Tempo di lettura: 4 min
La rivalità tra Lazio e Roma è una delle più accese nel calcio italiano, in sede di calciomercato è impossibile impostare una trattativa tra le due squadre. Diversamente da come accade a Milano tra Milan e Inter, negli scorsi giorni il passaggio di Pedro dalla sponda giallorossa a quella biancoceleste ha ricordato il trasferimento dalla Roma alla Lazio di Franco Cordova, che avvenne nel 1976.
Rottura insanabile
Cordova, nato a Forlì da genitori napoletani, a Roma ebbe la svolta della sua carriera. Troppo giovane per imporsi nella Grande Inter di Helenio Herrera, un anno a Brescia dove impressionò, nel 1967 il passaggio alla Roma dove lentamente entrò nel cuore dei tifosi. La capitale fu importante per il giocatore non solo a livello professionale, ma anche sul piano personale, in quanto sposò nel 1970 l’attrice Simona Marchini, figlia del presidente Alvaro, per alcuni a distanza di anni un matrimonio di convenienza, ma come sostenuto dal giocatore, lui si era sposato per amore e non per interessi economici.

Cordova in breve tempo divenne il giocatore simbolo di una Roma che, seppur non disputò campionati di primo livello, tanto da venir etichettata dai denigratori come “Rometta”, vinse comunque una Coppa Italia nel 1969. Tre anni dopo arrivò la nomina a capitano, e il giocatore era intenzionato a chiudere la sua carriera nella Roma, ma l’avvento di Gaetano Anzalone cambiò le cose. Il rapporto con il neopresidente giallorosso fu conflittuale e il punto di rottura definitivo si raggiunse nel 1976. A sua insaputa Cordova venne ceduto al Verona, il giocatore però non voleva lasciare la capitale, anche per motivi personali, e rifiutò il trasferimento. Ruppe il contratto con la Roma e si accordò clamorosamente con la Lazio.
Le tre stagioni in biancoceleste
Cordova fu al centro di polemiche da ambo le parti: i tifosi della Roma lo accusarono di tradimento, quelli della Lazio non lo volevano per il suo recente passato. Il giocatore era talmente impaurito dal trattamento che gli avrebbero potuto riservare i suoi nuovi tifosi che al debutto era indeciso se indossare la maglia della Lazio. Il dirigente laziale Paruccini lo convinse.
Il giocatore rimase tre anni alla Lazio, dove oltre a imporsi nella squadra diventando uomo spogliatoio, visse anche le dolorose scomparse di Tommaso Maestrelli e di Luciano Re Cecconi. Nell’estate del 1979 salutò la capitale e passò all’Avellino. Ancora oggi, quando si parla del suo trasferimento, Cordova ricorda le polemiche e le critiche, ma non dimentica anche l’affetto dei tifosi di entrambe le sponde della capitale.
Il trasferimento di Pedro
Quest’estate Pedro ha fatto lo stesso percorso di Cordova. A tal proposito l’ex giocatore ha dichiarato: “Lui è spagnolo, giocare nella Roma o nella Lazio è la stessa cosa, è un professionista, va dove pensa che gli diano più spazio, per lui è un problema relativo. Supererà ogni difficoltà, ammesso che ne avrà. Poi è stato solo un anno alla Roma, che vuoi che sia“.

Così come fu per Cordova anche per Pedro ci sono state polemiche, rotte subito dal debutto dello spagnolo con la Lazio a Empoli. Sicuramente questo trasferimento ha rotto un tabù (durava da ben 40 anni, quando Perrone passò dalla Lazio alla Roma) e magari nei prossimi anni potremmo vedere con più facilità giocatori fare il passaggio tra le sponde opposte della capitale.
Immagine copertina tratta da rivistalaroma.it
