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Il canto del cigno del basket a Forlì: Niccolair e la promozione in A1 del ’95

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La promozione in Serie A1 della Libertas Pallacanestro Forlì, allora sponsorizzata Olitalia al termine dell’annata 1994/95, rappresenta solo uno dei più incredibili e controversi capitoli che la storia della pallacanestro italiana ricordi: scambi di proprietà, esoneri a stagione in corso, americani che vanno e vengono, nottate ai casinò veneziani preferite agli allenamenti fino alla sera del 21 maggio 1995 e alla Serie A, conquistata nella tana dei rivali di sempre. Un collettivo che la piazza forlivese non ha mai dimenticato e che l’Occhio Sportivo riporta, dopo quasi 26 anni, sotto la luce dei riflettori.

Asse Roma-Forlì: uno scambio di…piazze

C’era una volta il basket che cambiava nome. Prima una carne in scatola, poi un’auto, e un vermuth. Dal fronte del calcio, sacro e immutabile, dissentivano. Troppi sponsor, troppa confusione. Addirittura marchi oggi qui domani là, salotti di Cantù che finivano a Caserta, una babele. Ma il bello (o il brutto) doveva ancora venire. Adesso ci sono le squadre che cambiano casa”. 1 giugno 1994: il giornalista Walter Fuochi saluta così, sulle colonne di Repubblica, una notizia destinata a far discutere il mondo del basket e non solo. Se in Nba i Timberwolves traslocano da Minnesota a New Orleans per la cifra di 243 miliardi di lire, sono Roma e Forlì in Italia le protagoniste di un vero e proprio “scambio di residenza”. Due i dirigenti protagonisti della vicenda più controversa dell’estate cestistica del ’94: da una parte Angelo Rovati, patron del Burghy Virtus Roma e un passato sul parquet tra Cantù, Bologna (sponda Effe), Venezia e Forlì. Dall’altra Giorgio Corbelli, imprenditore romagnolo e presidente della Libertas nonché fondatore del canale televisivo commerciale Telemarket. Corbelli detiene anche le quote di maggioranza della Calegaro Brescia, neo retrocessa in B1.

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Le vicende ruotano tutte intorno alla Virtus Roma, club che Rovati rileva nel 1992 dal gruppo Ferruzzi, coinvolto nello scandalo Mani Pulite. “Tangentopoli” travolge l’Italia e, indirettamente, anche il club cestistico capitolino che dopo aver abbandonato il main sponsor Il Messaggero sprofonda in una crisi culminata nel 1994 con la retrocessione in A2. L’ancora di salvezza per scongiurare la discesa negli inferi si chiama Aurora Desio: appena promossa in A1 ma con irreparabili falle finanziarie, la società brianzola di Pieraldo Celada mette in vendita il titolo sportivo. Rovati non ha la forza economica per rilevare i diritti sportivi di Desio. Ce l’ha invece Giorgio Corbelli che, da abile imprenditore, fiuta l’affare: “Ti dò Forlì, mi prendo Roma“. Quest’ultimo lascia la Romagna per ricostruire il basket all’ombra del Colosseo; percorso inverso per Angelo Rovati che riparte comunque dall’A2 e da un club, l’Olitalia, al quale la Serie A1 manca dal 1992.

Forlì e un roster filo-capitolino

Angelo Rovati si cala immediatamente nella realtà forlivese e presenta un progetto di rilancio triennale: l’obiettivo del nuovo patron biancorosso è quello di conquistare l’A1 entro il 1997. Con la nuova società, cambiano anche gli interpreti che allieteranno gli appassionati nelle domeniche del PalaFiera: ai due superstiti della gestione Corbelli, l’ala Massimiliano Di Santo e il prodotto del settore giovanile forlivese, il lungo Francesco Berlati, lo scambio societario con la Virtus Roma porta in Romagna diversi e interessanti profili: il playmaker classe 1975 Federico Antinori, ottimi prospetti come Riccardo Casprini, Giovanni Focardi, il centro Massimiliano Monti come prima alternativa al titolarissimo Roberto “Bob” Cavallari e la guardia/ala piccola Juan Manuel Moltedo, uruguaiano di nascita ma italiano di adozione.

