Cagliari, il football all’ombra della Sardegna

La rivelazione della Serie A 2019-20 fino a questo momento è il Cagliari. La squadra sarda si trova in lotta per un posto nelle coppe europee, a tifare per lei un’isola intera, come fu 50 anni fa per lo storico scudetto con Manlio Scopigno in panchina e Gigi Riva in attacco.

Miracolo sardo

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Negli anni ’60 la Sardegna non è ancora conosciuta come luogo privilegiato dove tanti italiani desiderano trascorrere le loro vacanze al mare nelle bellissime spiagge che la circondano. Quelli sono anni dove la gente dell’isola viene dipinta e stereotipata come arretrata culturalmente; per chi è militare non c’è cosa peggiore che andare lì a fare il servizio obbligatorio di leva. Quello infatti è anche il periodo di Graziano Mesina, uno dei banditi più temuti d’Italia. A contribuire a sdoganare tutti i luoghi comuni sulla Sardegna contribuisce anche la squadra di calcio che, con una rapida scalata, sta ribaltando le gerarchie del campionato italiano. Dopo  essere promossa in B al termine del campionato 1961-62,  nel 1964 per la prima volta ottiene la promozione in A, e il simbolo della squadra è un attaccante lombardo, Luigi Riva.

Artefice del suo arrivo è  il dirigente Andrea Arrica, che lo ha notato quando giocava nel Legnano e lo porta nel 1963 a Cagliari, per i tifosi Riva diventa “Rombo di tuono”. Su pressione dei tifosi viene bloccata la sua cessione al termine del campionato 1966-67. La delicata situazione finanziaria migliora grazie ai soldi messi nella società da importanti imprenditori, tra cui anche Angelo Moratti. Negli anni seguenti arrivano giocatori importanti: Nenè, Cera, Niccolai (ricordato ingiustamente per delle storiche autoreti), Albertosi e molti altri che, guidati da Manlio Scopigno in panchina, scriveranno una pagina storica del calcio sardo e italiano. Nel 1969 termina il campionato seconda, dietro la Fiorentina, ma l’anno successivo arriva un traguardo insperato, ovvero lo scudetto. Teatro delle imprese è lo stadio Amsicora, le ventuno reti di Riva unite a una difesa che subisce solamente undici reti in tutto il campionato contribuiscono alla conquista del titolo che arriva matematicamente il 12 aprile 1970 con la vittoria per 2-0 contro il Palermo. La vittoria dello scudetto portò alla ribalta nazionale la Sardegna e Cagliari, contribuendo a far conoscere anche le bellezze della regione.

A un passo dal sogno

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La squadra sarda l’anno successivo giocò anche in Coppa dei Campioni, dove fu eliminato ai quarti di finale dall’Atletico Madrid che, dopo aver perso a Cagliari 2-1, al ritorno vinse 3-0. Teatro delle imprese della formazione di Riva non era più l’Amsicora, ma lo stadio Sant’Elia. Col il ritiro di “Rombo di tuono” ebbe inizio un periodo di decadenza per il Cagliari. Nonostante l’esplosione del talento di Pietro Paolo Virdis, nel 1976 arriva la retrocessione in B, sarà un decennio tormentato dove  il nuovo idolo dei tifosi è un giocatore sardo, Luigi Piras. Bandiera del Cagliari post Riva, con Virdis forma la coppia che riporta i sardi in A nel 1979, ma a differenza del futuro bomber del Milan, Piras rimarrà legato ai colori rossoblu, restandovi anche nel 1985, quando il Cagliari è a un passo dal fallimento e relegato di nuovo in B, chiudendo la carriera due anni dopo con la squadra retrocessa in C. Tornati in A con Claudio Ranieri in panchina e i  fratelli Orru alla presidenza nel 1990, la nuova coppia di attaccanti è formata da due uruguaiani: Enzo Francescoli e Daniel Fonseca.

Nel 1992 il nuovo presidente è Massimo Cellino che al primo anno ottiene la qualificazione in Coppa Uefa. Nel 1993-94 il Cagliari sfiora l’impresa proprio in Uefa con Bruno Giorgi in panchina. Ai trentaduesimi perde a Bucarest contro la Dinamo 3-2 l’andata, al ritorno Matteoli e Oliveira consentono alla formazione sarda di continuare il cammino. La rete di Dely Valdes in Turchia ai sedicesimi contro il Trabzonspor all’andata è determinante per la qualificazione, mentre agli ottavi vengono eliminati i belgi del Malines. Ai quarti la rivale è la Juventus. All’andata in Sardegna Dely Valdes consente ai suoi di vincere, ma a Torino le cose sembrano mettersi male: Dino Baggio rimette in corsa i bianconeri, a fine primo tempo Firicano pareggia i conti. Roberto Baggio poi sbaglia il calcio di rigore, che potrebbe qualificare la Juventus, e al 61’ Oliveira supera Peruzzi portando il Cagliari in semifinale. Qui il cammino si interrompe, l’avversaria è l’Inter, che in Sardegna perde 3-2, ma al ritorno travolge il Cagliari per 3 a 0, andando poi a vincere quel torneo. Quell’impresa, soltanto sfiorata e con la finale vicina, fu comunque motivo di enorme soddisfazione dei tifosi cagliaritani. Ancora una volta il Cagliari portava la Sardegna a farsi conoscere e apprezzare in Italia e in questo caso soprattutto in Europa.

Progetto  europeo

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La presidenza Cellino continua tra alti e bassi, dove rientra anche Giovanni Trapattoni. Arrivato nel 1995 con l’obiettivo di consolidare il Cagliari in Italia e in Europa, l’esperienza sarda del “Trap” sarà un flop, conclusa con le sue dimissioni dopo una sconfitta per 4 a 1 a Torino contro la Juventus. A Cellino va il merito anche di aver riportato in Italia Gianfranco Zola che nel 2004 conduce il Cagliari in A grazie al suo talento. Nel 2014 si chiude l’era Cellino e il nuovo presidente è Tommaso Giulini, che si presenta con un sogno: portare il Cagliari, nel 2020, anno del centenario, in Europa.

Eppure l’inizio della sua esperienza non è delle migliori, retrocessione in B,  l’allenatore Zeman viene esonerato, per far posto a Zola che viene mandato via  a marzo con il ritorno del “Boemo” che si dimetterà un mese dopo. A Gianluca Festa non riesce l’impresa di salvare la squadra. Con Massimo Rastelli in panchina si torna immediatamente nella massima serie. Nella scorsa estate il club rossoblu è stato autore di importanti operazioni di mercato, su tutte il ritorno di Radja Nainggolan, facendo capire che il presidente Giulini vuole raggiungere l’obiettivo che si era prefissato al suo arrivo. Con Rolando Maran in panchina, al momento attuale i rossoblù sono quarti in classifica, piazzamento che addirittura varrebbe l’ultimo posto in Champions League. Questo Cagliari ha tutto per rimanere nelle posizioni di alta classifica, riportando la Sardegna a giocarsi competizioni europee dopo tanti anni.

 

 

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