Kaiserslautern-Barcellona 1991: Bakero e la noche del cabezazo

“Alcune strade portano più ad un destino che a una destinazione”. L’assunto di Jules Verne, scrittore francese padre del genere fantascientifico moderno, sottolinea quanto i percorsi della vita possano modificare scenari e speranze indipendentemente da ogni confine geografico. Accade però che il calcio riesca a costruire strade dai destini segnati ma anche, al contempo, destinazioni in piena sintonia con i sogni. A Kaiserslautern, Johann Cruijff e il suo Barcellona modificano il corso della storia, in una notte teutonica del 1991 che, da incubo, si trasforma in una scalata verso l’olimpo pallonaro e dà i natali al Dream Team catalano.

Il Barcellona di Cruijff: gli antefatti

il giornale di Casoria

Agli albori del 1991, la Catalogna assiste inerme alla dittatura blanca del Real Madrid: troppo superiori le merengues di Hugo Sanchez ed Emilio “El buitre” Butragueno capaci di mettere le mani su cinque scudetti consecutivi, tra il 1986 e il 1990. Il Barcellona, con Johann Cruijff in cabia di regia tecnica dall’estate 1988, ha finalmente sorriso in Europa con il successo in Coppa delle Coppe sulla Sampdoria di Vujadin Boskov e dei gemelli del gol, Gianluca Vialli e Roberto Mancini. Risultato però fin troppo esiguo per una rosa costruita per i trionfi in Europa.

La sconfitta subita a Siviglia, nella finale di Coppa dei Campioni del 1986 con la Steaua Bucarest, grida ancora vendetta. Il ritorno nell’élite del calcio europeo passa dal trionfo in Primera Division: un successo che manca da sei anni. Madrid però abdica: il Real cede la corona ai blaugrana che si issano sul trono di Spagna nella stagione 1990/1991, con l’undicesimo titolo nazionale. Madrid è sconfitta. Barcellona rinasce, ma non basta: è l’Europa il sogno per il 1992.

La squadra dei sogni: Barcelona ‘92

Barcellona
El Periodico

Il progetto di Cruijff è chiaro: per sfatare il tabù in Europa, serve una squadra da sogno. L’allestimento del Dream Team, la cui origine deriva dalla nazionale USA di pallacanestro pronta a macinare gioco, record e avversari, passa da un blocco di giocatori di assoluto livello mondiale. Tra i pali, Andoni Zubizarreta si impone come autentica saracinesca coadiuvato dalla fisicità di Albert Ferrer e di Ronald Koeman, chirurgico nella battuta dei calci piazzati. A centrocampo, l’equilibrio del sodalizio blaugrana è garantito da Josep Guardiola al quale viene affiancata la duttilità e la notevole capacità di inserimento di José Maria Bakero in fase offensiva. Il tridente d’attacco è un inno alla prolificità: Hristo Stoickov, Michael Laudrup e Julio Salinas assicurano a Cruijff giocate d’alta scuola e reti in abbondanza. L’assalto all’Europa è pronto a concretizzarsi.

Campagna europea: il Barcellona e la Germania

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L’avventura catalana nell’Europa dei grandi parte il 18 settembre 1991: al Camp Nou, l’Hansa Rostock resiste solo 25 minuti fino alla capitolazione: un doppio sigillo di Michael Laudrup e un’autorete di Jens Dowe chiudono il discorso qualificazione già all’andata. Al ritorno all’Ostseestadion di Rostock, la sconfitta di misura proietta comunque il Barcellona agli ottavi di finale. Il sorteggio, però, non si rivela dei migliori: i campioni di Germania del Kaiserslautern rappresentano, sulla carta, un avversario ostico. Uno dei peggiori da affrontare in un confronto di 180 minuti.

Il verdetto del Camp Nou racconta però tutt’altro: Aitor Begiristain, con una doppietta, spegne ogni speranza tedesca in vista del ritorno. La concretezza del Barcellona è un chiaro messaggio indirizzato alle big d’Europa: per l’ultimo atto di Wembley, il blaugrana ci sono, eccome. Specchiarsi e piacersi eccessivamente è un rischio concreto: Cruijff contiene l’euforia dell’ambiente. Pensare di avere i quarti di finale in pugno può giocare brutti scherzi.

L’inferno del Fritz-Walter Stadion

Mundo Deportivo

6 novembre 1991. I 30.200 dell’impianto tedesco intimoriscono l’undici di Cruijff. I fumogeni e i cori del tifo organizzato teutornico, creano un ambiente infernale: il primo tempo blaugrana è da dimenticare. Ne approfittano i Die roten Teufel: Demir Hotic, su azione di calcio d’angolo, beffa di testa Zubizarreta nel primo tempo per poi ripetersi, ancora su gioco aereo, dopo quattro minuti della ripresa.

I blaugrana navigano nel caos: il vantaggio maturato al Camp Nou viene dilapidato nel giro di 48 minuti. I timori del Barcellona si trasformano in incubi a 14’ dalla fine: Guido Hoffmann disegna calcio e inventa un tracciante che taglia in due difesa e centrocampo di Cruijff. Il pallone raggiunge Bjarne Goldbaek che deposita in rete il 3-0 e l’apoteosi tedesca. Le speranze catalane si infrangono contro il muro di Gerald Ehrmann, estremo difensore del Kaiserslautern. Cruijff guarda, affranto, verso il tabellone: la resa è a un passo.

Dall’inferno al paradiso: José Maria Bakero

Sport.es

Il destino esiste? Non saremo certamente noi a darvi la risposta ma nel calcio, spesso, i dettagli modificano il corso della storia. C’è però un’ultima occasione: un calcio di punizione dalla trequarti. Ronald Koeman affida al suo destro educato l’ultima preghiera blaugrana. La traiettoria sta per spegnersi sulla linea di fondo, al pari delle aspettative catalane di qualificazione. All’improvviso José Maria Bakero stacca più in alto di tutti. Il colpo di testa, chirurgico, beffa Ehrmann: è il gol della qualificazione.

Il Fritz-Walter Stadion si ammutolisce, Bakero viene sommerso dai suoi. Il numero 6 di Goizueta, località nei pressi di San Sebastiàn, riscrive la storia: ”la noche del cabezazo” è il battesimo del Dream Team. Una rete pesantissima che libererà il Barcellona dall’opprimente peso della pressione e lo condurrà a un’escalation emotiva illimitata. Una notte di sogni, di coppe, di campioni che profuma di storia. Una notte che smentisce la teoria di Jules Verne: alcune strade disegnano ogni destino e conducono alla terra d’Albione, al tempio pagano di Wembley e alla finale di Coppa di Campioni. Il 1992 è la scalinata verso il paradiso della coppa dei campioni, la prima della storia blaugrana.

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