare proprio dall’Iran, che ad inizio anno ha rischiato di essere clamorosamente squalificato dalla marcia verso la Russia per via di Masoud Shoajei, centrocampista iraniano classe 1987 protagonista di un controverso episodio dal forte sapore politico nell’agosto del 2017. Di cosa si è trattato?
L’Iran, come già accennato, non riconosce lo Stato di Israele, e ai suoi atleti è imposto il divieto di confrontarsi con atleti israeliani. Il 3 agosto il Panionos, squadra greca in cui militano Shoajei ed il connazionale Hajsafi, affronta il Maccabi Tel Aviv nel ritorno del terzo turno preliminare di Europa League. Una settimana prima i due non erano stati neanche convocati tanto per “imprecisati motivi”, tanto per motivazioni evidentemente politiche. Ma al ritorno è diverso: c’è in ballo l’Europa, e al Panionos serve una vittoria. I due giocatori scendono in campo, stringono la mano agli avversari, e giocano. Per le istituzioni iraniane è quasi un affronto: entrambi i giocatori vengono messi sotto accusa, e se Hajsafi si scusa e viene prontamente riammesso in Nazionale, Shoajei non prende una posizione così netta come il compagno e viene escluso dalle scelte del ct Queiroz.
La FIFA, che non ammette motivazioni politiche tra i motivi di esclusioni di un giocatore dalla propria selezione nazionale, monitora il tutto e prende in considerazione l’esclusione dell’Iran dal Mondiale. L’Italia spera in un clamoroso ripescaggio, ma alla fine il trentacinquenne centrocampista viene riabilitato, l’Iran approda al Girone B dei Mondiali, la FIFA chiude l’inchiesta senza attuare alcuna penalizzazione. Tutto bene quel che finisce bene, insomma.
Anche per l’Italia: siamo davvero arrivati a dover sperare nell’esclusione di un’altra Nazionale per partecipare ad un Mondiale? Meglio fermarsi e ripartire, allora. Non potrà che farci bene.
