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Immaginate la contrapposizione metaforica delle due semifinali di Europa League che andranno in scena il 26 aprile. Se Marsiglia-Salisburgo rappresenta un confronto anche sorprendente, e dunque in pieno stile Europa League, Arsenal-Atletico sembra essere una semifinale di Champions. L’OM di Garcia e gli austriaci si sono già affrontati nella fase a gironi, vinta a sorpresa dai tori rossi. I gunners e i colchoneros invece, si affronteranno per la prima volta in una gara ufficiale. Due sfide ricche di spunti, storia e pronte a regalarci il solito spettacolo della seconda competizione europea per club.
L’OM di Payet… e di Garcia
La rimonta “pazza e surreale” compiuta dal Marsiglia nei quarti di finale ai danni del Lipsia, è lo specchio della compagine francese. Creatività, pura e semplice. Rudi Garcia, vecchia conoscenza romanista, è arrivato in estate per contribuire ad alimentare l’ambizioso progetto di ricrescita del club transalpino. Il cambio di proprietà ha permesso al Marsiglia di poter investire nel mercato estivo, e il ds Zubizarreta ha il compito di costruire una squadra fatta di giovani ed esperti, con l’obiettivo di tornare ai fasti di un tempo. Garcia, non ha introdotto chissà quale novità, se non quella di coinvolgere molto il portiere nella manovra. I difensori, nel 4-2-3-1 disegnato, hanno il compito di scaricare subito il pallone senza troppi tocchi verso i centrocampisti. Luiz Gustavo, oltre che leader, fa da schermo davanti la difesa.
Il mediano dinamico Zambo Anguissa accompagna in parte l’azione offensiva, spesso iniziata da Maxime Lopez, giovane in rampa di lancio, tuttavia quest’anno molto discontinuo. L’artiglieria pesante è rappresentata senza dubbio dal centrocampo e dall’attacco dell’OM. Sanson e Ocampos si alternano a turni, mentre gli inamovibili sono Germain, Thauvin e capitan Payet. Il Marsiglia ama fraseggiare, costruire una manovra soprattutto sulla trequarti che culmina spesso in verticalizzazioni, vista la qualità dei suoi trequartisti.
Payet, rappresenta forse l’accezione più classica e romantica del trequartista: detta i tempi, spazia su tutto il fronte offensivo, e soprattutto, segna in qualsiasi maniera e molto spesso in modo spettacolare. I numeri offensivi dei francesi sono una dimostrazione perfetta del loro modo di giocare.
Non fatevi ingannare da quelli i di Germain, 11 gol in 43 partite. Il brevilineo attaccante lavora in modo perfetto dal punto di vista dinamico, spesso ripiegando e aprendo spazi per i trequartisti. A spaventare le difese avversarie sono infatti i numeri dei due extraterrestri Thauvin e Payet. 16 gol e 10 assist, gli scores impressionanti dell’ex Newcastle, alla sua migliore stagione.
Classica ala mancina, che ama rientrare e concludere a rete, e che si è riscoperto molto utile anche negli inserimenti in area senza palla. Capitan Payet invece ha realizzato 8 gol, pesantissimi e quasi tutti di una bellezza estetica dirompente. Verticalizzazione, imprevedibilità e finalizzazione dai calci piazzati: queste sono le armi principali del Marsiglia.
Prototipo del calcio del futuro
Le armi che userà il Salisburgo contro il Marsiglia, squadra che gli austriaci hanno già battuto una volta, saranno il pressing e l’intensità. La Lazio lo sa bene, guai ad abbassare il ritmo e l’intensità contro gli uomini di Marco Rose. Gli austriaci sono un collettivo di giovani interessanti, che danno vita ad un 4-3-1-2 organizzato, dinamico e moderno. Laimer, terzino destro classe 92 e autore fin qui di 6 assist in Europa League, si è rivelato una delle sorprese dell’intero torneo. Haidara, che agirà come mezz’ala destra, è nel mirino del Tottenham da tempo, e insieme a Valon Berisha e Samassèkou completano il trio di centrocampo.
Schlager, prodotto del vivaio, è il trequartista moderno dinamico che assiste Dabbur, attaccante israeliano autore di 30 gol stagionali, e Chan, sud coreano che ricorda a tratti Son del Tottenham. La compagine allenata dal tedesco Rose, caratterizza il proprio gioco sull’incessante pressing e sulla ripartenza veloce. La peculiarità del pressing offensivo organizzato degli austriaci sta nel salire in massa sul terzo-quarto tocco di palla dei difensori.
