Combattere le avversità a muso duro: Gennaro Gattuso

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L’estate è quella stagione in cui, tra un campionato e l’altro, il giornalismo sportivo accantona momentaneamente statistiche, analisi, inchieste e si getta sul magico mondo del racconto: di eventi, luoghi, trattative di mercato… e personaggi. In particolare, l’autore del seguente articolo si dichiara estremamente di parte nel celebrare quello che è stato sin da bambino il suo calciatore preferito. Cominciamo.

Gennaro Ivan Gattuso è un combattente. La sua carriera da giocatore, fonte di ispirazione per i piccoli aspiranti calciatori che purtroppo non si trovano in possesso di una eccellente tecnica di base, può essere considerata un inno allo spirito guerriero del mediano vecchia scuola. Quello che lascia agli altri le skills, gli assist al bacio, i gol che mandando in visibilio le folle. Quello che, più che alla qualità, bada alla sostanza, nuda e cruda. Quello che combatte su ogni pallone, che morde le caviglie degli avversari, che recupera e mette pezze quando agli altri, quelli tecnici, capita di sbagliare un filtrante o un’apertura a tutto campo. Quel tipo di giocatore indispensabile in qualsiasi squadra che voglia lottare per qualcosa di importante, insomma. Se poi aggiungiamo, a quella tenacia, la schiettezza e la simpatia unica della persona, non si fatica a capire come mai Ringhio sia entrato nel cuore di milioni di tifosi, rossoneri e non, in tutto il mondo.

Ma lo scopo di questo articolo non è quello discrivere l’ennesimo panegirico sul Gattuso calciatore, descritto e raccontato da molti e più valenti narratori sportivi contemporanei. No, questo articolo vuole provare a raccontare la perpetua Odissea che ha visto protagonista il centrocampista di Corigliano Calabro dal momento in cui ha appeso gli scarpini al chiodo, per confrontarsi con il terribile quanto affascinante mondo della panchina. Gattuso allenatore? Praticamente la tempesta perfetta, adatta solo ad un navigatore che non ha paura di nulla, nemmeno degli tsunami.

Sion&Palermo: esordi amari

La storia del Gattuso-allenatore comincia il 25 febbraio 2013, nel ridente comune svizzero di Sion. Dopo aver chiuso la sua storia d’amore con il Milan, Ringhio è alla sua ultima avventura da calciatore, in una squadra che punta alla vittoria del campionato ma che, a metà campionato, si trova al quarto posto in classifica. Una situazione inaccettabile per Christian Constantin, vulcanico presidente della società svizzera che nell’anno solare 2012 ha già realizzato sei cambi di guida tecnica: via mister Victor Muñoz, dentro proprio Gattuso in veste di allenatore-giocatore: discorso puramente informale, visto che Ringhio è sprovvisto del patentino da allenatore. La prima avventura sulla panchina svizzera dura poco: dieci punti in 11 partite ed eliminazione nella Coppa di Svizzera in poco più di due mesi. Quanto basta per far esplodre nuovamente il presidente Constantin: fuori Gattuso, dentro Michel Decastel. Un primo approccio decisamente traumatico.

Dallo Zamparini svizzero a quello nostrano: il 19 maggio 2013 Gattuso diventa il nuovo allenatore del Palermo, squadra pretendente alla vittoria del campionato di Serie B con l’obiettivo della promozione diretta al massimo campionato nazionale. Chiamato più per cognome e temperamento che altro, come ammetterà lo stesso Zamparini qualche anno più tardi, il neoallenatore rosanero non riesce ad ingranare, e la sua prima avventura da professionista della panchina si chiudedopo soli tre mesi ed un bilancio non ottimale: tre vittorie, un pareggio e quattro sconfitte. A sostituirlo arriva Iachini, che a fine stagione riuscirà a centrare l’obiettivo delineato dalla società palermitana domindando il campionato e rifilando 14 punti di distacco all’Empoli secondo in classifica. Per Gattuso, che nel frattempo è stato scelto da Mac Donald come testimonial durante i Mondiali di Brasile 2014 e vende panini a Milano, si spalancano le porte di una società apparentemente adatta ad un apprendista coach come lui: l’Ofi di Creta.

Ofi Creta: col coltello tra i denti

Apparentemente, dicevamo. In realtà la stagione comincia male e prosegue malissimo, sia sul rettangolo verde che, soprattutto, tra le mura societarie. Gli stipendi non vengono pagati, tra i giocatori cominciano a serpeggiare malumori e insofferenze nei confronti di una situazione al limite del sopportabile. Gattuso, che a tutto è abituato tranne che a mollare alla prima difficoltà, fa quel che può per tenere unita squadra, staff tecnico e tifosi.

Il 21 settembre 2014 è protagonista di uno sfogo di denuncia alla Trapattoni, con tanto di inteprete visibilmente confuso dall’elevato tasso di mescolanza fra italiano, inglese e calabrese adottato da Ringhio durante la conferenza stampa incriminata. Il 26 ottobre rassegna le dimissioni, ma i tifosi invocano la sua permanenza, con la speranza che la situazione possa stabilizzarsi. E invece no: le difficoltà aumentano, e al ritorno dalle vacanze di Natale i giocatori “cominciano a battere cassa” direttamente con l’unica figura di riferimento rimasta a garantire ordine e credibilità: proprio lui, proprio Gattuso, che a questo punto, alla vigilia del Capodanno, torna sui suoi passi e si dimette da allenatore.

