La pallanuoto italiana riparte. O almeno ci prova

Da pochi giorni è cominciata ufficialmente l’estate. Quella della pallanuoto, però, era cominciata già nella serata del 6 maggio, quando la FIN ha comunicato il definitivo stop ai campionati. Da quasi due mesi allora infiamma il mercato, soprattutto – se non solo – in serie A1, con tante squadre protagoniste, su tutte l’AN Brescia pronta a sfidare la Pro Recco. Ma le questioni importanti sono altre: stiamo vivendo giorni caldi soprattutto per l’autoretrocessione e per il via libera agli sport di contatto che sembra non arrivare mai.

 

Autoretrocessione: uno strumento dovuto in tempi di crisi

Procediamo con ordine. L’11 giugno scorso, la Federazione ha reso legge una voce che circolava nell’ambiente da settimane. I club di serie A1 maschile e femminile e quelli di A2 maschile possono decidere, in via del tutto straordinaria causa Covid-19, di autoretrocedere e partecipare nella prossima stagione al campionato immediatamente inferiore a quello disputato quest’anno. Si può, dunque, alzare bandiera bianca senza perdere la proprietà dei cartellini dei propri tesserati e senza ripartire dalla serie D.

La gloriosa Canottieri Napoli è l’unica squadra dell’A1 maschile ad aver utilizzato questo strumento. Criticato, antisportivo, ma molto utile nei tempi bui che stiamo vivendo. Il club partenopeo prenderà parte alla prossima A2, cercando di sfruttare quest’anno per ridimensionare le spese e far crescere i giovani. R.N. Florentia e BPM Sport Management, invece, hanno confermato la propria partecipazione all’A1. In campo femminile, solo il Rapallo ha scelto di autoretrocedere. Storica fucina di talenti rosa, la squadra ligure farà un passo indietro per evitare di sparire.

Ma chi prenderà il posto di Rapallo e C.C. Napoli? In campo femminile la domanda ha una semplice risposta: probabilmente nessuno. In A2, pare non esserci nessuna società pronta ad accollarsi le enormi spese di un campionato di primo livello in un momento come questo. Più intricata la questione maschile. Qualche squadra pronta al salto c’è, o quantomeno c’era fino a qualche settimana fa. Ora i tempi sono stretti: l’Anzio si è già tirato indietro, resta da vedere cosa decideranno nei prossimi giorni Metanopoli e Catania.

 

A2, B e giovanili: un velo copre – per ora – il vaso di Pandora

La domanda sorge spontanea, ma in pochi ne parlano. Se hanno difficoltà le società di A1, come potranno iscriversi 24 squadre alla serie A2 e 40 in serie B? I club cosiddetti minori avranno la forza di ripartire a settembre? Oggi la risposta non c’è, ma le previsioni non sono certo rosee e nessuno sembra preoccuparsene. Così come nessuno, di chi invece dovrebbe, si occupa dei giovani, che non solo sono linfa vitale per il movimento pallanuoto in sé, ma anche fonte di guadagno per le società.

La President Bologna ha già alzato bandiera bianca: farà la serie B. Il suo posto in A2 lo dovrebbe prendere la De Akker, altra società bolognese in forte ascesa, quasi unica a muoversi già sul mercato. Ancor prima dei giocatori Cocchi e Baldinelli, ex proprio della President, la De Akker si è assicurata Arnaldo Deserti come direttore sportivo e Gionata Nenci come responsabile marketing, entrambi in arrivo dalla Pro Recco. L’italocubano Amaurys Perez siederà in panchina, per un progetto così ambizioso da apparire come una mosca bianca nel resto del panorama pallanuotistico nazionale.

Per tutte le altre e le varie ufficialità, non resta che aspettare l’11 luglio, data limite per iscrizioni ai campionati e autoretrocessioni. Solo da lì in poi capiremo effettivamente quante e quali squadre potranno partecipare ad A2 e B. Il come – quindi la qualità delle rose, la forza dei contratti di allenatori e giocatori, gli spazi acqua – è il vero mistero. Voci di corridoio parlano di una A2 a tre gironi di 10 squadre ognuna e una Final Six promozione per abbattere i costi delle trasferte. Per ora solo ipotesi: chi vivrà, vedrà.

 

«Attacca tu», «No dai, prima tu»: governo e Cts, una storia infinita

L’altra questione che tiene banco in questi giorni, non solo per la pallanuoto, è quella della riapertura agli sport di contatto. Tutti abbiamo letto della querelle tra il ministro dello Sport Vincenzo Spadafora e il Comitato tecnico scientifico, il primo pro e l’altro contro alla ripresa. Spadafora ha risposto al Cts che la decisione finale non spetta a loro ma al governo e di essere in attesa del parere del ministro della Salute Speranza. Di cui per ora però non c’è traccia.

E allora che si fa? Il caos generato da questo scambio di opinioni contrastanti è stato colto al volo dalle Regioni, che hanno deciso in modo autonomo. La Sicilia già dal 20 giugno era andata per la sua strada, autorizzando la ripresa degli sport di contatto. Proprio ieri, 26 giugno, Liguria e Puglia ne hanno seguito l’esempio, così come l’Abruzzo. In un momento in cui si sono riaperti locali, spiagge e discoteche, penalizzare ancora atleti e centri sportivi sembra, anche economicamente, una vera follia.

Per quanto ci riguarda più da vicino, il no alla ripresa degli sport di contatto condiziona pesantemente gli allenamenti. Almeno di chi li ha ripresi, come il Settebello e il Setterosa, o delle tante categorie giovanili che, per esigenze sia tecniche che economiche, hanno già ripreso ad andare in piscina. Nessuna partita, nessuna amichevole: il rischio, serio, è di perdere a settembre tanti ragazzi, oltre a tutti quegli impianti che non riapriranno più.

 

 

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