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Il 16 maggio si sfideranno a Lione, Atletico Madrid e Marsiglia. La squadra del Cholo, in virtù del 1-1 ottenuto all’andata all’Emirates, vince anche 1-0 nel ritorno in casa contro l’Arsenal, staccando il pass per la finale. Il Marsiglia invece, dopo aver vinto per 2-0 l’andata in casa contro il Salisburgo, soffre nel secondo tempo del match di ritorno in Austria; ci pensa Rolando nei tempi supplementari a regalare il 2-1 che permette ai francesi di raggiungere l’Atletico a Lione il 16 maggio. Ma cosa ci resta di queste semifinali?
La convinzione delle idee
Il cammino europeo del Salisburgo è stato letteralmente straordinario. Lazio e Borussia Dortmund, sono alcune delle vittime illustri che gli austriaci sono riusciti a battere grazie allo splendido lavoro del tecnico Rose e dei giocatori. Il calcio del Salisburgo, fatto di pressing, contropiede e aggressività di stampo tedesco, ha incantato e stupito tutta l’Europa. Un collettivo di giovani, alcuni dei quali provenienti dal settore giovanile, guidati da un tecnico che lo scorso anno ha trionfato in Youth League, con la primavera biancorossa. Dopo lo 0-2 subito al Velodrome, il Salisburgo era riuscito a pareggiare i conti nel secondo tempo del match di ritorno alla Red Bull Arena. Forte della superiorità atletica dei suoi, solo una disattenzione difensiva sul calcio d’angolo che ha portato poi al gol di Rolando, ha spento le speranze dei tori rossi. La semifinale raggiunta però, resta un ottimo risultato per una squadra ambiziosa, che punta su tecnici e giocatori giovani, e su un’idea di calcio molto interessante e di “stampo europeo”. Chissà se il prossimo anno non vedremo Marco Rose e i suoi ragazzi stupire anche in Champions?
Eterni incompiuti
L’uscita di scena dell’Arsenal dall’Europa League, ha fatto percepire a molti la stessa sensazione provata negli ultimi anni: un eterno senso di incompiutezza. La semifinale persa con l’Atletico, è stata l’ultima sfida europea di Wenger, che a fine anno lascerà i gunners, e l’ultima chance di fatto di uscire da vincitore. Anche con l’Atletico, si è visto di fatto il solito Arsenal. Una squadra che a tratti incanta per il gioco offensivo, ma che spreca tanto, e lascia spazi e buchi in difesa, che puntualmente l’avversario di turno sfrutta; chiedere a Griezmann per conferma. La base su cui il prossimo allenatore dell’Arsenal dovrà ripartire è ottima. Tuttavia dovranno essere fatti investimenti nel reparto difensivo e bisognerà creare soprattutto un equilibrio, tra l’estrema bellezza estetica del gioco offensivo, e l’orribile fase difensiva dei gunners.
L’ambizione a volte paga
La rivoluzione tecnica e societaria, attuata dal Marsiglia nell’estate scorsa, ha già portato i suoi frutti. La proprietà americana ha dato vita di fatto ad un progetto ambizioso, e Rudi Garcia è riuscito a riportare dopo anni l’Olympique in una finale europea. Squadra equlibrata anche nella semifinale, che ha cercato di imporre il suo ritmo compassato e fatto di guizzi improvvisi dei suoi top player, come Payet e Thauvin. L’acquisto eccezionale di Luiz Gustavo (diventato subito leader), l’aver trattenuto Thauvin, e l’aver riportato un’icona come Mandanda, si sono rivelate scelte azzeccate dalla dirigenza transalpina. La finale con l’Atletico rappresenta un ottimo banco di prova per una squadra ambiziosa che vuole e sta crescendo in modo esponenziale. Il prossimo step sarà quello di affermarsi in patria, e perché no, anche in Champions League.
Il cholismo vince (quasi) sempre
4 finali raggiunte in 7 anni: 2 di Champions e 2 di Europa League da parte dell’Atletico Madrid. Questi numeri sono la sintesi perfetta del successo di una filosofia e di un tecnico, che perfetto nei modi non sempre lo è. Simeone infatti, sarà squalificato per ben 4 turni dall’Uefa, e dovrà pagare anche 10 mila euro di multa per gli insulti verbali ai danni dell’arbitro Tupin nell’andata. Questa però, è di fatto solo una piccola macchia, che non cancella i risultati straordinari ottenuti in questi anni dall’Atletico e dal suo allenatore. Non scopriamo di certo l’acqua calda, dicendo che l’Atletico è sempre stata la principale favorita del torneo, ma non è mai facile raggiungere una finale, la quarta, di un torneo europeo così dispendioso e insidioso come l’Europa League. Tuttavia, dopo anni, l’Atletico Madrid riesce ancora ad esprimere al meglio i concetti calcistici del suo guru: un sistema difensivo quasi perfetto, una solidità collettiva, e soprattutto la capacità (e forse il piacere) di saper soffrire nelle partite, e punire gli avversari al momento giusto. L’Atletico e Simeone hanno di nuovo l’occasione di vincere l’Europa League (già vinta nel 2012), e quanto meno di diminuire le delusioni delle due finali perse col Real in Champions.