Pisa: gioie e dolori

Altro giro, altra panchina per il guerriero Gattuso, che in soli tre anni ne avrebbe già passate abbastanza per una carriera intera. Ma finalmente gli dèi del calcio sembrano guardare con favore nei suoi confronti, e decidono di regalargli un’emozionante annata alla guida del Pisa, in Lega Pro. Il campionato scorre senza grosse preoccupazioni extra-campo, i nerazzurri arrivano secondi in classifica e scalano la montagna dei play-off guadagnandosi l’accesso alla Serie B 2016/17 dopo una fantastica doppia finale contro il Foggia, con gol, spettacolo e -ma non staremmo parlando di Gattuso in caso contrario- con tanto di momenti di alta tensione fra la tifoserie foggiana e la panchina pisana. Il verdetto, comunque, è uno solo: il Pisa è in B. Una categoria che, purtroppo, l’ex centrocampista del Milan non riuscirà a godermi appieno nella successiva stagione sportiva. Così come a Creta, infatti, anche nel capoluogo provinciale toscano si fa spazio una grave crisi societaria, che opprime mentalmente la piazza nerazzura e si ripercuote inesorabilmente sui risultati sportivi: solo 20 punti nell’intero girone d’andata, ed un ambiente ormai depresso in cui, neanche a dirlo, tocca a Gattuso fare da allenatore, psicologo, direttore sportivo, motivatore. Il passaggio di proprietà operato nel gennaio 2017 arriva tardi e non riesce a far compiere il miracolo, e il campionato si chiude con una retrocessione, frutto amaro dell’ultimo posto in classifica generale. “Grazie Pisa, grazie a tutti i tifosi: mi avete fatto sentire uno di voi, mi sono sentito amato. E non lo dimenticherò mai” scriverà nella sua lettera di saluto alla piazza pisana: un legame stretto in tempi di crisi, che ha detta di molti tifosi nerazzurri non si esaurirà mai.

Milan: una nuova sfida, in terreno amico

Dopo Sion, Creta, Palermo, Pisa, e dopo una sola stagione tranquilla tra le cinque vissute durante i suoi esordi come allenatore professionista, per Gattuso arriva il momento di tornare a casa: il nuovo Milan cinese vuole avviare un progressivo ritorno di tante vecchie leggende rossonere per dare credibilità al proprio progetto. Se la trattativa con l’ex capitano Paolo Maldini però si rivela un buco nell’acqua, il dialogo con Ringhio ha successo, ed il Direttore Sportivo Massimiliano Mirabelli lo colloca alla guida della Primavera rossonera: “So cosa significa indossare questa maglia, voglio insegnarlo ai ragazzi. Voglio spiegare loro cos’è il Dna Milan” le sue prime parole. I giovani milanisti vengno travolti dalla sua enorme carica emotiva: Gattuso è lo stesso martello pneumatico che era da giovane, ma adesso a dover correre sono loro.

Sembra tutto perfetto, ma ancora una volta gli dèi del calcio sembrano avere un occhio di riguardo per il mister: i risultati della Prima Squadra faticano ad arrivare, Vincenzo Montella sembra non riuscire a trovare un assetto tattico adatto alla squadra da 240 milioni di euro, tanti sono i milioni spesi durante la sessione di mercato estiva. Così, dopo il pareggio contro il Torino del 27 novembre 2017, la dirigenza rossonera dà via al ribaltone: a Montella il ringraziamento per il lavoro svolto, a Gattuso -fortemente voluto proprio da Mirabelli- gli auguri di rimettere in sesto una squadra sfilacciata, depressa, al settimo posto, ad un passo dalla contestazione dei tifosi. Una nuova battaglia, che comincia nel peggiore dei modi: 2-2 contro il Benevento, primo storico punto per i campani con gol all’ultimo secondo del portiere giallorosso Brignoli. Praticamente abbastanza materiale per un anno di meme su internet.

La situazione però migliora con il tempo: Gattuso dà un’identità tattica precisa al suo Milan, tira a lucido alcuni elementi depressi della rosa come Calhanoglu e Biglia, affida la regia della squadra a Bonucci, ed è aiutato dall’esplosione definitiva di Cutrone, che a fine campionato si confermerà top scorer della squadra con diciannove gol stagionali, di cui dieci in campionato. Dall’inizio della sua gestione tecnica il Milan andrà ad una velocità supersonica –terzo per media punti dopo Napoli e Juve-, anche se il ritardo accumulato con la gestione Montella non consentirà il tanto agognato ingresso in Champions League.

Il resto è cronaca recente: l’esclusione e la riammissione in Europa League, il traumatico cambio di proprietà con la prematura fine della breve quanto dubbia era cinese, il nuovo management, ed un solo, unico punto fermo nel vecchio orgranigramma societario: il coach della Prima Squadra, proprio quel Gennaro Gattuso unico menzionato nel comunicato ufficiale di Elliot dopo l’acquisizione del club. Nonostante le voci su Antonio Conte, nonostante la tensione che si respira dalle parti di Casa Milan, nonostante tutto Gennaro Gattuso è ancora lì, in prima linea, a combattere come ha sempre fatto e come continuerà sempre a fare. In bocca al lupo mister.

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Pubblicato da Andrea Coscetti

Classe 1993, laureato in "Comunicazione, Lingue e Culture" all'Università degli Studi di Siena e studente del Corso di Laurea in "Media, Comunicazione Digitale e Giornalismo" alla Sapienza di Roma. Aspirante professionista della comunicazione, social media manager sportivo, tifoso milanista "non evoluto", segue il mondo degli e-sports con grande interesse. Una parola? #Daje.