Mondiali 2018, Girone D: il “Nunca más” del Mundial ‘78

approfondimento girone C

Tempo di lettura: 17 min

Si parte. Il Mondiale russo è alle porte e il Girone D, uno dei più equilibrati dell’intera rassegna iridata, aprirà le danze il prossimo 16 giugno. Alle ore 16:00 locali, il tango argentino di Messi, Higuain e Aguero cercherà di impartire lezioni alla danza africana della Nigeria in quel di Mosca (Otkrytie Arena, stadio dello Spartak). Alle 21:00 locali invece, stavolta all’Arena Baltika di Kaliningrad, sarà il turno delle due principali antagoniste dell’Argentina: la Croazia di Perisic, Modric e Mandzukic opposta al “Geyser Sound” dell’Islanda alla sua prima partecipazione mondiale dopo il debutto europeo del 2016 in Francia.

Russia 2018 sarà il palcoscenico di debutto del commissario tecnico dell’Argentina Jorge Sampaoli in un campionato del mondo. L’Albiceleste, priva del capocannoniere della Serie A italiana Mauro Icardi, non convocato per la fase finale del Mondiale, cerca nell’ex URSS un trionfo che manca da Messico ’86 e dalle magie del Pibe de oro Maradona. Sono passati 32 anni dall’ultimo acuto mondiale Albiceleste la qualità, come un buon vino rosso datato, è rimasta intatta: troppo facile nominare Lionel Messi, in cerca di un successo mondiale che assume i contorni dell’ossessione per il rosarino. Troppo facile dire che saranno Higuain e Dybala a dare il tocco di potenza e imprevedibilità alla manovra offensiva argentina. Noi facciamo un nome: Maximiliano Mesa. 26 anni. Trequartista dell’Independiente o, all’occorrenza, seconda punta. Qualità sopra la media, tocco di palla sopraffino: merita l’Europa. Argentina costretta ad arrivare fino in fondo ma la strada verso la finale di Mosca del prossimo 15 luglio è tutt’altro che semplice: il Girone D vedrà Messi e compagni affrontare la sorpresa Islanda, la Nigeria e la Croazia.

 

L’amarcord chiama…

Se per l’Islanda è il debutto assoluto a un Mondiale, e il confronto tra Croazia e Nigeria a una fase finale della coppa del mondo è inedito, ecco che tra l’Albiceleste e la nazionale di Zlatko Dalic spicca un unico precedente: nel Mondiale del 1998 in Francia, l’Argentina del commissario tecnico Daniel Passarella (vecchia conoscenza del calcio italiano) vinse 1-0 il match giocato allo stadio Chaban-Delmas di Bordeaux con il sigillo di Héctor Pineda (ex difensore di Udinese, Napoli e Cagliari). Numerosi sono invece gli incroci tra Argentina e Nigeria. Una “classica” del Mondiale: sono 4 infatti i precedenti tra le due nazionali, tutti disputatisi alla fase a gironi. Il primo, a USA ’94, vide trionfare l’Argentina per 2-1 al Foxboro Stadium: Paul Caniggia con una doppietta spense i sogni di gloria africani (a segno con Samson Siasia). Al mondiale Nippo-Coreano del 2002 Gabriel Omar Batistuta firmò il successo sudamericano e con lo stesso risultato il difensore Gabriel Heinze firmò la vittoria Albiceleste al Mondiale in Sudafrica del 2010. Risale al Mondiale in Brasile del 2014 l’ultimo confronto diretto tra le due nazionali: l’Argentina vinse 3-2. Alla doppietta di Lionel Messi rispose per le rime Ahmed Musa con un doppio acuto. A decidere il match fu una capocciata da corner del centrale difensivo Marcos Rojo che il mese successivo si trasferì dallo Sporting Lisbona al Manchester United.

 

