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Euroleague 2020/21 – Team Focus: Maccabi Playtika Tel Aviv, ora o mai più per i playoff

Maccabi

Tempo di lettura: 5 min

La scorsa stagione solo il COVID non ha permesso a una grande del basket europeo come il Maccabi Tel Aviv di interrompere la striscia negativa di 4 eliminazioni consecutive in regular season. Il 2020/21 sembrava allora essere l’annata giusta per tornare ai vertici dell’Eurolega ma sinora non tutto è andato secondo previsioni, come testimonia il record di 9 vittorie e 11 sconfitte. Tuttavia, il recente successo contro il Baskonia potrebbe rappresentare il cambio di passo per agguantare dei playoff ora distanti 4 punti.

Up: fisicità di altissimo livello e l’asse Wilbekin-Hunter

Un marchio di fabbrica del Maccabi Tel Aviv è l’impressionante fisicità in tutti i ruoli, letteralmente sfiancante per parecchie avversarie. Hunter e Caloiaro su tutti sono due lottatori che rispecchiano in pieno l’identità della squadra israeliana, ma anche Bryant, Jones, Bender (un 2.11 che gioca da ala grande), Zoosman, Blayzer, portano tutti un’importante quota di agonismo e durezza alla causa. Non è un caso che questa caratteristica del Maccabi si rispecchi in difesa, metà campo in cui gli israeliani sono quarti per efficienza (109.1 punti subiti su 100 possessi, alle spalle solo delle più quotate Barça, Real e Bayern).

Il pilastro portante della squadra di coach Sfairopoulos è l’asse play-pivot Scottie Wilbekin-Othello Hunter. Il primo è un realizzatore sensazionale (16.8 punti a partita) con una capacità di leggere il gioco in miglioramento esponenziale (3.9 assist di media), specie in questa stagione in cui viene costantemente raddoppiato sui pick and roll; il secondo è un eccellente rollante, una sicurezza in copertura dell’area e tuttora uno dei migliori lunghi d’Europa sui cambi difensivi (anche se il 53.8% nel tiro da due è un dato migliorabile, considerando che si parla praticamente solo di layup o schiacciate). Insomma, nei momenti di difficoltà i gialli di Tel Aviv sanno sempre a chi affidarsi.

Down: attacco monotematico e scarso cinismo nei finali in volata

Il rovescio della medaglia della concretezza dei giochi a due tra Wilbekin e Hunter è un attacco fin troppo prevedibile. La colpa qui però è anche dei role player: Dorsey, escluse un paio di serate di grazia nel tiro da oltre l’arco (contro Khimki ed ALBA peraltro, quindi non top team), sta dimostrando di non avere le capacità per essere una seconda o terza punta in una squadra da alta Eurolega; Di Bartolomeo e Casspi sono reduci da lunghi infortuni e ancora non hanno trovato il ritmo partita; Zizic e Bender (le più grosse delusioni, viste le enormi attese riposte su di loro), sono due lunghi inaffidabili in termini difensivi e di continuità, tanto da costringere agli straordinari il 34enne Hunter e l’ottimo Angelo Caloiaro. Occhio a Chris Jones, play americano in difficoltà durante le prime giornate e ora in forte crescita su entrambe le metà campo; potrebbe essere lui la potenziale chiave di volta stagionale.

L’extra sforzo prodotto da pochi giocatori si riflette sui finali di partita, momenti ai quali il Maccabi arriva spesso a corto di energie. Infatti, gli israeliani hanno perso 8 delle 11 partite con uno scarto inferiore ai 5 punti (gli unici KO netti sono arrivati contro Real Madrid e Fenerbahçe), peccando di lucidità sui possessi decisivi soprattutto con il leader Wilbekin. Una parte dei demeriti se li prende pure coach Sfairoupoulos: la sua squadra gioca piuttosto male contro la difesa schierata, affidandosi troppo a 1vs1 statici (così si spiegano i soli 15.8 assist complessivi di media, peggio fanno solo CSKA e Crvena Zvezda). Sarà necessario inventarsi qualche alternativa in attacco per sperare di raggiungere i playoff.

Player Focus: Elijah Bryant

Con tutti i problemi offensivi del Maccabi, Elijah Bryant ha assunto la carica di “vice-Wilbekin” per quanto riguarda la creazione di attacco a metà campo. Classe 1995 e alto 196 cm, il nativo della Georgia è estremamente duttile, tanto da ricoprire vari ruoli (guardia e ala piccola sono i più naturali, ma anche da playmaker in alcune eccezioni non sfigura) e risultare insostituibile per coach Sfairoupoulos.

In difesa poi, l’ex Hapoel Eliat spesso prende in marcatura la stella avversaria, togliendo così a Wilbekin questo onere. Bryant è un giocatore intelligente che sa leggere le partite, tagliare al momento giusto, catturare di posizione un rimbalzo (ben 3.9 a partita, ampiamente sopra la media per la stazza) e soprattutto non sprecare i tanti possessi che si ritrova tra le mani (1.6 palle perse a partita non sono uno sproposito considerando quanti palloni si trova a gestire pur non essendo un creatore naturale).

Come per Wilbekin, tuttavia, anche Bryant arriva di frequente nel clutch time poco lucido, incapace quindi di dare quel guizzo in più nel momento del bisogno o semplicemente di incidere. Di nuovo, non è solo “colpa” sua, ma una gestione più accurata delle energie potrebbe far esplodere ulteriormente un giocatore di cui sentiremo sicuramente parlare negli anni a venire.

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Pubblicato da Matteo Puzzuoli

Classe 1999, studente magistrale di "Media, Comunicazione Digitale e Giornalismo" all'Università La Sapienza di Roma. Appassionato di pallacanestro a 360 gradi, collabora anche per il sito overtimebasket.com