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Euroleague 2021/22 – Team Focus: Olympiacos Pireo

Olympiacos

Tempo di lettura: 5 min

L’Olympiacos Pireo è dovuto passare attraverso qualche anno di purgatorio prima di rivedere il sole, il paradiso chiamato Final Four sempre più nel mirino. Da quella sconfitta in finale nel 2017 contro il Fenerbahçe, infatti, i biancorossi di Atene hanno peggiorato di anno in anno le proprie prestazioni. Almeno fino a questa stagione, quando la “Bartzokas’ rule” è tornata a dettare legge.

Up: sistema di gioco ordinato e strapotere casalingo

Quello che impressiona dell’Olympiacos sono l’ordine e le gerarchie che una classica squadra allenata da Bartzokas ha sempre avuto: i possessi iniziali sono tutti incentrati su Dorsey e Vezenkov, McKissic fa il suo ingresso sempre tra fine primo e secondo periodo, il quintetto base (Sloukas-Walkup-Papanikolaou-Vezenkov-Fall) non cambia mai, Jean-Charles da 5 viene utilizzato soprattutto tra terzo e quarto quarto ecc. Tutti questi piccoli dettagli portano così ogni giocatore a sapere esattamente cosa fare sul parquet. L’unico che ha maggiori libertà – oltre a Dorsey – è Sloukas e il suo magico pick and roll, oltre a qualche 1vs1 sui cambi di quel trattore chiamato McKissic.

La forza dell’Olympiakos, imbattuto al Peace&Friendship Stadium e vincente con oltre 15 punti di scarto in 6 di questi 9 successi, si nota nei numeri: sono al 2° posto per efficienza sia difensiva (103.3 punti subiti su 100 possessi, alle spalle del Real Madrid) che offensiva (116.2 punti segnati su 100 possessi dietro solo al Barcellona), dato che lo porta ad avere il miglior net rating dell’Eurolega (+13; le due spagnole sopra citate sono appaiate a +10.7). Con questo gioco così corale fa inoltre impressione il numero delle palle perse, soltanto 11.2 a gara (anche qui sono secondi). Altra statistica curiosa: l’Olympiakos è prima per tentativi da tre punti (27.2 ogni partita, davanti all’Alba) e 17ª per tiri presi da dentro l’arco (34.4, ultimo è lo Zenit), a testimonianza di quanto le abilità in penetrazione dei biancorossi aprano praterie per scarichi comodi.

Down: mancanza ogni tanto di un faro in attacco e dettagli da sistemare

È veramente difficile trovare dei punti deboli in un Olympiakos che quest’anno ha perso – e sempre in volata – solo a Barcellona, a San Pietroburgo, a Mosca, a Belgrado e a Istanbul contro l’Efes. Probabilmente, come tutte le orchestre perfettamente oliate, manca un go-to-guy a cui affidarsi quando la squadra subisce un momento positivo avversario. Sloukas, principalmente per motivi di kilometraggio, e Dorsey, che ancora può crescere da questo punto di vista, potrebbero quindi fare qualcosa in più. Inoltre, lo stesso Vezenkov entrerebbe davvero nell’Olimpo europeo nel caso perfezionasse le proprie abilità in 1vs1, sia dalla punta che dal post.

Anche nel reparto lunghi, qualcosa si può ancora sistemare, con Fall e Martin (decisamente in crescita nelle ultime partite) non sempre prontissimi nello scambiarsi il testimone nello slot di 5. Lo stop per il Covid non ci voleva neanche per loro, nonostante questo possa essere un buon momento per sistemare alcuni dettagli potenzialmente decisivi in una serie playoff e in una Final Four.

Player Focus: Tyler Dorsey

La cura Bartzokas ha dato i suoi effetti su molti giocatori, ma su uno in particolare ha apportato miglioramenti quasi sconvolgenti: Tyler Dorsey. Il numero 2 è completamente un altro giocatore rispetto a quello mentalmente molto altalenante visto al Maccabi nel recente passato. Adesso Bartzokas non si fa problemi ad affidargli il suo Olympiacos nei momenti più delicati di una partita.

L’americano – con passaporto greco – classe 1996 sta viaggiando a 13.4 punti di media, tirando con il 43.3% da tre punti, l’84.4% dalla lunetta e distribuendo ben 2.4 assist. Forse è quest’ultimo il dato più sorprendente. Oltre a risultare particolarmente letale in uscita dai blocchi (è eccellente nel tenere “alle spalle” il difensore), Dorsey ha un rilascio rapidissimo sia dal palleggio arresto e tiro, dal catch-and-shoot o dal floater (movimento che sta migliorando partita dopo partita) che nel dare via la palla per Fall o il tagliante Vezenkov.

Anche in difesa, il suo atteggiamento è decisamente migliore. Nonostante la star avversaria sia sempre marcata da Walkup, Larentzakis o McKissic, Dorsey sta dimostrando buone qualità di difensore on and off the ball. Quando è sul lato debole, tende a staccarsi molto dal tiratore per andare coprire il ferro e soprattutto cercare una palla rubata. Non sempre questa si rivela una decisione saggia ma, in un sistema così oliato, è un bene che Tyler vada fuori dallo spartito anche nella propria metà campo

Insomma, questo Olympiacos molto probabilmente tornerà ai playoff e in quel caso, contro una difesa studiata esattamente per arginarlo, sarà interessante vedere fino a che punto è arrivata la crescita del 25enne americano.

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Pubblicato da Matteo Puzzuoli

Classe 1999, autore presso "Lega Basket Serie A" e studente magistrale di "Media, Comunicazione Digitale e Giornalismo" a La Sapienza di Roma. Appassionato di pallacanestro a 360 gradi, collabora anche per il sito overtimebasket.com