Calcio

Nessuno come l’Italia. Tripudio azzurro a Wembley, it’s coming to Rome

mancini

Tempo di lettura: 13 min

Difficile anche ad ore di distanza esprimere quanto la nazionale abbia scritto l’ennesima pagina di storia azzurra. Nessuna squadra ha mai vinto gli Europei vincendo due partite ai rigori, ma soprattutto nessuno in questo europeo ha giocato bene come l’Italia.

I meriti vanno ovviamente al nostro condottiero, Mancini, capace di prendere una nazionale che non era riuscita a qualificarsi ai Mondiali del 2018 iniziando un processo tecnico che ci ha portato a dominare ogni avversario sul campo e ad essere rispettati in tutta Europa come mai c’era capitato.

Per capire la grandezza di quanto avvenuto basta leggere le prime pagine dei quotidiani sportivi del Vecchio Continente, eccezzion fatta per quelli inglesi, troppo occupati a leccarsi le ferite. Tutti rendono omaggio a questa squadra fantastica che negli anni entrerà nell’immaginario collettivo. Diamo allora le nostre pagellone relative agli azzurri.

Le pagelle degli azzurri

Sirigu, Meret, Bastoni, Castrovilli, Raspadori SV: questi cinque ragazzi non sono giudicabili per quanto fatto in campo. Impegnati solo contro la Turchia i giocatori di Torino, Inter, Fiorentina e Sassuolo, nessun minuto in campo invece per il terzo portiere della nazionale. Una menzione particolare però va fatta a Sirigu. Il portiere, riconosciuto da tutti come un grande uomo spogliatoio, ha preparato un video di auguri con i parenti per i giocatori prima dell’inizio della finale ed ha lasciato un pensiero su un foglio ad ogni compagno, rendendoli speciali. Questo è quello che cercava Mancini, uomini oltre che calciatori in grado di mettere davanti il bene comune a quello individuale.

Di Lorenzo voto 6: parte come riserva di Florenzi, ma quando il giocatore del PSG si infortuna si prende la fascia destra e non la lascia più. Non entusiasma offesivamente e difensivamente non sempre è attento, ma ha il compito di scalare sempre al centro proteggendo la difesa quando Spinazzola ed Emerson attaccano sul lato sinistro.

Chiellini voto 8: il capitano sembrava destinato ad arrendersi dopo la partita contro la Svizzera, troppo vecchio per i maligni, ma lui invece ha risposto presente sempre e comunque, dimostrando di essere uno dei migliori difensori d’Europa. Menzione d’onore per il sorteggio con Jordi Alba in cui smorza l’atmosfera e mette pressione sui nostri avversari.

Spinazzola voto 9: quasi perfetto il suo europeo se non ci fosse come sempre il tendine d’Achille, che è anche il suo tallone d’Achille. Un Europeo a percorrere km sulla fascia sinistra, lasciando alle sue spalle qualsiasi avversario gli si pari davanti. Ottimo anche in difesa contro il Belgio. Quando fa crack ci fa tremare a tutti e le sue lacrime ci hanno commosso, giusto l’averlo portato a prendere la medaglia d’oro seppur con le stampelle. Ciò dimostra anche il suo attaccamento alla maglia. Molti sarebbero partiti per le vacanze e si sarebbero fatti recapitare la medaglia nella seconda casa al mare.

Locatelli voto 7: manca Verratti nelle prime partite e lui è il giocatore scelto da Mancini per sostituirlo. Se la cava egreggiamente, in particolare una sua doppietta affonda la Svizzera nella seconda gara del girone. Quando torna il giocatore del PSG diventa un cambio di lusso da far entrare a partita in corso. Decisivo il suo ingresso contro l’Austria. Negativo dal dischetto contro la Spagna, gli viene risparmiata la pressione di tornare a calciare dagli 11 metri in finale.

Verratti voto 8: le sue geometrie perfezionano un centrocampo che già sembrava il migliore dell’Europeo. Dopo anni difficili in nazionale, frutto anche dell’equivoco nato dal paragone con Pirlo, finalmente vicino a Jorginho e Barella fa vedere perché da anni è considerato tra i migliori nel suo ruolo.

