Democrazia corinthiana, autogestione nel calcio

Approfondimento sulla democrazia corinthiana

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Negli anni ’80 il mondo del calcio fu  sconvolto da uno notizia proveniente dal Brasile: il Corinthians, una delle squadre più titolate della nazione versava in una grande crisi economica, nonostante il cambio di presidenza. I giocatori presero il controllo del club, autogestendosi e dando vita alla democrazia corinthiana.

Dirigenza azzerata

La squadra brasiliana nel 1982 cambia i vertici societari. Waldemar Pires diventa il nuovo presidente del club, il nuovo allenatore invece è Mário Travaglini, proveniente dal Portuguesa e con un’esperienza anche nella nazionale olimpica brasiliana. Tra i nuovi acquisti c’è Walter Casagrande, ragazzo cresciuto nel vivaio e che avrà una fortunata esperienza anche in Italia con Ascoli e Torino. Direttore generale della squadra viene nominato Adilson Monteiro Alves, un sociologo, ma in realtà i giocatori prendono il controllo del club, autogestendosi e mettendo tutto ai voti.

La prima cosa messa ai voti è la  formazione che dovrà scendere in campo ogni domenica, questo è l’inizio della democrazia corinthiana. Non erano solo gli undici giocatori che scendevano in campo a essere scelti tramite votazione, ogni aspetto che riguardasse la squadra era messo ai voti,  non solo aspetti tecnici come lo schema di gioco, ma anche aspetti esterni come il menù dei pasti.

Il leader

Il Brasile è nella fase finale di una dittatura che durerà fino al 1984, detta anche dei”Gorillas”; portò il  Brasile al liberalismo economico oltre che ad una forte differenza di classi sociali. Socrates è contro questa forma di dittatura, così come gli altri componenti della squadra, per questo crea la democrazia corinthiana, per una forma di ribellione. Il brasiliano è un giocatore a cui piace inventare, creare la giocata capace di far impazzire la tifoseria. In seguito infatti Socrates dirà “hanno detto tante cose, ma la verità è soltanto una: io colpivo la palla di tacco per farvi innamorare”. 

Storico il fatto che il leader del Corinthians giocasse con una bandana, ma ancor più storica è la maglia con cui la squadra entrava in campo, sul retro c’era scritto democracia corinthiana; giusto per far capire alla tifoseria e alla nazione il loro pensiero. Sia in partita sia durante gli allenamenti i giocatori esprimevano messaggi di pace e contro la violenza.

La fine

Nonostante il bel gioco e l’entusiasmo dei tifosi, il Corinthians vinse meno rispetto a quello che avrebbe meritato, due titoli paulisti, nel 1982 e nel 1983 riservato al vincitore del campionato dello stato di San Paolo, ma mai un titolo nazionale. Infatti nel 1982 e 1984  la squadra brasiliana arrivò fino ai quarti di finale, mentre nel 1983 non si qualificò nemmeno per la fase finale. Nell’estate 1984 la democrazia corinthiana giunse alla fine. Il nuovo presidente eletto fu Roberto Pasqual, che al contrario del suo predecessore, non era d’accordo con lo spirito liberale e democratico del club.

Quindi il neo presidente per ripianare le casse finanziarie della società decise di cedere Socrates alla Fiorentina e Casagrande al San Paolo, con quest’ultimo che tornerà nella squadra dove era cresciuto l’anno seguente. La cessione di due tra gli ideatori della democrazia corinthiana portò alla fine di quest’ultima. Nonostante sia durata solo due anni, questa forma di autogestione è entrata di diritto nella storia del calcio.  

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Pubblicato da Christian Scala

Romano, diplomato al liceo linguistico Hegel, frequenta il corso di Scienze della Comunicazione all'Università Roma tre. Grande passione per il ciclismo e appassionato di calcio, ha collaborato con Centro Mare Radio e attualmente scrive per Torremare e L'ortica, due riviste online.