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Alla nutrita linea verde, l’Olitalia aggiunge al roster tre pezzi da novanta. Giocatori che rappresentano un autentico lusso per il torneo, il cui apporto può spaccare in due l’andamento di una partita. Arrivano a Forlì il play Stefano Attruia e la guardia tiratrice Andrea Niccolai, meglio conosciuto come “Niccolair” per il gesto dell’aeroplano con il quale è solito esultare dopo una prodezza balistica. Si pesca dalla Virtus Roma anche per il tesseramento dell’unico straniero consentito dai regolamenti Fip: dalla Capitale arriva la guardia tiratrice A.J. English (in Italia dal gennaio ’94) il cui talento non basta a evitare al Burghy la retrocessione, sul campo, in A2. La gestione di un gruppo tutto genio e sregolatezza è affidata a Stefano Michelini, coach reduce dalle ottime esperienze di Modena e Battipaglia.

Forlì fa rima con frizioni interne: Niccolai e il sogno (infranto) dell’Nba

Luglio 1994. Mentre l’Italia calcistica fatica a digerire la sconfitta di Pasadena nella finale Mundial con il Brasile, Forlì saluta il roster che con rinnovate ambizioni affronterà il campionato di A2. L’entusiasmo della piazza è contagioso mentre l’idillio Angelo Rovati-Andrea Niccolai dura lo spazio di un Bartolaccio gustato in Piazza Saffi. La guardia pistoiese spinge per la cessione in A1: Buckler Bologna e Benetton Treviso sono pronte a un investimento monstre. Rovati rifiuta cifre da capogiro e non cede di un millimetro neanche quando Niccolai riceve un invito oltreoceano: il coach di Golden State Don Nelson, convoca Niccolair per il camp estivo degli Warriors.

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Non è però l’unica chiamata dall’Nba ricevuta da Niccolai: anche i Kings di coach Garry St. Jean chiedono informazioni alla Libertas, ricevendo anche in questo caso un due di picche. La grana si risolve con un diverbio piuttosto acceso tra il patron Rovati e Niccolai che culmina con l’esclusione del giocatore dal roster del pre season. Il caso rientra solo nella settimana che precede il primo appuntamento di campionato, trasferta a Padova contro la Floor: con Attruia out per epatite, tocca a Niccolair trascinare l’Olitalia nel primo scorcio di stagione.

Campionato da montagne russe

La Serie A2 è torneo tradizionalmente ostico e, per la stagione 1994/95, lo scenario è quello di un campionato dalle mille trappole. Tra nobili decadute e nuove realtà in rampa di lancio, il confine tra il paradiso dei playoff e l’inferno della B1 pare essere sottilissimo.

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Per il ritorno in A1, l’Olitalia dovrà fare i conti con la Teamsystem Rimini di Franco Ferroni e Massimo Ruggeri, capitanata dal giovane Carlton Myers e le neo retrocesse dall’A1: la Polti Cantù di Eros Buratti e Alberto Lupo Rossini e la Juve Caserta di Davide Ancilotto. Da segnalare, tra le pretendenti alla promozione, anche il Blu Club Milano di coach Fabrizio Frates, trascinato dal duo John Fox-Emilio Mikula.

Forlì doesn’t speak English: arriva Kenny Beck’s Williams

Le difficoltà dell’A2 vengono subito saggiate dall’Olitalia che inizia il suo campionato con due sconfitte di misura, a Padova con la Floor di un indemoniato Dexter Cambridge (28 punti a referto) e al PalaFiera con la Polti (79-78 per Cantù il finale). Con il ritorno di Stefano Attruia in cabina di regia e un Niccolai decisivo e performante (25 i punti di media nelle prime uscite stagionali) la Libertas si rilancia in campionato. Arrivano quattro successi in cinque partite (unica sconfitta al PalaFlaminio di Rimini, nel sentitissimo derby con la Teamsystem di Myers) ma c’è una nuova grana da risolvere: English, scelto dai Bullets nel draft 1990, fatica a inserirsi nei dettami tattici di coach Michelini. Il prodotto di UTEP non si integra con Attruia, soffre il dualismo con Niccolai, toglie spazio alla crescita di Moltedo e alla voglia di rivalsa di Max Di Santo, reduce da una travagliata stagione. La brutta sconfitta con il fanalino di coda Pavia e il sofferto successo casalingo ai danni della Libertas Udine si rivelano decisive: English saluta Forlì direzione Levallois, in Francia. Per sostituirlo, la scelta della società biancorossa ricade su Kenny Williams.

