Tempo di lettura: 14 min
Il Girone F tra Prima Guerra Mondiale e sfide dal fascino datato.
Il dimenticatoio è quel luogo oscuro della mente umana nel quale i ricordi vivacchiano nell’ombra, travolti dal verificarsi di nuove emozioni e soprattutto nuovi ricordi che competono tra di loro per occupare un posto di prim’ordine nella memoria dell’uomo. Quando poi i ricordi vengono rispolverati, ecco che la mente di ognuno di noi è invasa da nuove sensazioni e…telegrammi. Insignificanti solo all’apparenza ma capaci di cambiare il corso della storia. Il telegramma, o cablogramma se preferite, è tutto ciò che unisce dal punto di vista geopolitico Germania e Messico, partita d’esordio del Girone F del Mondiale russo il prossimo 17 giugno al Luzhniki di Mosca. La storia delle due nazioni è legata al celebre “Telegramma Zimmermann”, il punto della discordia tra i due stati e gli Usa, fino a quel momento neutrali al conflitto mondiale e indirettamente coinvolti nella vicenda.
Molto più di un telegramma
Il documento prese il nome dal Ministro degli esteri tedesco Arthur Zimmermann che, inviando un messaggio in codice all’ambasciatore teutonico in Messico Heinrich von Eckardt, propose al governo messicano un accordo di netta opposizione nei confronti degli Stati Uniti, fino a quel momento neutrali al conflitto. Il contenuto del messaggio prevedeva la proposta di accordo del governo tedesco per un’alleanza con il Messico. I tedeschi, dal canto loro, avrebbero invece cercato di mantenere la neutralità (solo fantomatica) con gli Stati Uniti. Se questa strategia politica avesse portato a risultati negativi, a quel punto il governo messicano avrebbe dovuto fare causa comune con la Germania. Obiettivo? Persuadere anche il governo giapponese ad unirsi alla nuova alleanza che si sarebbe dovuta creare. Il fine ultimo era quello di attaccare gli USA con una guerra sottomarina illimitata. Inoltre se il telegramma fosse stato reso pubblico, lo scoppio della guerra tra Germania e Stati Uniti sarebbe stata cosa fatta. La segretezza del contenuto del telegramma era infatti vincolata al successo della guerra sottomarina in favore della stessa Germania: Zimmermann, come moneta di scambio all’accordo, prometteva al Messico non solo un ingente supporto economico-militare ma anche la restituzione di territori persi nel corso della Guerra Messicano-Americana del biennio 1846-1848 (Texas, Nuovo Messico e Arizona). Il famoso conflitto ribattezzato come “guerra di Mr. Polk”, dal nome del presidente statunitense dell’epoca, il democratico James Knox Polk. In ogni caso il Messico aveva già rifiutato la proposta di alleanza tedesca giudicando impossibile il controllo sui territori persi nel conflitto a metà ’800. Il presidente messicano Venustiano Carranza (leader del Partido Liberal Constitucionalista) sapeva benissimo che il Messico non avrebbe mai potuto prevalere contro lo stra potere americano in ambito politico-militare.
Room 40, la stanza della svolta
Il telegramma però ebbe breve segretezza: il messaggio della proposta di accordo tedesca fu intercettato dai servizi segreti inglesi della “Room 40” comandata dall’Ammiraglio William R.Hall che bloccò i cavi telegrafici sottomarini che collegavano la Germania con l’emisfero occidentale. In questo modo tutte le comunicazioni che la Germania indirizzava dal suo territorio confluivano sui cavi di controllo britannico e quindi risultavano facilmente intercettabili.
Il governo inglese si trovò però in una posizione di “immobilismo diplomatico”, relativo al rendere pubblico il contenuto del messaggio di Zimmermann: non poteva consegnare il cablogramma agli americani che proibivano ogni tipologia di intercettazione relativa alle comunicazioni diplomatiche. Le operazioni di consegna segreta agli Usa del telegramma avrebbero sancito la mancanza di impegno britannico negli accordi diplomatici stabiliti dagli stessi Stati Uniti. D’altronde anche la consegna pubblica del documento non avrebbe comunque portato benefici agli inglesi: la via della trasparenza avrebbe di fatto rivelato al nemico tedesco che i servizi segreti britannici erano in grado di decifrare il codice segreto teutonico, con conseguente perdita del vantaggio bellico. Ma il governo britannico, abile nelle strategie di politica estera, decise di rendere pubblico il contenuto del messaggio, con il preciso obiettivo di spingere in guerra gli Usa al loro fianco tra le nazioni alleate e in opposizione agli imperi centrali. Il colpo di teatro inglese diede una nuova svolta al conflitto: i servizi segreti britannici, assodato il fatto che i tedeschi avessero trasmesso il telegramma ai messicani tramite linee telegrafiche di tipo commerciale (quelle fuori dagli accordi con gli Usa), riuscirono tramite un agente segreto (cronache dell’epoca lo nominano Mr. H.) ad ottenere da Città del Messico una copia del contenuto del testo decifrato e analizzato dalla Gran Bretagna. La strategia inglese riuscì perfettamente: convinsero prima gli americani del fatto che il telegramma era stato intercettato nel passaggio dall’ambasciata statunitense fino al Messico e non dalla Germania agli Usa, (quindi non violando la copertura imposta dagli americani) e poi i tedeschi, in merito al fatto che il messaggio era stato intercettato e già decifrato in Messico (quindi non decifrato dagli inglesi).
