Ciao Kobe!

Dieci secondi al termine e la tua squadra è sotto di un punto. A chi daresti la palla per il canestro decisivo? Questa è stata la domanda che per anni ho ricevuto e fatto ad amici e colleghi della palla a spicchi. Pochi i nomi in quella lista che poteva decretare la vittoria o la sconfitta di una squadra. Chiudo gli occhi, provo ad essere il playmaker del team che deve provare a vincere. Porto avanti la palla, vedo un giocatore che esce da un blocco e immediatamente gliela passo. D’un tratto vedo alcune immagini passare davanti a me. Tra tutte mi ritorna in mente la partita tra Los Angeles Lakers e Phoenix Suns del 30 aprile del 2006. Il numero 8 gialloviola riceve il pallone dopo una palla persa e allo scadere infila il canestro del pareggio che porta i Lakers all’overtime. Passano pochi minuti e lo stesso giocatore mette il canestro della vittoria in faccia a Raja Bell e Boris Diaw dei Suns. Ritorno improvvisamente nel match e mi rendo conto che il mio assist è arrivato al numero 8 che infila il game winner. Apro gli occhi, ripenso alla domanda iniziale e d’ora in avanti risponderò con estremo orgoglio e una lacrima sul viso “Allo scadere si può dare la palla solo a Kobe Bryant”.

Ciao Kobe!

Domenica 26 gennaio sarà ricordata da ora in poi per tutti gli appassionati di pallacanestro come un giorno triste. Un giorno che ha visto la scomparsa di Kobe Bryant, all’interno di un elicottero caduto a Calabasas, con sua figlia Gianna. Una tragedia che colpisce a ciel sereno tutti i fan sportivi e che mette in ginocchio il mondo della NBA. In questo momento lo sport sta unendo milioni di appassionati in un dolore profondo, un dolore spontaneo che viene direttamente dal cuore. Perché di Kobe Bryant eravamo tutti innamorati: i compagni di squadra e i rivali sul campo di gioco, gli allenatori che hanno lavorato con lui, i tifosi dei Los Angeles Lakers ma anche quelli dei Celtics.

Difficile in questi casi non pensare al destino beffardo che alle volte decide di prendersi le persone tutto d’un tratto, senza avvisare. Come quel pomeriggio del 7 giugno del 1993 a Denkendorf in cui Dražen Petrović perse la vita in un incidente stradale.

Due campioni, due storie differenti, un grande e unico amore.

La palla a spicchi ci ha donato molto e Kobe Bryant è e rimarrà un regalo inestimabile. Attraverso le sue giocate, le sue schiacciate, le sue parole e la sua grande forza di volontà ci ha segnati. È stato il giocatore simbolo della mia e di molte altre generazioni. Non uno dei tanti, probabilmente uno dei migliori di sempre, sicuramente una leggenda della pallacanestro.

Chiudo nuovamente gli occhi: prendo il pallone, esco di casa e vado al primo campetto che mi viene in mente. Qualche palleggio, arresto e tiro. Solo retina. Questo canestro è tutto per te.

Ciao Kobe!

 

 

 

Foto di Harry How / Getty Images

 

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