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Euroleague 2020/21 – Team Focus: Zenit San Pietroburgo, sulle spalle di Kevin Pangos (e non solo)

Zenit

Tempo di lettura: 6 min

Lo Zenit ha messo in piedi in estate una campagna faraonica con l’obiettivo di vedersi confermata la wild card dall’ECA e sinora la squadra di San Pietroburgo sta facendo di tutto per riuscirci: 13 vittorie, 6 sconfitte, 3° posto in classifica potenzialmente valido per il primo accesso ai playoff nella storia del club e un leader tornato quello dei tempi dello Zalgiris: Kevin Pangos.

Up: la leadership di Pangos e ottimo mix di talento ed esperienza

Il biennio in Catalogna aveva portato grossi punti di domanda sulle reali qualità di Kevin Pangos. Quella di Kaunas era stata solo un’annata magica e irripetibile? Quell’exploit era dovuto unicamente alle sapienti qualità di Jasikevicius come allenatore? Guardando lo Zenit versione 2020/21, il canadese sta mettendo a tacere tutti gli scettici. Aldilà delle notevoli cifre individuali (11.7 punti e 6.3 assist di media, tirando con il 50% da 2, il 36% da 3 e l’89% in lunetta), coach Pascual gli ha chiaramente affidato le chiavi della squadra. Ogni azione inizia principalmente con un pick and roll con Gudaitis o Poythress per poi successivamente attaccare e creare per sé o per i compagni. È vero, manca un suo backup di livello in uscita dalla panchina ma sostituire una leadership di questo tipo in una squadra del genere non è per nulla facile.

Nella off-season lo Zenit è stata una delle protagoniste europee ad aver speso maggiormente; tuttavia ogni acquisto non è stato casuale. Oltre Pangos, la scelta di due centri complementari (il redivivo Gudaitis è molto più statico e tecnico rispetto all’atletismo dell’attualmente infortunato Poythress) lascia al playmaker canadese svariate opzioni sul pick and roll, inclusa la possibilità di riaprire e ribaltare il lato per eccellenti tiratori e penetratori quali Baron e Rivers (il primo soprattutto è un cecchino d’élite, vedi il 43.4% da tre punti); ai nuovi arrivati si affiancano l’efficacia di un lungo “vecchio stile” come Thomas, dell’altalenante (ma super difensore) Hollins e del buon collante Zubkov. Se a tutti questi elementi si aggiunge anche la regia di un allenatore navigato come Xavi Pascual allora non c’è da sorprendersi di uno Zenit con il 3° miglior net rating (ossia la differenza tra punti segnati e subiti su 100 possessi) della competizione: +6.1, alle spalle solo delle corazzate Barcellona e CSKA.

Down: attacco a volte monotematico e qualche tassello in difesa da sistemare

Il peso di Pangos nell’attacco russo si sente specialmente quando il canadese non riesce a creare un vantaggio da capitalizzare nel corso dell’azione. È tipico dello Zenit infatti rifugiarsi in statici 1vs1 nel post alto o basso di Thomas e Gudaitis o nelle uscite dai blocchi di Baron, Hollins e Rivers facilmente prevedibili dalle difese avversarie. Tutto ciò è dovuto anche ad un pace, un ritmo bassissimo imposto alla gara (giocano difatti solo 66.6 possessi a partita, ultimi in Eurolega), che favorisce iniziative avventate sulla sirena dei 24 secondi.

Allo Zenit manca davvero poco per mettersi al pari livello con le big d’Europa e un ambito su cui coach Pascual dovrà lavorare è il cercare di “nascondere” i limiti difensivi di alcuni suoi giocatori, Pangos e Gudaitis (oltre a Black, arrivato per rimpiazzare momentaneamente Poythress e ancora lontano dalla forma fisica ideale) su tutti. Il playmaker ex Barcellona paga una statura e una fisicità non di primissimo livello mentre il centro lituano si sta avvicinando a lenti passi verso l’Arturas-pre rottura del crociato, specie in termini di mobilità laterale e verticalità. Questi punti deboli scatenano delle rotazioni non sempre inappuntabili, causa presenza di ottima stazza ma non eccellente dinamismo (vedi Thomas e Rivers). Si parla pur sempre di dettagli ma per una squadra che avrebbe le capacità di raggiungere le Final Four questi particolari possono fare un’enorme differenza.

Player Focus: Mateusz Ponitka

Un gruppo così ordinato e quadrato ha messo in risalto le qualità di Mateusz Ponitka, giocatore in costante crescita e pedina fondamentale nello scacchiere coach Pascual. L’importanza del polacco classe 1993 si nota specialmente nelle situazioni a gioco rotto, momenti in cui diventa la più valida alternativa a Pangos nell’inventare dal palleggio (i 3.3 assist di media smazzati sono lì a dimostrarlo). In generale, Ponitka è una sorta di uomo barometro che fa tante piccole cose (un aiuto, un pallone intercettato, un rimpiazzo) decisive nel portare a casa un match.

Inoltre, i 196 cm e la sorprendente mobilità di piedi per la stazza permettono a coach Pascual la possibilità di schierarlo in marcatura sulla star avversaria, che si tratti di un playmaker o addirittura di qualche ala piccola. Ciò è fondamentale per permettere a Pangos di non essere sistematicamente puntato come anello debole della catena difensiva dei russi.

Cresciuto tra Asseco Prokom e Oostenda in Belgio, il vero salto di qualità Ponitka lo ha fatto dal 2016, anno del trasferimento al Pinar Karsiyaka e della conseguente ascesa ai massimi livelli europei (Tenerife e Lokomotiv Kuban le altre tappe prima di approdare a San Pietroburgo). Non essendo un talento naturale e venendo da così lontano, la vera domanda che lo riguarda è: quanto potrà migliorare ancora? Sarà capace di mantenere quest’efficienza anche quando il pallone peserà di più? Al parquet l’ardua sentenza.

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Pubblicato da Matteo Puzzuoli

Classe 1999, studente magistrale di "Media, Comunicazione Digitale e Giornalismo" all'Università La Sapienza di Roma. Appassionato di pallacanestro a 360 gradi, collabora anche per il sito overtimebasket.com