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In questo inizio di stagione NBA abbiamo visto molte partite spettacolari decise all’ultimo istante o dopo un overtime. Così come le partite anche le prestazioni dei giocatori ci hanno lasciato a bocca aperta. Infatti sabato notte Nikola Jokic e Trae Young si sono aggiunti al libro dei record della NBA. Il giovane rookie di Atlanta è stato il secondo giocatore, dopo Isaiah Thomas, a mettere a referto più di 30 punti e almeno 10 assist nelle prime 3 gare di NBA.
Il serbo invece ha fatto la storia grazie ad una prestazione monumentale. 35 punti, 12 rimbalzi, 11 assist con il 100% di realizzazione dal campo. La tripla doppia perfetta. The Joker entra a far parte di un club ristrettissimo. Infatti solo Wilt Chamberlein nella storia del gioco era riuscito in una simile impresa.
IL JOKER BUONO
Nato il 19 febbraio 1995 a Sombor, nella provincia della Vojvodina, nell’ex Jugoslavia. Un’infanzia difficile, in uno dei posti meno accoglienti del mondo in quel momento, trascorsa a giocare a basket con i due fratelli più grandi. “La mia famiglia è una grande fan del gioco. Avevamo un canestro nel nostro appartamento di due stanze e giocavamo a basket in un campo vicino. Anche da piccolo con il mio ciuccio, guardavo i miei fratelli giocare per ore “. Nemanja e Strahinja, 11 e 13 anni più grandi di lui, sono state due figure complicate e controverse, di certo non il migliore esempio per un fratello minore. Però hanno trasmesso a Nikola la passione per il basket e lo hanno aiutato nel corso della sua carriera. Nikola aveva trovato la fuga nelle corse dei cavalli: “Ho amato i cavalli e volevo essere un ragazzo tranquillo”.
LA STRADA VERSO L’AMERICA
Il percorso di Nikola è stato diverso da quello che si potrebbe pensare. “Ho odiato il mio primo allenamento. All’epoca ero un po’ basso e sovrappeso, ma mio padre era un grande appassionato della pallacanestro e mi ha costretto ad andare. A causa della mia altezza, mi è stato detto di giocare da Point Guard e questo ha aiutato le mie abilità di passaggio”. Poi le cose hanno iniziato a migliorare, allenamento dopo allenamento. Jokic inizia a giocare nei campionati minori, ma soprattutto a dimagrire. Dopo pochi mesi gli viene chiesto di unirsi al KK Mega Basket, il club di Belgrado. “Non è stato facile uscire di casa, ma i miei fratelli mi hanno dato la sicurezza di cui avevo bisogno”.
Il resto è storia. Con la 41a scelta assoluta del Draft NBA, è stato selezionato dai Denver Nuggets. Nel luglio del 2014 ha firmato il suo primo contratto NBA e nell’estate 2016, dopo il suo anno da rookie, poteva già contare su un NBA All-Rookie First Team e una medaglia d’argento alle Olimpiadi di Rio, vinta con la squadra Serba. “Dormivo quando i Nuggets mi hanno arruolato. Mio fratello ha chiamato per dirmelo. Pensavo fosse un sogno e sono tornato a dormire. Quando realizzai che era vero tutto è cambiato. Qualunque cosa”. Con la prestazione record di sabato notte il Joker ha riscritto ancora una volta la sua fantastica storia.
IL CENTRO PIÙ VERSATILE DELLA LEGA
Il record stagionale dei Denver Nuggets ruota esattamente intorno al numero 15. Entriamo nell’ufficio di Jokic: il post-alto. Da qui the Joker sta letteralmente spiegando basket. Una volta che Nikola prende quella posizione il resto della squadra gli ruota attorno con tagli e movimenti senza palla. Da questa posizione del campo le soluzioni sono infinite, la visione di gioco e le sue doti da passatore fanno il resto. Nella lega ci sono tanti lunghi che sanno passare la palla, ma lui sta rivoluzionando il ruolo del centro perché le sue caratteristiche sono uniche. Gioca il pick-roll da bloccante tagliando forte dentro o aprendosi per un tiro dalla lunga distanza. Domina in post grazie ai suoi centimetri. Può condurre la transizione come una guardia. Inoltre le sue statistiche difensive e offensive sono di una costanza spaventosa.
Ma soprattutto ha una visone da Play in un corpo da Centro. Questo fa tutta la differenza del mondo anche in una lega come la NBA.
YOUNG AND DIFFERENT
Il ragazzo nasce da figlio d’arte: il padre è Rayford Young, ex giocatore del team NCAA di Texas Tech. Dopo le sue prestazioni nella Normann High School, gli scout NCAA misero gli occhi su questo play dalla bassa statura e dal corpo esile, con una incredibile dote realizzativa. Da quel momento fu Rayford ad entrare in contrasto con il figlio; spingeva Trae ad accettare le offerte dai college di elitè quali Kansas, Kentucky e in minor misura Duke o in alternativa la Texas Tech. La convinzione del giovane Young invece era un’altra: diventare profeta in patria, non limitando lo spazio sul parquet che le università più prestigiose all’inizio gli avrebbero negato, ma sfidare da protagonista queste potenze nell’ateneo di Oklahoma.
La peculiarità dell’eccezionalità di Trae si manifesta nuovamente: iniziano gli impegni ufficiali e l’impatto in NCAA è semplicemente devastante. Il ragazzo non solo conferma la predisposizione di famiglia a far canestro ma porta ai suoi Oklahoma Sooners molto più contributo. Le cifre recitano 29.9 punti realizzati a partita. Da freshman risulta il miglior realizzatore dell’intero torneo. Esordisce con 15 punti realizzati, ma supera il trentello alla sua quarta partita mettendone a segno 33 contro i Portland Pilots, per poi mettersi definitivamente sotto i riflettori nella quinta partita rifilandone 43 agli Oregon Ducks. Il suo bilancio aggiornato dopo le prime 23 partite giocate conta 10 gare sopra i 30 punti a referto e 4 sopra i 40 battendo numerosi record.
L’IMPATTO RECORD CON LA NBA
L’impatto con la lega dei grandi è devastante, simile all’impatto avuto al college. Trasforma le sue difficoltà in peculiarità. Nelle prime 3 partite di NBA mette a segno più di 30 punti e almeno 10 assist. Uno record NBA che solo Isaiah Thomas era riuscito a mettere a segno prima di lui. Trae è un giocatore che polarizza tutte le attenzioni intorno a lui. Al di là delle già menzionate doti di tiratore puro, sia dal palleggio che in situazioni di drag dopo il recupero palla, quello che colpisce ancora di più è la grande fiducia nei suoi mezzi che gli deriva da una solidità mentale non usuale nei giocatori così giovani. Si tratta di una qualità fondamentale per sviluppare la sua personale interpretazione del ruolo della PG à la Curry.
Il resto è frutto della combinazione letale talento più sfacciataggine: Young però è anche un Play a tutti gli effetti. Non difetta assolutamente nella comprensione del gioco e nella visione periferica. Il suoi limiti sono la fase difensiva, dovuta alla sua statura e l’attacco al ferro che deve rendere più credibile se vuole lasciarsi un po’ di spazio per la sua arma migliore: il tiro da tre.
Nikola Jokic e Trae Young hanno scritto una nuova pagina della storia della NBA. Ma la stagione è appena iniziata e i record sono fatti per essere infranti. Il meglio deve ancora venire.