…le relazioni internazionali rispondono

Non ce ne vogliano le altre 3 nazionali del Girone D, Croazia (indipendente dalla Lega dei comunisti di Jugoslavia nel 1991), Islanda (uno dei pochi paesi al mondo a non possedere un esercito militare) e Nigeria (Paese che ha dovuto subire nel corso della sua storia 4 fasi di dittatura militare tra gli anni ’60 e ’90), ma la lente d’ingrandimento dell’Occhio Sportivo vola in Sud America. È la storia ad imporcelo. E la ricorrenza è di quelle che non possono passare in secondo piano: il quarantesimo anniversario del mondiale-farsa disputatosi in Argentina coincide con il campionato del mondo in Russia che, dal punto di vista diplomatico, non può far dormire sonni tranquilli. Sono passati 40 anni. Troppo semplice ricordare il mondiale in terra sudamericana con le istantanee del delantero Mario Kempes, il matador mundial e l’Argentina campione del mondo per la prima volta nella sua storia. L’Occhio Sportivo vi riporta indietro nella storia, fino al 1978: l’Argentina del dittatore militare Videla si macchiava di crimini umanitari, quelli dei “desaparecidos”, verso i quali il mondo calcistico e politico ha chiuso gli occhi, riempiendosi di vergogna. La storia però non ammette distrazioni. Né tantomeno può essere omessa: vi raccontiamo quando la vittoria di una coppa e gli interessi sottobanco hanno travalicato miseramente le vite umane. Un orrore che, a distanza di anni, fa discutere e lascia aperti interrogativi ai quali non si daranno mai delle risposte. Girone D: calcio e storia a braccetto.

 

Don’t cry for me Argentina

“Interrati stan gli orrori sudan sangue quelle mura

di quei vivi senza voce tra gli attrezzi di tortura.

Li han contati a migliaia donne, uomini e bambini

la cultura e la miseria cancellate dalla terra”

Melodie forti, tracce musicali che riecheggiano nella storia della geopolitica mondiale. Il 1996 è l’anno in cui il gruppo musicale dei Nomadi pubblicò l’album “Quando ci sarai”. È la nona traccia – la “Canzone per i desaparecidos”– a portarci indietro di vent’anni. Quando tutto ebbe inizio, nel 1976. L’Argentina viveva una crisi senza precedenti: dalla morte del leader populista Juan Domingo Perón, la Tierra de la plata” era diventata teatro di scontri civili, crisi sindacali e politiche economiche emanate dal Partito Giustizialista (di stampo populista) poco inclini alla classe operaia, costantemente in piazza per manifestare un dissenso su tutta la linea. Esplosioni di bombe continue, omicidi politici all’ordine del giorno. Un clima di guerriglia urbana che portò il generale dell’esercito José Rogelio Villareal a irrompere a Plaza de Mayo a Buenos Aires – sede del governo argentino presieduto da Isabelita de Martínez Perón (terza moglie del leader repubblicano) – per comunicarle la riuscita del golpe de Estado” e metterla in stato di arresto. Il paese entrò nella fase politica più complessa della sua storia: venne imposta una dittatura militare da una triade di comandanti, composta dal tenente generale Jorge Rafael Videla (comandante dell’esercito e neo presidente della Repubblica), l’ammiraglio Emilio Eduardo Massera (comandante della marina militare) e il generale di brigata Orlando Agosti (comandante dell’aeronautica). Il motto argentino “En unión y libertad” (in unione e libertà) a soli 2 anni dall’inizio del Mondiale di calcio (il primo della storia assegnato all’Argentina) perse totalmente il suo intrinseco significato: la dittatura militare ordinò, con effetto immediato, lo smembramento dei partiti politici e del Parlamento nonché l’abolizione della libertà di stampa e di espressione, adottando una censura ferrea. Le decisioni del neo-governo autoritario culminarono poi con il celebre “Proceso de reorganización nacional”. La riorganizzazione nazionale prevedeva l’istituzionalizzazione della tortura, praticata nei centri di detenzione nei quali venivano incarcerati e successivamente fatti sparire tutti gli oppositori politici, in testa quelli di stampo comunista. Fu così che la storia dovette scrivere un nuovo capitolo drammatico della geopolitica mondiale. I “desaparecidos” rappresentano ancora oggi il maggior genocidio nella storia del Paese: un piano di sterminio che contava più di 30.000 civili uccisi, tra donne e bambini.

 

Un Mondiale all’insegna della propaganda

Argentina in ginocchio, Mondiale a rischio. In una situazione complessa sotto ogni punto di vista il presidente del “Consiglio dell’Imprenditoria Argentina”, José Alfredo Martínez de Hoz con il benestare di Jorge Videla (il cui rapporto con il calcio, secondo le cronache dell’epoca, era agli antipodi) non sembrarono intenzionati a investire ingenti somme di denaro nella macchina organizzativa del Mondiale. Fu però Massera, il comandante della marina militare, a cogliere la palla al balzo: diede un’impronta politico-propagandistica all’evento calcistico, consapevole che il primo Mondiale avrebbe potuto avere per il regime militare un ritorno di immagine enorme, nonché un consenso generale nell’opinione pubblica straniera. Con l’istituzione dell’Ente Autárquico Mundial ’78, l’organismo incaricato di coordinare tutte le attività collegate con l’organizzazione del campionato del mondo di calcio, il regime militare confermò i propositi di avveniristiche vedute soprattutto sul piano mediatico. Si fece ricorso alle telecomunicazioni via satellite, ormai assodate nel blocco occidentale e orientale, con la creazione di una nuova emittente televisiva, la ATC (Argentina Televisora Color) che di fatto sostituì il generalista Canal 7.

