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Nel corso di una carriera sportiva condotta a livello agonistico, quasi tutti gli atleti hanno sperimentato sulla loro pelle una performance da dimenticare, una gara o una partita deludente, identificata come giornata “NO”, caratterizzata da una prestazione di cui si perde il controllo e il cui risultato sembra impossibile da ribaltare. Questo momento di crisi si chiama choking, letteralmente soffocamento e può coinvolgere sia il singolo atleta che un’intera squadra. Il choking rappresenta quel black-out mentale che paralizza l’atleta generando in lui paura, incertezza, senso di inadeguatezza e provocando il deterioramento progressivo della performance.
Le conseguenze del choking
Da un punto di vista fisico, il corpo subisce alcuni cambiamenti come ad esempio: aumento della tensione muscolare (irrigidimento muscolare), aumento del ritmo respiratorio e del battito cardiaco; da un punto di vista attentivo l’atleta si preoccupa eccessivamente della situazione di gara e non riesce a concentrarsi sulle cose importanti. Come ad esempio ascoltare le indicazioni del coach o dei compagni o comprendere di aver commesso errori importanti.
Da queste condizioni derivano una scarsa coordinazione, movimenti poco funzionali e una sorta di paralisi generale. Tutte queste cose non permettono all’atleta di cambiare le sorti della sua prestazione. Infatti il choking è una condizione tale per cui quando s’innesca è considerata irreversibile, almeno sul momento.
Le cause del choking
Le cause sono solitamente l’eccessiva preoccupazione da parte dell’atleta sull’esito della gara, la ricerca del perfezionismo tecnico e un tentativo di ipercontrollo della situazione. Questi elementi generano a loro volta il rushing, cioè il fare tutto di fretta, nel tentativo di rimediare. Generalmente il contesto in cui si fa esperienza di choking è caratterizzato da un momento di alta pressione agonistica. Quando un evento o una competizione sono di massima importanza, e/o si è soggetti a valutazione esterna da parte di genitori, allenatori, dirigenti, selezionatori.
Alcuni esempi
Carolina Kostner ai giochi di Vancouver del 2010 ha fatto un’esibizione durante la quale, dopo la prima caduta al termine di un salto, ne ha fatte molte altre durante quasi tutti i salti successivi (al termine della gara si è posizionata sedicesima). Roger Federer allo Shanghai Rolex Masters nel 2012 è stato eliminato in semifinale da Andy Murray per 6-4 6-4 regalando all’avversario un intero game, dopo aver commesso tre doppi falli consecutivi.
Il più recente, alla finale di Champions League. Il portiere del Liverpool, Karius, ha compiuto due errori grossolani che hanno permesso al Real Madrid di segnare due goal e vincere la partita (3-1).
Se capita ai grandi campioni, può succedere ad ognuno di noi indipendentemente dalla categoria di appartenenza. Eppure si tratta di atleti molto preparati, sia tecnicamente sia fisicamente. E’ proprio questo l’elemento che colpisce e che dovrebbe, allo stesso tempo, far riflettere sull’importanza della preparazione mentale. Essa non garantisce che un episodio del genere non possa mai avvenire ma sicuramente fornisce gli strumenti per poter gestire una serie di situazioni stressanti che si incontrano in ambito sportivo, soprattutto nell’alto agonismo.
Per questo motivo, quando si parla di choking, la psicologia dello sport lavora in ottica di prevenzione. Lo fa attraverso delle strategie specifiche di allenamento mentale. Tecniche come ad esempio le routine pre-gara, la reazione all’errore, la gestione dello stress, il dialogo interno positivo, tecniche di rilassamento e tanto altro.
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