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Reduce da una buona stagione in Nba con la canotta dei Pacers, Williams è giocatore che fa dell’esplosività il suo marchio di fabbrica. Impiegabile da 3 o 4 e divoratore di rimbalzi, è conosciuto in America anche per il suo carattere sopra le righe. Ribattezzato Beck’s per lo sconfinato amore che nutre per la birra tedesca e poco avvezzo alla fatica degli allenamenti, Williams familiarizza più con le discoteche della riviera romagnola che con le palestre forlivesi, diventando anche assiduo frequentatore dei casinò veneziani. Nonostante le bizze di Williams, Forlì arriva alla vigilia dello stop natalizio con sei vittorie e una sconfitta. Alla ripresa degli allenamenti post-festività, Forlì si prepara alla delicata trasferta di Cantù. Sono tutti presenti, tranne uno. Kenny Beck’s ha i suoi tempi e giunge in ritiro con 48h di ritardo: entra in palestra con una pelliccia bianca da far invidia anche a una rockstar e saluta tutti con un eloquente: “Hi guys, how are you?“. I compagni si alzano in piedi e lo applaudono. Scene da film, scene da Williams. Il gruppo si compatta. La chimica di squadra è al massimo storico. Per tutti, non per coach Michelini che perde poco a poco il controllo della sua creatura.

Ribaltone in panchina: Michelini out, Phil Melillo in

Il 1995 dell’Olitalia inizia con la sconfitta al Pianella. La Polti fa valere il fattore campo e, complice l’assenza di Williams, conquista i due punti. Sei giorni dopo, Forlì risale la china e annienta la Francorosso Torino con un 106-67 che non lascia spazio a repliche. Da quel momento in poi arrivano sconfitte pesantissime in ottica playoff. L’Olitalia cade a Modena sotto i colpi di Larry Middleton (47 punti a referto e 48 di valutazione) ma soprattutto perde in casa il derby con Rimini. Il momento negativo prosegue con la sconfitta di misura al PalaIndesit di Fabriano. Serve invertire la rotta: il 28 gennaio l’Olitalia vola a Sassari. Priva di Niccolai e Moltedo, Forlì controlla l’inerzia del match ma non ha fatto i conti con il Banco di Sardegna che, guidato da Herbert Baker e Federico Casarin, rimonta nel secondo tempo e chiude il match sull’89-81. Il post partita è tesissimo: dallo spogliatoio biancorosso volano parole grosse e non sono altro che il preludio a quello che Stefano Michelini dichiarerà, poco dopo, in conferenza stampa: “Vi comunico che ho appena rassegnato le dimissioni“.

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L’addio di Michelini è una doccia gelata per la squadra ma a calmare le acque ci pensa Rovati che opta per una soluzione interna: promuove il vice Phil Melillo come head coach e i suoi due assistenti: Mario Santarelli e Rod Griffin. La scelta di affidare la squadra a Melillo, spacciata dai più come “aziendalista“, si rivela invece azzeccata e tutt’altro che casuale: nello scambio di proprietà tra Forlì e Roma, Rovati ha l’intuizione di portarsi dietro anche il coach del New Jersey che nella Capitale ha già destato buone impressioni. Una stima reciproca, quella tra società e nuovo allenatore, che consente allo stesso Melillo di cementare un rapporto già solido con il gruppo degli italiani e di motivare al meglio un giocatore estroso come Williams, con il quale condivide lingua e way of life statunitense.

La scalata biancorossa: è finale playoff

Con Melillo, l’Olitalia ingrana il turbo: dopo la vittoria all’esordio in panchina con Pavia (115-77 il finale), Forlì vince agevolmente a Udine e Trapani e piega in casa la Brescialat Gorizia. Nel frattempo, Williams dà seguito alle trasferte veneziane e alle nottate passate tra locali e casinò. L’assenza dell’americano all’allenamento di rifinitura del sabato mattina diventa un rito. Nonostante il passo falso di Milano con Arese, Forlì vince sei delle ultime sette partite tra regular season e seconda fase. Il quarto posto finale vale l’accoppiamento con la Juve Caserta nella semifinale dei playoff.

