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64 partite, 169 gol. 30 giorni dopo aver convissuto quotidianamente con la manifestazione semplicemente più attesa al mondo è bene fermarsi ed osservare quanto strada è stata percorsa, ma soprattutto rivivere quel gioco di emozioni che soltanto il mondiale racchiude. Il girotondo che ci ha portato a Mosca, dove tutto è iniziato, non può che partire da una stretta di mano non solo tra due capi di stato, ma tra due culture, perché la locandina del mondiale è esattamente la rappresentazione di un mix cromatico dove ogni colore è un perché sulla tavolozza delle identità, dove ogni sfumatura è un intreccio su quella dell’umanità.
Allora non esiste distinzione perché al Mondiale si piange insieme anche se per motivi diversi, come per le lacrime tedesche dopo il fallimento con la Corea, ben differenti da quelle panamensi dopo il primo storico gol in questa competizione. È stato sicuramente il Mondiale dei gol spettacolari. Da Cheryshev a Mertens passando per Di Maria, dalle volee di Nacho e Pavard. È stato il mondiale dei gol all’ultimo minuto per una partita rimessa in piedi o vinta quando ormai scorrevano i titoli di coda. È stato il mondiale delle delusione per i più attesi e di quelle partite che rimarranno per sempre nella storia.
È stato il mondiale delle rimonte impossibili come Belgio-Giappone che ci lasciano senza aggettivi. Ma non è finita qui perché è stato il mondiale dei messaggi, quello che l’età è spesso solo un numero all’anagrafe se a 45 anni puoi parare un rigore o a 19 anni puoi salire sul tetto del mondo da protagonista indiscusso. Quello che non c è religione che tenga di fronte al fascino di tifare la propria nazione senza imposizioni o limitazioni. Quello che non può essere una malattia a dirti come comportarti in panchina, quando la squadra che hai allevato ti trascina ai quarti di finale.
Quello che non esistono alibi e scuse troppo grandi per fare qualcosa di straordinario, se da una nazione di 4 milioni di persone ne tiri fuori 23 per arrivare in finale. Quello dove la squadra e la nazione più multirazziale del pianeta alza la coppa che mai più di questa volta può essere chiamata “del Mondo”. Eternamente grazie Mondiale!