 

La vergogna mediatica di Argentina ’78

“Finalmente il mondo può vedere l’immagine vera dell’Argentina”.

“Questo paese ha un grande futuro, a tutti i livelli”.

Le due dichiarazioni, rilasciate a conclusione del Mondiale rispettivamente dall’allora presidente della Fifa Joao Havelange e dal Premio Nobel per la pace 1973 ospite a Buenos Aires, Henry Kissinger, sottolinearono come le autorità governative e calciofile fossero al corrente dei crimini tremendi che venivano commessi nell’Argentina sotto la dittatura militare ma non si curavano di essi, mostrandosi accondiscendenti nei confronti del regime. Ma si sa, il denaro e l’opportunismo hanno più valore di una vita civile: la manifestazione sportiva venne fatta passare come se niente fosse accaduto e niente stesse accadendo. Ecco come la costruzione di un frame strategico (il termine fa riferimento all’interpretazione di un evento che i mass media propongono all’audience) da parte di uno stato possa modificare la percezione dell’opinione pubblica relativamente a un evento di ampia portata mediatica come il Mondiale di calcio. Il regime militare operò un controllo ad hoc dei mezzi di comunicazione di massa argentini con l’obiettivo (riuscito) di diffondere a livello internazionale, alla vigilia dei Mondiali e a conclusione degli stessi, un’immagine rassicurante del paese. Contemporaneamente il regime portò avanti il programma di repressione degli oppositori. Tra il maggio e il giugno 1978, durante i campionati, aumentarono le uccisioni e i sequestri: le operazioni repressive si svolsero nell’ESMA (l’Escuela de la mecanica de la Armada) diretto dalla Marina militare e dislocato a pochi metri di distanza dallo stadio Monumental di Buenos Aires, il tempio calcistico del River Plate. Agghiaccianti furono le testimonianze di chi riuscì a sopravvivere al genocidio militare: secondo le ricostruzioni effettuate dai network televisivi – una volta ripristinata la democrazia, nel 1983 –  risultò che i militari sospendevano momentaneamente le torture qualche minuto prima del fischio di inizio delle partite dell’Argentina e che i detenuti ascoltassero in condizioni disumane le gare alla radio. Le torture riprendevano poi dopo la fine degli incontri. Alle torture si aggiunsero anche i famosi “vuelos de la muerte”, i “voli della morte”: i dissidenti del regime venivano apostrofati dai militari dell’aeronautica militare come i trasladados” (“trasferiti”, termine che sottolineava la scomparsa imminente dei desaparecidos), ai quali veniva comunicato che sarebbero stati sottoposti ad una vaccinazione che aveva lo scopo di addormentarli senza ucciderli. I detenuti, vivi ma comunque incoscienti, venivano spogliati e caricati su camion, trasportati all’aeroporto militare di Jorge Newbery (tutt’ora attivo nel quartiere Palermo di Buenos Aires) e imbarcati sugli aerei. Ecco che il macabro genocidio prese forma: i detenuti venivano gettati in mare dagli aerei ancora in stato di incoscienza. Alcuni pare si siano risvegliati dopo essere stati lanciati dagli aerei mentre altri sono stati gettati a mare in stato cosciente. Critici e storici sostengono anche che i voli della morte venissero effettuati anche durante le partite della nazionale Albiceleste che, ironia della sorte, vinse il suo primo Mondiale. Il 25 giugno del 1978 allo stadio Monumental, la finale tra la Nazionale di Mario Kempes e l’Olanda del calcio totale di Ernst Happel in panchina e Ruud Krol in campo come capitano, vide trionfare i padroni di casa dopo i tempi supplementari. La gioia per la vittoria del Mondiale contrastava con il rumore degli aerei che sorvolavano il teatro dell’estasi sportiva nazionale gettando in mare i corpi dei civili. Nunca más non solo fu il rapporto della CONADEP (la Commissione nazionale sulla scomparsa dei civili) del settembre 1984 ma anche l’atteggiamento della nazionale oranje sconfitta: gli olandesi, una volta ricevute le medaglie di rito per il secondo posto, rifiutarono il saluto dei dittatori argentini. Singolare fu anche la scelta della stella della nazionale olandese, Johan Cruijff, sulla quale si è dibattuto in lungo e in largo: alcuni storici sostengono che il numero 14 abbia disdetto l’appuntamento della rassegna iridata del 1978 per protestare contro la dittatura militare sudamericana. Altri sostengono che dietro il gran rifiuto di Cruijff ci fosse la decisione di dire basta al calcio di altissimo livello. Conclusa l’avventura al Barcellona, infatti, il “Profeta del gol” optò per l’esperienza Usa a Los Angeles con la maglia degli Aztecs. Mai più. L’unica edizione di un Mondiale che niente ebbe a che vedere con lo sport. Perché, dopo 40 anni, non si può dimenticare.