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Gara 1 al PalaFiera è tiratissima: l’Olitalia la spunta per due sole lunghezze (83-81) e si porta avanti nella serie con un Massimiliano Di Santo decisivo (22 i punti messi a referto). Il 30 aprile 1995 il PalaMaggiò alza la voce e i bianconeri riportano tutto in parità: 84-66 il finale per la Juve di Piero Pasini. Caserta e la sua stella, Bill Mc Caffrey, promettono la finale playoff alla città della Reggia ma non hanno fatto i conti con la voglia di vincere di Forlì: tra il 4 e il 7 maggio 1995 un ciclone forlivese si abbatte sui bianconeri casertani. Niccolai, Attruia e Williams condannano la Juve a un 3-1 nella serie che non ammette repliche. E’ finale, con la Teamsystem di Myers che parte con i favori del pronostico. Uno scontro sconsigliato ai deboli di cuore.

“Se capiterà…”: Forlì in A1 al fotofinish

Se capiterà che una volta verrà il PalaFiera” è l’inno della stagione dell’Olitalia. Dal debutto in campionato a Padova fino alla prima partita della finale con Rimini. E’ una dolce melodia quella che accompagna gli oltre mille forlivesi al PalaFlaminio il 14 maggio del ’95. Gara uno ricalca la trama di un thriller e l’equilibrio sembra regnare sovrano: si va all’overtime. Carlton Myers ed Emanuel Davis mettono la freccia: Rimini è sul punto di portarsi a casa l’1-0 quando un monumentale Kenny Williams fa la voce grossa a rimbalzo e sigla l’89-85 per Forlì. Gli ultras dell’Olitalia esultano tumultuosamente per un successo di importanza capitale tanto da far crollare la tribuna che li sorregge. Fortunatamente non ci saranno gravi conseguenze.

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La serie si sposta a Forlì. PalaFiera esaurito in ogni ordine di posto. I settemila del palazzo forlivese sono un’arma in più per Niccolai e compagni che non deludono le attese: 72-60 2-0 nella serie. Manca ancora l’ultimo tassello per completare l’impresa. Si ritorna al PalaFlaminio per gara tre. Rimini, con l’acqua alla gola, è squadra pronta ad alzare bandiera bianca e Myers, la sua stella, è in riserva: solo quattro i punti messi a referto, in una gara senza infamia e senza lode. 15 secondi alla sirena. 71 pari. Davis va dalla lunetta: è 2/2. L’Olitalia ha il possesso per portare il match ai tempi supplementari o, addirittura, cogliere un successo clamoroso. Niccolai passa la metà campo e prova il buzzer beater della disperazione. Un solo canestro pesante su nove tentativi per Niccolair fino a quei centesimi di secondo.

Tre, due, uno…solo retina. E’ il tripudio. E’ la gioia più sfrenata. E’ la Serie A1 per Forlì, dopo tre stagioni di sofferenza. Sarà l’ultimo grande acuto forlivese nel grande basket.

In Piazza della Vittoria non volava una mosca nei centesimi di secondo in un cui partì, dalle mani di Niccolai, il tiro della disperazione. Ci passava tutta una vita davanti. Ci ritrovammo subito dopo stretti in un abbraccio, sommersi dalle lacrime. Sommersi dall’apoteosi. Quella sera abbiamo capito il motivo per il quale il basket è l’unico sport che tende al cielo“.

 

Fonte immagine copertina: Forlipedia.it

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Pubblicato da Alessandro Fracassi

Nato in quel di Sassari nel 1992, cresciuto nel segno della leadership, del temperamento e della passione per i tackle del Guv'nor Paul Ince. Aspirante giornalista sportivo, studio giornalismo all'Università "La Sapienza" di Roma. Calcio e Basket le linee guida dell'amore incondizionato verso lo sport, ossessionato dagli amarcord, dal vintage e dai Guerin Sportivo d'annata, vivo anche di musica rock e dei film di Cronenberg. Citazione preferita: "en mi barrio aprendí a no perder".