Approfondimento sulla Mapei

La Mapei e il suo decennio d’oro nel ciclismo

Negli ultimi anni è salito alla ribalta nel calcio una squadra, il Sassuolo, il cui presidente è Giorgio Squinzi. Proprietario della Mapei,  azienda attiva nell’edilizia, negli anni ’90 entrò nel ciclismo rimanendoci fino al 2002, diventando uno dei team più vincenti di quei anni.

1993, l’anno zero

Maggio, per gli appassionati di ciclismo è il mese del Giro d’Italia, la corsa seconda solo al Tour de France per prestigio e bellezza. Nello stesso periodo le squadre ciclistiche iniziano lentamente a programmare per l’anno seguente, sia in termini di corridori, sia in termini di nuovi sponsor, senza i quali i team faticherebbero a sopravvivere. Nel 1993 una squadra che fatica a programmare la corsa rosa con serenità è la Eldor, il cui capitano e faro è Marco Giovannetti, campione italiano l’anno precedente e vincitore olimpionico a cronometro nel 1984 a Los Angeles. A salvare la squadra da una possibile scomparsa è la Mapei, il cui proprietario, Giorgio Squinzi, è un grande appassionato di  sport. Sarà l’inizio di una grande storia costellata da grandi vittorie, ma anche da forti delusioni.

L’artefice dell’operazione

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Giorgio Squinzi è il principale protagonista nella scelta della sua azienda di investire nel ciclismo, motivo principale di ciò è che l’imprenditore nato a Cisano Bergamasco, comune di poco più di 6000 abitanti, nutre una forte passione per il ciclismo, sport che predilige particolarmente. Cresciuto sin da giovane nell’azienda fondata dal padre Rodolfo negli anni ’30, l’imprenditore bergamasco ha contribuito a fare della Mapei un’azienda leader nel settore edilizio. Nata come una fabbrica utile a produrre materiali per ceramica e legno, negli anni ’70 l’azienda si espande internazionalmente  aprendo una fabbrica in Canada.

Sebbene l’entrata nel ciclismo risalga al 1993, è nell’anno successivo che nasce ufficialmente il team Mapei. Il primo tassello è quello del ruolo di manager, affidato a Fabrizio Fabbri, che resterà con la squadra sino alla fine, anche con altri incarichi. Il principale arrivo sul fronte corridori fu quello dello svizzero Tony Rominger.

 Le vittorie prestigiose

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L’epopea vittoriosa del nuovo team iniziò nel 1994, quando si corse la Vuelta di Spagna. Nella corsa Rominger dimostrò le sue grandi qualità dominando la corsa spagnola. Sin dall’inizio della Vuelta, iniziata il 25 Aprile da Valladolid, si era capito chi avrebbe vinto la corsa spagnola; d’altronde Rominger era un intenditore del tracciato, avendo vinto anche le due edizioni precedenti. L’edizione 1994 fu un’edizione storica perché con quella vittoria Tony Rominger fu il primo ciclista a vincere tre edizioni consecutive, con l’ultima che arrivò con un vantaggio di sette minuti rispetto al secondo classificato, lo spagnolo Mikel Zarrabeitia.

Un’altra vittoria da dominatore fu quella del Giro d’Italia del 1995. In Italia lo svizzero aveva grandi ricordi, proprio con una formazione italiana era iniziata la sua carriera ciclistica, la Supermercati Brianzoli di Gianluigi Stanga. Rominger, data l’assenza di Marco Pantani per un incidente, era il favorito assoluto. Sin da subito dominò la corsa, vincendo la cronometro della seconda tappa Foligno-Assisi e conquistando la maglia rosa. Quella maglia lo svizzero la terrà fino alla fine, vincendo anche altre tappe e risultando un vero dominatore.

Il doloroso addio

Gli anni successivi vedranno la Mapei trionfare nelle classiche, mentre nei grandi giri non ci sarà nessuna vittoria. La Parigi-Roubaix verrà vinta per ben cinque volte dal team Mapei (1995-1996-1998-1999-2000). Di queste cinque vittorie ben tre furono di un ciclista italiano: Franco Ballerini nel 1995 e nel 1998, e Andrea Tafi nel 1999, quella del centenario. Quella del 1996 fu un’edizione polemica poiché la vittoria del belga Johan Museeuw, fu un preciso ordine dell’ammiraglia, con il secondo e il terzo posto che furono occupati rispettivamente da Tafi e da un altro ciclista Mapei, Gianluca Bortolami.

La Liegi-Bastogne-Liegi del 2002 fu vinta da Paolo Bettini, che bissò il successo ottenuto nel 2000. Quella fu l’ultima vittoria della Mapei, che decise che a partire dal 2003 avrebbe lasciato il ciclismo. Il motivo fu la positività al doping di Stefano Garzelli durante il Giro d’Italia del 2002, quando il ciclista italiano era in maglia rosa. La corsa fu macchiata da altri casi di doping quell’anno. Squinzi vede quella positività come un tentativo di osteggiarlo; lo stesso imprenditore spiegherà i motivi nel 2014 in un’intervista, “c’era troppo doping nel ciclismo. Noi lo avevamo denunciato, avendo puntato la nostra visione sportiva per uno sport senza scorciatoie, nel pieno dell’era Armstrong, e ad un certo punto abbiamo ritenuto che era inutile rimanere, era impossibile competere. E soprattutto, il fatto che noi denunciassimo il doping, era stato anche biasimato e minacciato di punizioni da parte delle autorità ciclistiche internazionali”.

Finisce in questo modo la storia vittoriosa della Mapei, con il suo posto che fu preso dalla Quick-Step. Giorgio Squinzi ha dato molto al ciclismo e con il passare degli anni restano molti rimpianti, uno dei tanti, che nel ciclismo di oggi non c’è più un team italiano.

 

 

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