Euroleague 2021/22 – Team Focus: UNICS Kazan

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Si sono ripresentati in Euroleague sfacciati e senza nulla da perdere, dimostrando un atteggiamento che – specialmente tra le mura amiche della Kazan Hall – li rende pericolosi per tutti. Dopo 11 turni sono agganciati al treno playoff (6-5 di record, settimi assieme ad ASVEL e CSKA) e continuano a sognare. Questo UNICS è letteralmente la mina vagante della competizione.

Up: elevata fisicità difensiva ed efficienza in contropiede

La formazione allenata sapientemente da coach Perasovic fa notevolemente la differenza nella propria metà campo. Hanno il 2° miglior defensive rating della competizione (103.1 punti subiti su una base astratta ed egualitaria di 100 possessi) alle spalle del Real Madrid (tenuto a 58 punti nella vittoria dello scontro diretto) e dominano nella classifica delle palle recuperate con ben 9.5 di media. Per rendere l’idea, il Fenerbahçe primo inseguitore è fermo a 8.1. Il segreto di questo UNICS – oltre a John Brown III di cui si parlerà dopo – è una mobilità laterale e verticale davvero invidiabile. Poter giocare con Brantley, i due Brown, Hezonja da guardia, un lungo vecchia scuola ma rapido come Jekiri, esterni stazzati come Canaan e Mayo permette agli uomini di coach Perasovic di essere letteralmente letale in transizione. Ecco come si spiegano i 71 possessi giocati a partita dall’UNICS, dato più elevato della competizione alle spalle del Monaco.

UNICS Kazan

Un giocatore che si esalta con questi ritmi è Lorenzo Brown, terzo top scorer della squadra e atleta sottovalutato soprattutto in transizione. Quelli che possono e hanno già spezzato parecchie partite in attacco sono Isaiah Canaan e Mario Hezonja. Il primo è stato spesso spremuto nel secondo tempo, coinvolgendolo in uscita dai blocchi e lasciandogli piena libertà negli 1vs1; il secondo invece è molto altalenante ma quando ingrana le marce giuste – come accaduto contro l’ALBA e nel primo tempo contro il Real – è letteralmente un’arma totale con la palla tra le mani.

Down: troppi isolamenti in attacco e ottovolante di risultati

Quando gli avversari riescono ad arrestare la furia dell’UNICS in contropiede, ecco che i russi mostrano la metà oscura della Luna. Quanto Lorenzo Brown è bravo a creare in transizione per i compagni, tanto è incapace di dare flusso alla manovra offensiva dei suoi in situazioni statiche. Lo stesso Hezonja ha la tendenza ad esagerare con i suoi 1vs1; per questo motivo la presenza di playmaker aggiunti come Vorontsevich, Spissu (il sardo però è un grosso bersaglio difensivo), Zaytsev e lo stesso John Brown III sono fondamentali in determinati sprazzi della partita per rendere il gioco dei russi meno dipendente dai propri leader.

Così si spiega il 14° offensive rating del torneo (104.6 punti segnati su 100 possessi, nessuna squadra in orbita playoff fa peggio di loro), i soli 15.6 assist di media (12esimi) e l’ottovolante di risultati. A dei successi roboanti come quello contro il Real fanno da contraltare l’80-41 in casa del Fenerbahçe o il primo tempo – poi rimediato alla grande nella ripresa – contro l’ALBA. Comunque sia, per essere proveniente dall’Eurocup, l’UNICS ha fatto molto bene sinora e la soluzione ai problemi offensivi dipenderà dalla presenza offensiva di Mayo e Brantley, due tasselli chiave ancora lontani dal loro massimo potenziale.

Player Focus: John Brown III

Ce lo ricordiamo bene dalle esperienze nel nostro Paese, l’americano è letteralmente il jolly in più che nessuna squadra di Eurolega ha tra le proprie fila. John Brown III è principalmente un 4 ma sa giocare anche da 5 assieme a Vorontsevich e/o Brantley. Ciò in cui JB è da sempre sorprendente è il suo agonismo e la sua energia – mai incanalata, tra l’altro, in giocate sporche o fuori dai binari – nella propria metà campo. L’aspetto nel quale continua a sorprendere l’intera Eurolega sono gli show altissimi e i raddoppi che porta sul pick and roll avversario. L’americano ha una rapidità di piedi e una tenacia muscolare nella parte superiore del corpo davvero spaventosa e recupera 2.7 palloni a partita, stra-primo nella specialità davanti al compagno di squadra e omonimo Lorenzo (1.8).

In attacco, i passi in avanti sono evidenti di partita in partita. Oltre ad aver migliorato la meccanica (non porta più troppo il pallone dietro la testa nella parte finale del movimento), John Brown III ha raggiunto una certa sicurezza nel jumper dalla media distanza e sta integrando il tiro da tre punti (18.2% in stagione su 1 tentativo a partita). È inoltre abilissimo nel passare il pallone sia da rollante che nell’eseguire i consegnati per i rapidissimi esterni. Con Spissu, da questo punto di vista, la sintonia è davvero ottima.

Ciò che bisogna ancora raffinare è sicuramente il tiro da qualsiasi distanza. Inoltre, avendo questo impatto di energia straripante, farlo giocare per 30 minuti a partita potrebbe far uscire maggiormente i suoi limiti in attacco e in termini di centimetri contro i più alti lunghi avversari. Detto ciò, non esiste un allenatore sul pianeta che non vorrebbe allenare John Brown III in una partita di pallacanestro.

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Pubblicato da Matteo Puzzuoli

Classe 1999, autore presso "Lega Basket Serie A" e studente magistrale di "Media, Comunicazione Digitale e Giornalismo" a La Sapienza di Roma. Appassionato di pallacanestro a 360 gradi, collabora anche per il sito overtimebasket.com