Mondiali 2018, Girone E: Brasile e Costa Rica, due facce di una stessa medaglia

approfondimento girone E

Tempo di lettura: 11 min

Brasile e Costa Rica non potrebbero essere più diversi. Se da una parte la Nazione universalmente riconosciuta come la patria del calcio spettacolo nasconde dietro la sua immagine sorridente e spensierata una società spaccata e in difficoltà, in cui il tasso di omicidi è trenta volte superiore alla media dell’Unione Europea, dall’altra il piccolo stato centroamericano è al primo posto per indice di felicità al mondo, ha rinunciato ormai da 70 anni ad armare un esercito nazionale e, nonostante la crisi economica e la continua minaccia portata da uno dei più grandi nodi del narcotraffico mondiale, non smette di guardare al futuro con serenità. Cos’hanno in comune queste due realtà? Il rettangolo verde, ovviamente, che le vedrà impegnate e contrapposte, venerdì 22 giugno, ore 14:00, allo stadio “San Pietroburgo” nella seconda giornata del Girone E dei Mondiali di Russia 2018.

Costa Rica, Rio de Janeiro: pacifismo e violenza dilagante

Prendete una cartina geografica ed un paio di forbici, ritagliate con cura il Brasile e la Costa Rica e metteteli uno accanto all’altro. La sensazione che avrete sarà sicuramente quella di avere a che fare con uno dei tanti casi di “Davide contro Golia” sparsi in giro per il mondo.

Su questo, in effetti, non c’è dubbio. Da una parte un piccolo stato centroamericano, con una popolazione complessiva di circa 5 milioni di abitanti che non riesce a raggiungere il doppio di quella di Roma, dall’altra il più grande Stato del Sud America, 208 milioni di abitanti ed una storia delicata. Difficile, come quella di tante altre nazioni della stessa area geografica di appartenenza, vissuta in un’eterna tensione tra il desiderio di autodeterminazione e l’influenza di potenti nazioni e multinazionali straniere, che per anni hanno gettato sguardi e mani sul Paese del saci e del curupira. Nel progettare l’analisi relativa al Girone E, l’Occhio Sportivo si è imbattuto in una curiosa quanto significativa statistica, che ha gettato le basi per l’approfodimento che state leggendo proprio in questi istanti. Il Brasile, per la difesa del territorio nazionale, può avvalersi di un esercito composto da 337.800 soldati, di cui un terzo coscritti.

La Costa Rica, dal canto suo… non ha un esercito regolare e dispone delle semplici forze di polizia locali in seguito alla riorganizzazione delle forze armate promossa dal generale rivoluzionario José Figueres Ferrer nel 1948. Il generale Figueres aveva dato il via alla rivolta contro il corrotto potere centrale dell’ex Presidente costaricano Rafaèl Angel Calderon Guardia e dell’allora Presidente Teodoro Picado, che non avevano riconosciuto la vittoria alle elezioni del candidato moderato Otilio Ulate. La guerra, vinta in poche settimane, aveva consegnato il potere assoluto nelle mani del generale che si era impegnato nel dare, nei diciotto mesi successivi alla vittoria, stabilità e riforme cardine alla popolazione costaricana.

Parliamo di diritto di voto alle donne, agli uomini di colore, incostituzionalità di rinnovo consecutivo del mandato presidenziale. E l’abolizione totale dell’esercito nel nome di un’utopia pacifista improntata al dialogo e alla diplomazione, allo sviluppo, alla cultura e al welfare che dopo 70 anni continua a guidare la vita democratica del Paese.

La Costa Rica, infatti, è l’unico paese al mondo che ancora oggi non ha voci di spesa nel bilancio statale dedicate agli armamenti militari, ha un tasso di alfabetizzazione tra i più alti del mondo (95%), e, nel 2016, si è imposta come prima Nazione al mondo per indice di felicità. Solo un semplice caso? A conti fatti, sembrerebbe proprio di no. Nonostante la piaga del narcotraffico, che trova nella Costa Rica un centrale punto di transito di droga e uomini e mette continuamente alla prova le forze di polizia locali, il governo centrale si è detto “sicuro di poter tenere sotto controllo la situazione”.

L’altra faccia della medaglia è rappresentata da Rio de Janeiro, enorme città costiera brasiliana e specchio della complessa e delicata situazione in cui versa, ad oggi, la patria storica del calcio spettacolo. Sei milioni di abitanti, tante contraddizioni (in pochi chilometri quadrati è possibile passare da lussuosi grattacieli a fatiscenti baraccopoli) ed una dilagante ondata di violenze che sta mettendo in ginocchio la popolazione civile. Le cause sono molteplici: la storica povertà delle favelas ha storicamente fatto da substrato ideale per la proliferazione della criminalità, da quella di strada a quella organizzata.

Ma non solo. Un ruolo di primo piano, in questo contesto di perenne guerriglia urbana, viene giocato proprio dall’esercito brasiliano, chiamato nel gennaio 2018 a presidiare le strade della metropoli con l’obiettivo di tenere sotto controllo la situazione ma finito per alimentare e soffiare sul fuoco della violenza sempre crescente (non sono poche le denunce di soprusi, assalti ed uccisioni accidentali di civili durante operazioni sottocopertura delle forze speciali verdeoro). Una situazione sull’orlo del collasso.

Il governo centrale del Presidente conservatore Michel Temer è sempre più debole dopo le accuse di corruzione mosse dalla Procura generale della Repubblica nei confronti della massima autorità nazionale, che nel frattempo ha dichiarato che non si candiderà alle prossime elezioni presidenziali ed è continuamente contestato da continue manifestazioni antigovernative in molte città brasiliane.

