A tu per tu con Enrico Calcaterra: tra passato, presente e un futuro incerto

Quando sei figlio di Roberto, nipote di Alessandro Calcaterra e di Amedeo Pomilio, la pallanuoto non puoi che averla nel sangue. Oggi siamo a tu per tu con Enrico Calcaterra, attaccante classe ’98 del Pescara Pallanuoto e giovane allenatore di uno sport che ha sulla pelle fin da bambino. Quasi un obbligo entrare in piscina con la calotta allacciata e il pallone sotto al braccio. Enrico, atleta esemplare e grande lavoratore, lo ha sempre fatto in punta di piedi, senza mai cercare i favori di un cognome importante.

Siamo andati a disturbare Calcaterra mentre è a Lignano Sabbiadoro, a lavorare al camp estivo di nuoto, pallanuoto e sincronizzato che papà Roberto ha avviato con successo da dodici anni. Gli abbiamo chiesto di più sul momento che vive, con un orecchio agli allenamenti dei ragazzi e l’altro sintonizzato su Pescara. Situazione delicata quella del club abruzzese, non iscrittosi al campionato di A2. Ma siamo andati anche a scavare su argomenti personali: l’eredità di un cognome pesante, i ricordi migliori, gli obiettivi futuri.

Calcaterra: «Un orgoglio il cognome che porto. Pronto per nuovi progetti»

Partiamo dalla cronaca: ora sei a Lignano Sabbiadoro per l’RC6 Waterpolo Camp. Come procede il lavoro in questa stagione complicata?

«Nonostante la situazione difficile causa Covid-19, sta procedendo tutto per il meglio. In quest’anno particolare l’importante era ripartire, dando un segnale di sicurezza e continuità ad una realtà che esiste ormai da dodici anni. È stato il primo camp ad adottare dei protocolli di sicurezza ben definiti, certificati e anche per questo motivo la risposta dei ragazzi che hanno partecipato è stata più che positiva».

Calcaterra da qualche anno è un brand che va alla grande. Ma prima ancora è un cognome importante e pesante nel nostro sport. Ne hai mai sentito la pressione?

«Ad essere sincero sì, ne ho sentito più volte la pressione, sopratutto da piccolo. Spesso vengono fatti paragoni, ma di questo mi importa poco. Penso a fare il mio percorso e a dare sempre il massimo per raggiungere il meglio. Sicuramente, crescendo e maturando, quella che prima era una pressione è diventata uno stimolo positivo a migliorarmi e a dare sempre di più, ispirandomi a mio padre e ai miei zii che sono stati grandi campioni. Sono più che orgoglioso di loro e dei traguardi che hanno raggiunto. Sono dei grandi punti di riferimento per me, nello sport ma soprattutto nella vita».

Ora però veniamo a Enrico. Dopo quattro anni di serie A2, giocata spesso da protagonista, ti senti pronto per il salto in A1?

«Le ultime quattro stagione sono state molto importanti per la mia crescita personale, sono aumentate anche le responsabilità da prendermi in acqua. Ho cercato di migliorarmi giorno dopo giorno, ponendomi obiettivi importanti e cercando di raggiungerli. L’A1 sicuramente è uno di quelli. Se ci dovesse essere l’occasione, sarei pronto a coglierla e ne sarei felice».

Hai giocato con Brescia, Lazio, Florentia, Civitavecchia, Roma e Pescara. Tante realtà storiche della pallanuoto italiana. Dove ti sei trovato meglio e perché?

«Ho cambiato molte squadre e di conseguenza molte città. Però è difficile scegliere dove mi sia trovato meglio. Ovunque sono andato ho trovato bei gruppi, ragazzi che mi hanno fatto sentire subito uno di loro e tanti grandi amici a cui tutt’ora sono molto legato. Senza dubbio però, i ricordi più belli di questi anni sono lo scudetto U20 vinto con la Lazio Nuoto nel 2016 e la promozione in serie A1 conquistata con la Roma Nuoto nel 2018».

Promozione della Roma Nuoto alla quale hai contribuito con ben 25 gol. Poi la stagione successiva a Pescara hai toccato quota 40, mentre quest’anno eri già a 20 prima del lockdown. Sei un attaccante sempre prolifico, quanti gol ci prometti per il 2020/21?

«L’obiettivo resta quello di far bene come le stagioni passate, mantenendo la stessa continuità. Essendo un attaccante mi piace segnare: far parte dei migliori marcatori è sempre una bella soddisfazione, ma la cosa più importante per me rimane giocare per la squadra e per i compagni».

A proposito della prossima stagione, impossibile non chiedere: cosa sta succedendo a Pescara?

«La situazione a Pescara non è delle migliori, tutto è legato alla gestione delle Naiadi (vedi precedente articolo, ndr). La squadra non si è iscritta al prossimo campionato di A2. È sicuramente difficile per una squadra che deve disputare un campionato di serie A non avere un impianto a disposizione. Da parte mia, mi auguro che tutto si risolva e che Pescara possa tornare a disputare il campionato che merita. Ma inevitabilmente questa incertezza condiziona il mio futuro. Mi sto guardando intorno: se tutto questo non si risolverà a breve, il mio futuro sarà lontano da Pescara».

L’ultima: un augurio e un obiettivo per l’annata 2020/21?

«L’augurio che faccio a tutto il movimento pallanuoto è quello di resistere, di trovare la forza per rilanciarsi. E soprattutto di poter tornare a giocare senza problemi. Il mio obiettivo principale coinciderà con quelli della società per cui giocherò la prossima stagione. Darò il massimo per raggiungerli, non vedo l’ora di riniziare e soprattutto di dimostrare sempre di più il mio valore. Voglio confermare quanto di buono fatto nelle scorse stagioni, cercando di migliorarmi giorno dopo giorno per crescere sia come atleta che come persona. Sperando sempre in una chiamata importante per il futuro».

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