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Molto spesso in Italia guardiamo all’estero come modelli di organizzazione ed a cui mirare per ottenere ottimi risultati. Uno di questi è l’azionariato popolare. Quando si parla di questa pratica, immaginiamo subito le grandi riunioni tra associati di Barcellona e Real Madrid, che decidono quale presidente nominare per tornare a vincere trofei nazionali ed internazionali.
Cos’è l’azionariato popolare?
Si tratta di un modo di gestire una società, in questo caso sportiva. Non legata ad un socio di maggioranza, come avviene in Italia. Non si concentrano quindi onori ed oneri su una sola persona, ma su varie. Ciò permette al club di avere una solidità economica maggiore, non legando le sue fortune a doppia mandata ai successi economici dell’imprenditore proprietario. I soci del club poi a cadenza periodica, votano per eleggere il presidente, dopo che i candidati presentano le loro proposte per migliorare nel breve/medio ed in alcuni casi, lungo periodo, la squadra. La squadra con più soci al mondo ad oggi è il Barcellona (223.000).
L’esperimento italiano
Nonostante la grande differenza culturale, nei periodi a cavallo tra la seconda metà degli anni 2000 ed i primi anni 10‘ si diffondeva nel pubblico italiano la voglia di essere non più solo tifosi, ma anche di partecipare alle decisioni di una società. Così si spiega il successo del programma Campioni il Sogno, un talent sportivo che fondeva il vouyerismo tipico del Grande Fratello con strisce quotidiane da 15′ ed i giochi manageriali di calcio. Il pubblico infatti ogni settimana poteva votare un giocatore per ruolo da inserire nell’undici titolare che l’allenatore campione del mondo Ciccio Graziani sarebbe stato costretto ad inserire.

Tutto ciò visto con gli occhi di oggi sembra oltre che assurdo, molto trash, ma all’epoca il programma ebbe un discreto seguito, tanto da essere rinnovato per una seconda stagione. Il primo anno nonostante il pubblico tentasse di sabotare l’allenatore ex giocatore della Roma, il Cervia (la squadra scelta per il programma) ottenne la promozione dall’eccellenza alla Serie D.
Nella seconda stagione l’audience calò, anche a causa del rinnovo quasi totale del cast di giocatori, e la squadra romagnola dovette “accontentarsi” di un piazzamento playoff, non riuscendo quindi a effettuare la doppia promozione tra i professionisti.
Il popolo italiano quindi tramite il televoto aveva assaporato la possibilità di decidere le sorti di una società sportiva. Così quando arrivò la notizia che in Inghilterra, l’associazione MyFootballClub aveva acquistato un club di serie inferiori, l’Ebbsfleet United Football Club, in Italia qualcuno fiutò l’affare. Nel 2008 venne istituita una associazione sportiva, la Squadramia ed iniziò la campagna per l’azionariato popolare. L’avventura sarebbe arrivata dopo l’adesione di almeno 20.000 iscritti. La quota associativa per i 20.000 membri fondatori sarebbe stata di 60€.
Il Santarcangelo
Raggiunta quota 20.000 si riprese in prestito la tecnica del televoto. Stavolta da PC i soci potevano vagliare la candidatura di molti club che erano interessati ad essere acquistati (seppur per una quota non maggioritaria) per vedere le loro entrate moltiplicarsi nel giro di un click. Dopo un casting di squadre, tra cui figuravano anche club famosi del nostro panorama calcistico come Pro Vercelli, Reggiana, Catanzaro, Como e SPAL, il pubblico, o meglio i soci, scelsero il Santarcangelo.
Tra i motivi della decisione sicuramente la posizione centrale del comune romagnolo, per poter essere raggiunta da tutti i soci facilmente e la possibilità di incidere in maniera più importante in un club che non fosse già nel panorama del calcio professionistico.
I soci partecipavano a tutte le decisioni importanti del club, tra cui il possibile esonero dell’allenatore e il miglioramento del centro sportivo. Potevano addirittura suggerire i giocatori da acquistare e segnalare talenti ai talent scout della società. Inoltre per ogni stagione avevano diritto a 10 biglietti per assistere alle partite in casa del Santarcangelo.

Così nella stagione 2009/2010 inizia la prima avventura dell’azionariato popolare in Italia. Questa iniziativa genera tanto interesse da smuovere anche qualche sponsor importante. Si chiude infatti un accordo con l’Asics come sponsor tecnico e con il Centro Petroli Baroni e F.O.A.Z. realtà locali, ma che fino a quel momento non si erano avvicinate al calcio.
Con questa infarinatura di soldi però i risultati arrivano, praticamente subito. Il primo anno il Santarcangelo fallisce la promozione perdendo la semifinale playoff dopo un quinto posto, ma nella seconda stagione i presidenti cambiano allenatore, scegliendo l’ex Giuseppe Angelini, l’anno precedente viceallenatore del Cesena vincitore della Serie B. Lui sposa subito il processo e sotto la sua guida i romagnoli centrano la promozione in Lega Pro Seconda Divisione vincendo il girone F della Serie D.

La magia dell’azionariato popolare dura fino alla stagione 2012/2013. Poi evidentemente i presidenti virtuali si rendono conto che il professionismo non è un gioco e che i grandi traguardi sognati sono impossibili nonostante il capitale versato annualmente. Piano piano, calano i sostenitori ed il progetto si arena. Oggi non è possibile più trovare neanche il sito ufficiale del dell’associazione sportiva Squadramia ed anche le pagine Facebook sono spoglie con post datati più di 10 anni. Il social di Zuckerberg anche all’epoca era agli esordi e nel nostro Paese non aveva il seguito odierno e forse questo è stato un bene per questo tentativo fallito di proporre l’azionariato popolare in Italia.
Che fine ha fatto il Santarcangelo?
La stagione successiva al divorzio da Squadramia e da tutti i presidenti che negli anni si erano recati allo Stadio Valentino Mazzola, poteva essere quella del ritorno tra i dilettanti. Ma così non fu. La Lega Pro unificava i suoi due campionati facendo sparire la Serie C2 ed unendo le squadre in un unico grande campionato di Serie C. Ed il Santarcangelo, arrivando quinto in una stagione in cui sarebbero retrocesse 8 delle 18 squadre del suo girone, si garantisce l’accesso alla Serie C, il punto più alto della storia del club romagnolo.
Nel 2017 con la squadra ancora in Serie C, assistiamo ad un cambio di gestione: lo storico presidente Roberto Brolli cede la squadra al croato Ivan Mestrovic. La presidenza straniera però è letale per gli equilibri di questa realtà e dopo due retrocessioni di fila, il club non si iscrive al campionato di Eccellenza, sparendo dalla geografia del calcio e rimanendo attivo solo con il settore giovanili.
Fonte foto copertina: chiamamicitta.it