L’utopia pacifista costaricana, la cruda e violenta realtà brasiliana: storie di mondi, società e culture diverse che si intrecciano ma che faranno solo da lontano sfondo alla sfida di venerdì 22 giugno, allo stadio “San Pietroburgo”, valevole per la seconda giornata del Girone E dei Mondiali.

Girone E: sul rettangolo verde, i protagonisti

E allora andiamo ad analizzare le quattro squadre del Girone E che si contenderanno l’accesso agli ottavi di finale dei Campionati Mondiali di Russia 2018. A partire, e non potrebbe essere altrimenti, proprio dal Brasile che, come al solito, parte tra i favoriti.

Brasile: a caccia del riscatto quattro anni dopo

Il Brasile ha un conto in sospeso con il Mondiale. C’è da vendicare la più grande umiliazione del calcio verdeoro, subita dalla Seleçao di Felipe Scolari appena quattro anni fa, proprio nell’edizione “di casa”. Quell’1-7 contro la Germania di Loew ha lasciato una profonda ferita nel Brasile pallonaro, colpito a fondo dai colpi dei tedeschi e rimarginati solo grazie alle amorevoli cure del commissario tecnico Adenor Leonardo Bacchi, per tutti Tite, capace di rigenerare una Nazionale in crisi e riportarla ad avere fiducia in sé stessa (non senza qualche scivolone di percorso).

I ventitré convocati per i Mondiali sono quanto di meglio può offrire il futebol brasiliano al proprio allenatore: da Alisson Becker, estremo difensore della Roma e, ad oggi, sicuramente nella top-10 dei portieri più forti del mondo, a Thiago Silva, Marcelo, Felipe Luis e Miranda per la difesa, o Fernandinho, Coutinho, Willian e Casemiro a centrocampo.

La stella, ovviamente, è lui: sua maestà parigina Neymar che sarà scortato da gente come lo juventino Douglas Costa, ma anche Firmino e Gabriel Jesus nell’impresa di vendicare, con gli interessi, un’umiliazione che rimarrà impressa nella Storia del calcio.

Svizzera: guai a sottovalutarla

La Svizzera si affiderà al collaudato blocco che l’ha condotta fino in Russia, durante il lungo cammino di avvicinamento al Campionato Mondiale. Lo zoccolo italiano (Lichtsteiner, R.Rodriguez, Behrami, Dzemaili Freuler) garantisce esperienza e carattere, all’interno di un gruppo che ha tecnica e qualità da vendere.

Il commissario tecnicio svizzero ex-Lazio Vladimir Petkovic ha chiamato quattro bocche di fuoco là davanti. Seferovic e Embolo partono favoriti per una maglia da titolare, ma occhio a Drmic, venticinquenne punta del Borussia Mönchengladbach. Per lui solo quattro gol in stagione, ma potrebbe decidere di estrarre il coniglio dal cilindro.

Costa Rica: primo, non prenderle

Non sono molti i giocatori costaricani ad avere esperienza internazionale. Il giocatore più rappresentativo, in questo senso è Keylor Navas, portiere titolare del Real Madrid fresco vincitore della Champions League con le Merengues. Ma non solo: con lui Celso Borges, Gamboa, Ruiz, Duarte e Campbell guidano una compagine più abituata a palcoscenici minori che a scenari europei ed internazionali.

Sarà proprio Joel Campbell l’uomo più avanzato dell’ultradifensivo 5-4-1 che verrà quasi sicuramente proposto dal commissario tecnico Ramirez per affrontare le difficili sifde del Girone E. Come da vecchio credo tattico italiano mai veramente abbandonato, anche nell’era del calcio spettacolo moderno, “se non riescono a segnarti, minimo pareggi”. Buona fortuna, Costa Rica.

Serbia: 120 milioni di buoni motivi per passare il turno

Chiudiamo con la Serbia, che da parte sua potrà contare su un ottimo mix di giovani e “vecchi”.

Esperienza e forza giovanile per una Nazionale che potrebbe, al pari della Svizzera, stupire e provare a diventare la sorpresa del Girone E e del torneo. Pensiamo a gente come Kolarov, Ivanovic, Mitrovic, Matic, o lo stesso torinista Adem Ljajic. Noi ci penseremmo due volte prima di dare giudizi su una Nazionale che può contare su delle importanti qualità tenciche e tattiche.

Soprattutto grazie alla sua punta di diamante, Sergej Milinkovic-Savic. Mister 120 milioni, desiderato da mezza Europa e invidiato dall’altra metà. Il presidente biancoceleste Claudio Lotito lo dichiara incedibile ma intanto si frega le mani e pensa che, con un Mondiale da protagonista, la quotazione del fuoriclasse serbo non potrà che aumentare…

Curiosità: Costa Rica, ma non dovevamo vederci più?

Lo ammettiamo. Quando abbiamo visto, tra le varie selezioni nazionale da analizzare nel Girone E, anche la Costa Rica ce la siamo presa un po’ a male. Perché? Chiedetelo a mister Cesare Prandelli e alla Nazionale Italiana del 2014…

Condividi:

Pubblicato da Andrea Coscetti

Classe 1993, laureato in "Comunicazione, Lingue e Culture" all'Università degli Studi di Siena e studente del Corso di Laurea in "Media, Comunicazione Digitale e Giornalismo" alla Sapienza di Roma. Aspirante professionista della comunicazione, social media manager sportivo, tifoso milanista "non evoluto", segue il mondo degli e-sports con grande interesse. Una parola? #Daje.