Louis Zamperini, campione nello sport e nella vita

Luìouis Zamperini

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Louis Zamperini nasce nel 1917 a Olean, nello stato di New York da una famiglia italiana, emigrata in America per cercare lavoro. Quando l’americano ha due anni, i suoi genitori partono alla volta della California, qui Louis trascorre la sua infanzia.

Un’infanzia difficile

A scuola l’americano ha problemi con la lingua e a causa di questo subisce atti di bullismo: per aiutarlo a difendersi, il padre gli insegna a praticare boxe in modo che in caso di necessità possa intervenire contro i bulli della scuola. Ma ben presto Zamperini finisce nei guai e dopo aver rubato alcune birre viene arrestato dalla polizia. Per toglierlo dai guai, dopo un periodo in cui si dedicò allo sci di fondo, il fratello Pete vedendolo forte nella corsa, propose a Louis di tentare di entrare a far parte della squadra di atletica della scuola. L’americano riuscì nel suo intento e il primo anno si classificò quinto.

La  passione per la corsa

Quello tra Zamperini e l’atletica è un amore a prima vista. Dedica ogni momento libero alla corsa e nel 1934 stabilisce il record mondiale sul miglio a livello scolastico durante una gara in California. Successivamente, in seguito ad altre gare vinte, conquistò una borsa di studio per la University of Southern California. Questi successi fecero avere all’americano un sogno, quello di partecipare alle Olimpiadi che si sarebbero disputate a Berlino nel 1936.

All’epoca per gli atleti non erano previsti rimborsi spese, quindi essi erano costretti a spendere cifre notevoli per ogni trasferimento, Questo però non scoraggiò Louis, che almeno risparmiò qualcosa, viaggiando gratuitamente sui treni grazie al padre, ferroviere, mentre gli alloggi gli furono pagati da un gruppo di cittadini di Torrance. Zamperini voleva correre i 1500 m, ma quella distanza era esclusiva dei tre campioni dell’epoca: Glenn Cunningham, Archie San Romani e Gene Venzke. Egli non si  scoraggiò e decise di provare a correre i 5000 m: nonostante non fosse una delle sue gare preferite, riuscì a staccare il pass per la qualificazione alle Olimpiadi.

Il sogno si realizza

Zamperini raggiunge Berlino per il grande evento in nave. Tuttavia la grande quantità di cibo fa sì che fisicamente l’americano non sia in gran forma. Nonostante questo riuscì a qualificarsi per la finale. La gara non fu tra le migliori per Louis che terminò ottavo, ma corse un ultimo giro talmente veloce che attirò le attenzioni di Adolf Hitler che lo volle conoscere. Questo incontro durò pochi minuti, durante i quali il cancelliere tedesco volle stringere la mano a Zamperini. Egli, stupito, dichiarò che Hitler appena lo vide disse “Ah, tu sei il ragazzo con il finale veloce”.

Nonostante la delusione per non aver conquistato una medaglia, l’esperienza olimpica rimarrà impressa nel cuore dell’americano, che continuò a correre puntando come obiettivo le Olimpiadi del 1940, che si sarebbero dovute disputare a Tokyo. Lo scoppio del secondo conflitto mondiale però, fece in modo che tutte le manifestazioni furono annullate; anche Zamperini partecipò alla guerra arruolandosi nell’esercito dove fu impiegato come bombardiere.

La guerra

La guerra fu una durissima esperienza per Louis. Nel 1943 durante una missione contro le forze giapponesi, il suo aereo fu danneggiato e successivamente ebbe un altro incidente dove fu tra i pochi sopravvissuti. Per vari giorni visse senza acqua e mangiò solamente pesci. Dopo quasi 50 giorni raggiunse l’Isola di Marshall: qui Zamperini visse l’esperienza più dura, venendo catturato dalle forze giapponesi, che lo tennero prigioniero fino alla fine della guerra.

Il ritorno

Al suo rientro negli Stati Uniti fu accolto da eroe nazionale, si sposò e grazie alla moglie si avvicinò alla fede. Attraverso la sua forte fede cristiana Zamperini perdonò molti dei soldati giapponesi che lo tennero prigioniero. Il ricordo della guerra lo portò per un periodo ad abusare di alcolici. Nel 1950 si recò in Giappone dove abbracciò tutti i soldati che lo avevano catturato. Nel 1998 alle Olimpiadi di Nagano fu tra i portatori della torcia olimpica. Nell’occasione volle incontrare Mutsuhiro Watanabe, uno tra i più violenti in occasione della sua cattura, ma quest’ultimo rifiutò. L’americano morì nel 2014, lasciando una grande eredità umana, con il suo saper perdonare i nemici, e diventando un grande esempio sportivo.

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Pubblicato da Christian Scala

Romano, diplomato al liceo linguistico Hegel, frequenta il corso di Scienze della Comunicazione all'Università Roma tre. Grande passione per il ciclismo e appassionato di calcio, ha collaborato con Centro Mare Radio e attualmente scrive per Torremare e L'ortica, due riviste online.