Goodbye, neutralità, goodbye
La svolta della vicenda si ebbe il 1 marzo del 1917, quando il testo del cablogramma venne reso pubblico su tutti i quotidiani statunitensi, scatenando un’ondata anti-messicana ma soprattutto anti-tedesca: già Il 7 maggio 1915 un sottomarino tedesco silurò la nave Lusitania provocando la morte di 1198 civili, di cui 124 statunitensi. La notizia ebbe imponenti strascichi negativi, nell’opinione pubblica americana e soprattutto negli organi governativi statunitensi che, sotto la presidenza di Thomas Wilson, lanciarono un ultimatum al governo tedesco guidato dal cancelliere Theobald von Bethmann-Hollweg: nonostante la neutralità inizialmente dichiarata, gli Stati Uniti erano pronti a dichiarare guerra all’impero tedesco, schierandosi a favore degli Alleati.
Zimmermann o non Zimmermann: questo è il problema
Sulla paternità del messaggio del cablogramma la stampa americana mostrò dubbi: inizialmente l’opinione pubblica statunitense credette che il telegramma fosse un falso, progettato per portare la nazione in guerra a fianco degli Alleati. Questa opinione venne rafforzata dai diplomatici tedeschi e dalle lobby pro-germaniche degli Stati Uniti, che denunciarono il telegramma come fake. Tuttavia Zimmermann, sotto pressione, fu costretto ad ammettere quanto fatto qualche mese prima. Il 2 aprile Wilson dichiarò guerra alla Germania e il 6 aprile la sua proposta venne accettata all’unisono da parte del Congresso americano che diede il benestare all’ingresso degli Stati Uniti nella Prima Guerra Mondiale.
Dal telegramma al calcio
Il Girone F, oltre a regalarci lo scontro tra Germania e Messico (i cui precedenti non sono circoscritti al mero ambito sportivo) proporrà importanti incroci, soprattutto per quel che concerne la lotta al secondo posto, utile per la qualificazione agli ottavi di finale. Dando per scontato il primo posto tedesco, sarà lotta a tre per l’ultimo posto disponibile: Messico, Svezia e Corea del Sud si giocano l’ottavo di finale del Mondiale.
Girone F ai raggi x
La Germania campione del Mondo è una delle favorite della rassegna iridata. Il c.t. Joachim Loew, ormai assorbite le critiche per la mancata convocazione di Bernd Leno (estremo difensore del Bayer Leverkusen) e Leroy Sané (maturato nel Manchester City dei record di Pep Guardiola), farà affidamento sulla freschezza di Timo Werner del Lipsia e sugli intramontabili Thomas Muller e Mario Gomez. Se tra i pali è certo il ritorno di Manuel Neuer e in difesa il blocco-Bayern rappresenta la colonna portante della retroguardia teutonica (Mats Hummels e Jerome Boateng più la fisicità dirompente di Niklas Sule), è il centrocampo il reparto su cui Loew punta maggiormente: il ritrovato Marco Reus, la certezza in mediana di Toni Kroos e degli inserimenti di Sami Khedira oltre alla consacrazione definitiva del gioiellino del Bayern Leon Goretska rappresentano il punto di forza di una nazionale che raggiunge risultati di prestigio sfruttando i settori giovanili delle squadre delle Federazione. Vero, Italia?