Gli austriaci salgono in 6-7 giocatori, difensori compresi sulla trequarti offensiva, sfruttando la prima indecisione, o il tocco di troppo dei difensori avversari sul secondo possesso. Il Red Bull Salisburgo, non dispone di tanta qualità nel gioco e non ama fare possesso, quanto piuttosto preferisce aggredire alto e ripartire in contropiede. La qualità offensiva e la pazienza del Marsiglia nelle giocate, potrebbero essere le chiavi del doppio confronto. Tuttavia, il primato del girone della squadra delle lattine ai danni proprio dei francesi, sembra essere l’ottimo punto di partenza su cui Rose dovrà impostare il piano gara della semifinale.
Ultimo tango a Londra
Wenger ha da poco annunciato l’addio a fine stagione alla guida dei gunners. Ecco che quindi, l’Europa League, rappresenta l’obiettivo primario dell’ennesima stagione in chiaro-scuro dell’Arsenal. Di fronte però, i londinesi si troveranno la squadra più accreditata alla vittoria finale, l’Atletico Madrid del Cholo Simeone. Tuttavia l’Atletico ha dimostrato di soffrire e anche tanto le squadre in grado di fraseggiare a centrocampo, come è accaduto nei quarti contro lo Sporting. L’Arsenal si presenterà con il suo collaudato 4-2-3-1, con la spinta di Bellerin sulla destra, e la copertura dall’altra di Monreal. Xhaka e Ramsey saranno il tandem in mediana, con il gallese pronto ad inserirsi negli spazi. Ozil, Mkhitaryan e Welbeck agiranno alle spalle di Lacazette.
L’evoluzione tattica, subita dai gunners negli ultimi anni, ha permesso a Wenger di variare anche nella stessa partita e di passare ad uno schieramento a 5 in fase di non possesso. Monreal, grazie alla sua duttilità tattica, può giocare sia come terzino che come terzo centrale di sinistra.
L’Arsenal ama cambiare gioco e fraseggiare basso sulla trequarti, e questa sarà l’arma tecnica ideale per cercare di aprire una difesa solida e fisica come quella dell’Atletico. I guizzi di Ozil, di Mkhitaryan, e la bravura nell’attaccare gli spazi di Lacazette saranno i pericoli principali per l’Atletico. La partita però si svolgerà a centrocampo. Xhaka, il faro della mediana, dovrà essere coadiuvato da Ramsey, impegnato nella doppia fase, e non è escluso che Wenger opti per un altro mediano come Elneny, il quale potrebbe aumentare la protezione davanti la difesa, contro un centrocampo dinamico e tecnico come quello dei colchoneros.
Pass per tornare tra i grandi
L’Europa League è senza dubbio un torneo molto significativo per l’Atletico e per il Cholo Simeone. Nel 2012, l’ex giocatore della Lazio, subentrò in panchina e vinse proprio l’ex Coppa Uefa battendo il Bilbao in finale, dando inizio al ciclo di vittorie e successi ancora in corso. Ecco che quest’anno, che ha visto zoppicare soprattutto in Europa i colchoneros, eliminati ai gironi di Champions, sembrerebbe rappresentare il pass per poter tornare subito tra i grandissimi. Davanti però, c’è l’Arsenal, altra favorita assoluta per la vittoria finale. Godin, Savic, Juanfran e Vrsaljko, completano i 4 di difesa.
Gabi e Saul dovrebbero agire davanti la difesa, mentre Correa a sinistra e Koke a destra, agiranno sulle fasce. Griezmann e Gameiro completeranno il 4-4-2 solido e collaudatissimo dell’Atletico. Fin dall’inizio i biancorossi presseranno sulla trequarti l’Arsenal, e Griezmann farà spesso da raccordo tra centrocampo e attacco, con Gameiro pronto ad attaccare gli spazi in profondità.
Koke, in fase di non possesso, si abbasserà sulla destra, dando vita ad un 4-3-3 “sporco”, mentre Correa cercherà il dribbling e il cross sulla fascia. La perdita di Carrasco, finito in Cina a gennaio, ha fatto perdere imprevedibilità all’Atletico, che nonostante non riesca più ad incidere negli episodi e nei guizzi vincendo le partite, riesce comunque a non subire e a rimanere solido.
Senza rinunciare al possesso palla a metà campo, l’Atletico imposterà la gara sulla ripartenza veloce nella gara di andata del 26 aprile all’Emirates. La partita si preannuncia più equilibrata del previsto, e potrebbero essere gli episodi a fare la differenza. L’Arsenal punterà a penetrare in verticale e rasoterra, non potendo contare davanti su centimetri e potenza fisica. Centimetri ma anche classe, quella che ha l’Atletico in difesa e soprattutto a centrocampo. Arsenal-Atletico ha quindi tutta l’aria di sembrare una finale anticipata, e soprattutto una sfida dal sapore di Champions League.
