Mario D’Agata, un campione più forte delle avversità

Nello sport molti campioni hanno alle spalle una vita travagliata, molto spesso le cause sono la povertà o motivi familiari. Uno di questi è Mario D’Agata, campione italiano di pugilato e sordo dalla nascita.

Le difficoltà

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Mario D’Agata nasce ad Arezzo nel 1926, ed essendo sordo, ha un’infanzia difficile che lo esclude da qualsiasi attività; non può andare in nessuna scuola, ma finalmente a sette anni entra in un istituto per sordi che gli consente di ottenere la licenza elementare. Lavora come intagliatore di legno e decoratore di ceramiche. Quando ha diciotto anni va ad assistere ad un incontro di pugilato, sarà quella la scintilla che scatterà in D’Agata, che prende una decisione, andare in palestra e iniziare a fare pugilato.

Come pugile dilettante  il toscano dimostrò di avere talento, e nel 1950 chiese di essere riconosciuto professionista, ma la sua domanda fu respinta per un motivo in particolare: essendo sordo non sentiva il suono della campana. In aiuto del pugile aretino sopraggiunsero i suoi concittadini che protestarono contro la Fpi (federazione pugilistica italiana) oltre che personaggi politici dell’epoca come Amintore Fanfani. Viste le continue proteste, la federazione concesse a Mario D’Agata lo status di professionista. Il suo primo incontro fu quello contro Giuseppe Salardi, vinto ai punti a Siena.

La consacrazione

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Da professionista il toscano continuò a vincere. Nel 1953 nella “sua” Arezzo, in un incontro valevole per il titolo italiano dei pesi gallo, battè Gianni Zudas, argento olimpico alle Olimpiadi di Londra 1948. Per D’Agata quel trionfo fu importante perché lo lanciò tra i campioni. Il pugile aretino rischiò di  vedere la sua carriera compromessa nel 1955 quando per proteggere i suoi familiari fu colpito in petto da un colpo di fucile; per la stampa era impossibile che Mario D’Agata potesse tornare a combattere, e invece l’aretino stupì tutti e tornò pochi mesi dopo più forte di prima.

A ottobre, battendo il francese Andre Valignat, conquistò il titolo europeo. Verso fine anno sposò Luana, anche lei sorda, dalla cui unione nacque anche una figlia, Annamaria. Il 29 giugno 1956 allo stadio Olimpico di Roma affrontò Robert Cohen per il titolo mondiale dei pesi gallo. Davanti agli spettatori entusiasti Mario D’Agata vinse l’incontro al settimo round. Il pugile toscano era riuscito nell’impresa che mancava all’Italia dagli anni ’30, quando Primo Carnera fu il primo pugile italiano a vincere un titolo mondiale.

La fine

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Mario D’Agata, con il successo contro Cohen ottenne la sua vittoria più bella, ma la sua gioia durò poco, perché nell’aprile del 1957 a Parigi difese il titolo contro un altro francese, Alphonse Halimi. Durante l’incontro ci fu un blackout che portò ad una momentanea sospensione. Stanco della dura battaglia, oltre che penalizzato dalla pausa, Mario D’Agata perse incontro e titolo.

Il toscano non ebbe mai la rivincita che meritava, ma si concentrò su altri obiettivi. Ad ottobre sconfisse Federico Scarponi a Cagliari per il titolo europeo dei pesi gallo, titolo che perse l’anno seguente contro Piero Rollo. Il suo ultimo incontro si disputò nel 1962 a Roma, stessa città del suo trionfo più grande, avversario Federico Scarponi, in palio il titolo italiano dei pesi gallo. D’Agata perse e si ritirò. Si concluse in questo modo la carriera di un pugile più forte delle difficoltà che la vita gli aveva dato. Morì nell’aprile del 2009.

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