Al nostro posto c’è invece la Svezia. Staccato il pass per il Mondiale ai danni dell’Italia nella notte degli incubi di San Siro (nostri, chiaro), gli svedesi del c.t. Jan Andersson hanno lasciato a casa la stella Zlatan Ibrahimovic (in una querelle tra giocatore e tecnico durata settimane sull’ipotesi di convocazione di Ibracadabra dopo l’addio alla stessa nazionale) per puntare sui veterani John Guidetti (ora in Liga Spagnola, al Deportivo Alavés) e Marcus Berg (oggi al Al-Alhi ma vecchia conoscenza del calcio greco con la maglia del Panathinaikos). A centrocampo il talento nordico è interamente affidato alle geometrie e alla creatività di Emil Forsberg, seguito dalle big europee, mentre la fase difensiva è ancora affidata al capitano Andreas Granqvist, vecchia conoscenza del calcio italiano con la maglia rossoblù del Genoa. Il Messico, l’”Attila” della CONCACAF (dieci successi a livello continentale) punta all’ottavo di finale con la stella Hirving Lozano. Campione d’Olanda con il Psv Eindhoven, l’ala offensiva dei biancorossi targati Phillips è, al pari dello stakanovista Chicharito Hernandez, la stella della nazionale tricolor. Occhio anche a Carlos Vela e Andrés Guardado: il passaggio del turno messicano passa anche dalla loro esperienza e abitudine a certi palcoscenici. Infine la Corea del Sud, alla sua nona partecipazione consecutiva a un Mondiale (miglior risultato della storia fu il quarto posto alla coppa del Mondo disputata in casa – e in condominio con il Giappone – nel 2002). Inutile nasconderlo: le “Tigri Asiatiche” puntano a limitare i danni in Russia e cercano di ben figurare nel Girone F. Il tasso tecnico della rosa a disposizione del tecnico Shin Tae-Yong non è di certo eccelso ma i top-player non mancano: le chiavi del centrocampo sono affidate a Ki Sung-Yueng e Lee Chung-Yong, rispettivamente dello Swansea (retrocesso lo scorso maggio in EFL Championship) e del Crystal Palace. In attacco è inevitabile sottolineare la presenza di Son Heung-Min del Tottenham che non ha bisogno di presentazioni. Chi potrebbe fare la differenza è l’altra punta coreana Hwang Hee-Chan del Salisburgo grazie alla sua velocità e il suo dinamismo.
Girone F alle porte. Solo la Germania sembra sicura della qualificazione agli ottavi. Il resto è un foglio bianco da riempire.
Amarcord, per brindare a un incontro…
Parafrasiamo il celebre pezzo di Peppino di Capri, “Champagne”, del 1973 per l’analisi dei precedenti tra le quattro nazionali in lizza nel Girone F. Se a livello geopolitico non c’è niente di cui brindare nel confronto tra Germania e Messico, ecco che alla fase finale di un Mondiale sono i tedeschi ad aver sempre alzato il calice per brindare alle vittorie. Il primo scontro diretto in una fase finale del Mondiale risale al 1978, alla Coppa del Mondo della vergogna in Argentina, quella della dittatura militare del general Videla: i tedeschi si imposero con un tennistico 6-0 (Dieter e Hansi Muller più i sigilli di Rummenigge e Flohe, entrambi a segno con una doppietta). Il secondo confronto mundial tra le due nazionali risale al quarto di finale della Coppa del Mondo 1986, disputata proprio in Messico: a spuntarla, all’Estadio Universitario di San Nicolàs de los Garza, furono i tedeschi ai calci di rigore. Nel Mondiale francese del 1998 lo scontro diretto si disputò agli ottavi: Luis El Matador Hernandez illuse i suoi che subirono negli ultimi 15′ di gara la rimonta teutonica firmata Klinsmann e Bierhoff. Un unico precedente invece lega il Messico con Svezia e Corea. Nel Mondiale svedese del 1958, i padroni di casa ebbero la meglio con un netto 3-0 (si giocava la fase a gironi, gruppo 3) mentre con i coreani l’unico precedente risale anch’esso a una fase a gironi: entrambe accoppiate nel gruppo E, la sfida tra sudamericani e asiatici si concluse con il 3-1 per i messicani. Inedita è invece la sfida tra Svezia e Corea.
È però la sfida tra Germania e Svezia la più giocata in una fase finale del Mondiale, almeno relativamente al Girone F della rassegna iridata alle porte. Il primissimo incrocio è datato 1938, alla seconda edizione dell’allora coppa Rimet disputata in Italia. A San Siro, i tedeschi vinsero per 2-1 il quarto di finale. La vendetta nordica si materializzò 20 anni dopo: nell’unico Mondiale disputato in casa, la Svezia vinse 3-1 a Goteborg sulla Germania conquistando la finalissima poi persa con il Brasile dell’astro nascente Pelè. Nel 1974, in casa teutonica, la Germania Ovest ebbe la meglio sui gialloblù per 4-2. Era il girone B della seconda fase a gruppi. Tra i marcatori, il quarto sigillo tedesco fu ad opera di Uli Hoeness, attuale presidente del Bayern Monaco. Ancora Germania-Svezia, ancora in terra tedesca, al Mondiale 2006: 2-0 per i padroni di casa. Decisivo l’ex Inter Lukas Podolski con una doppietta.
La Corea “mundial”: il sogno sfiorato del 2002
Senza dubbio, la sfida che a oggi rappresenta il punto più alto della storia calcistica coreana è la semifinale del 2002, tra le mura amiche (si giocò a Seul). La Germania si impose con una rete di Michael Ballack a 15′ dalla fine staccando il pass per la finalissima di Yokohama, vinta poi dal Brasile con una doppietta di Ronaldo. Altra sfida a eliminazione diretta si disputò nel 1994, al Mondiale americano: nella prima fase a gironi, il gruppo C fu il teatro dell’incrocio tra tedeschi e coreani, terminato 3-2 per i primi (Klinsmann sugli scudi con una doppietta).