Tra tatticismi e curiosità

Se dell’Argentina abbiamo fatto un analisi ai raggi x, il Girone D si appresta a consacrare altre due nazionali in rampa di lancio, Croazia e Islanda, con un terzo incomodo, la Nigeria. I croati sono ormai entrati a pieno titolo nell’élite del calcio mondiale. Nido di campioni in erba e di giocatori affermati, il c.t. Dalic proverà a superare il turno dopo il fallimento della precedente edizione del torneo brasiliano. Non manca la qualità: da Kovacic a Modric, da Rakitic a Perisic passando per Mandzukic e per Nikola Kalinic in cerca di riscatto dopo la deludente stagione con il Milan. Se la Croazia e l’Islanda cercano conferme, la Nigeria si candida come outsider del Girone DLe Super Aquile faranno affidamento agli “inglesi” Moses del Chelsea e Iheanacho del Manchester City. Occhio alle due conoscenze della Serie A: Simy del Crotone proverà a vendicare a suon di gol la retrocessione maturata con i pitagorici mentre Joel Obi del Torino punterà a confermare quanto di buono fatto con la maglia granata. Ed ecco l’Islanda, alla sua prima partecipazione al Mondiale. Le fortune del c.t. Heimir Hallgrimsson sono completamente affidate a Gylfi Sigurdsson, centrocampista dell’Everton (i Toffees lo hanno prelevato dallo Swansea la scorsa estate per la “modica” cifra di 45 milioni di Sterline) Emil Hallfredsson dell’Udinese e Birkir Bjarnason, attuale faro del centrocampo dell’Aston Villa ma con un passato italiano diviso tra Pescara e Genova (sponda blucerchiata). In attacco, ci si aspetta il salto di qualità definitivo del ventenne Albert Gudmundsson, del Psv Eindhoven, e di Alfred Finnbogason, in doppia cifra (11 reti all’attivo) nell’ultima stagione di Bundesliga con l’Augsburg. Geyser sound pronto a risuonare anche in Russia dopo l’exploit dell’europeo francese: Vecchio Continente e Mondo avvisati. Ecco cosa ci riserverà il Girone D, denso di significati calcistici e non.

Ma non sarà solo tattica. Il girone D è la cornice di un fatto di strettissima attualità: l’amichevole tra Argentina Israele, in programma sabato 9 giugno a Gerusalemme, è stata annullata. Nella notte il premier Benyamin Netanyahu ha contattato il presidente argentino Mauricio Macri. Invano si è cercato di far disputare il match in Terra Santa. L’allarme era stato lanciato dal presidente della Federcalcio palestinese Jibril Rajoub che, annunciando di modificare la sede dell’incontro dalla Città Santa ad Haifa, ha dichiarato: “milioni di fan palestinesi e arabi bruceranno la maglia di Messi”. L’Argentina, dal ritiro pre-Mondiale a Barcellona, non ha rilasciato dichiarazioni ufficiali sui messaggi intimidatori provenienti dal Medio Oriente. La situazione ha però assunto i contorni del pericolo quando un gruppetto di fan ha raggiunto il ritiro della nazionale di Sampaoli con i vessilli argentini macchiati di sangue. La minaccia di un attentato terroristico ha inevitabilmente portato all’annullamento del match, confermato anche dal ministro dello sport israeliano, Miri Regev.

Russia 2018. Il Mondiale non è ancora partito ma la tensione è già altissima.

Condividi:

Pubblicato da Alessandro Fracassi

Nato in quel di Sassari nel 1992, cresciuto nel segno della leadership, del temperamento e della passione per i tackle del Guv'nor Paul Ince. Aspirante giornalista sportivo, studio giornalismo all'Università "La Sapienza" di Roma. Calcio e Basket le linee guida dell'amore incondizionato verso lo sport, ossessionato dagli amarcord, dal vintage e dai Guerin Sportivo d'annata, vivo anche di musica rock e dei film di Cronenberg. Citazione preferita: "en mi barrio aprendí a no perder".