Jorginho voto 9: poteva essere un 10, ma purtroppo sbaglia proprio la finale. Leader del centrocampo azzurro dal primo minuto della prima partita. Con questa vittoria avanza la sua candidatura per il pallone d’oro. Se ai giornalisti di France Football andasse di non scegliere il solito Messi, come non pensare all’italobrasiliano per il trofeo individuale più ambito?

Belotti voto 6: il gallo è giocatore da battaglia, da sportellate e da partita sporca. C’entra forse poco con questa nazionale che preferisce il fioretto alla sciabola. Con gran coraggio però scende in campo volenteroso ogni volta che Mancini lo inserisce. Va anche due volte sul dischetto, nonostante i tanti errori dagli 11 metri in campionato. Contro la Spagna realizza, non in finale, ma per come è finita va bene uguale.

Insigne voto 8: è il nostro numero 10 e forse quella maglia un pò gli pesa. Alterna partite spettacolari (su tutte contro Turchia e soprattutto Belgio), a partite di gran fatica. In finale ad un certo punto diventa addirittura il nostro centravanti, quando utilizziamo il falso nueve. E’ anche un grande uomo spogliatoio e con questa vittoria entra al tavolo dei grandi che hanno vestito quel numero della nostra nazionale.

Berardi voto 7: nelle prime partite lui è titolare e Chiesa è la riserva. Mancini crede molto in lui e lo rigenera, è uno di quei giocatori che per questo allenatore si getterebbe nel fuoco. In finale sbaglia forse un goal facile, ma poi è bravo ad aprire la serie dei rigori con una rete.

Pessina voto 7: questo ragazzo non doveva esserci. Mancini però sente di aver convocato troppi giocatori fisicamente non al massimo e così lo tiene in ritiro fino all’ultimo minuto. Quando gli ultimi esami condannano Sensi a sventolar bandiera bianca Matteo è già lì, felice anche semplicemente per aver fatto parte del gruppo. Poi in due partite diventa anche protagonista. Con il Galles, Mancini da spazio a tutti coloro che non hanno giocato, l’Italia vince 1-0 ed è proprio lui a firmare la rete vittoria. Con l’Austria agli ottavi l’Italia non riesce a sbloccarla. Così il CT lo fa entrare ai supplementari ed anche in quel caso entra nel tabellino con la rete decisiva. Si dimostra tutt’altro che un rincalzo

Emerson voto 6.5: difficilissimo il suo ruolo. Gioca quasi tutti i match delle qualificazioni da titolare, quest’anno però ha una stagione negativa al Chelsea e perde i gradi del titolare in favore di Spinazzola. Quando il romanista si infortuna deve sostituirlo nei minuti finali del quarto di finale contro il Belgio, con i nostri avversari che provano l’assalto finale. Successivamente lo sostituisce anche in semifinale e finale. Sostituire il migliore terzino dell’Europeo è sicuramente un compito proibitivo, ma lui lo fa in maniera sufficiente.

Chiesa 9: forse uno dei rari casi in cui il figlio d’arte è migliore del padre. Federico parte come una riserva, ma con la sua consueta educazione fa cambiare idea a Mancini facendo parlare il campo e senza essere mai polemico. Il giocatore della Juventus è imprescindibile nella partita contro l’Austria quando sblocca una partita in cui gli azzurri stavano rischiando più del lecito. Dopo quella rete Mancini non lo leverà più dal campo se non per infortunio in semifinale e finale. Commovente la grinta con cui suona la carica contro l’Inghilterra, anche quando i suoi compagni sembrano scioccati dal risultato.

Acerbi voto 6: il terzo centrale nella rosa di Mancini entra per sostituire i titolari Bonucci e Chiellini. In particolare quando il capitano di infortuna il difensore della Lazio gioca con continuità dando sicurezza al reparto.

Cristante voto 7: forse qualche critica dietro alla sua convocazione, ma lui c’è. Si vede in campo che è un giocatore su cui Mancini fa affidamento. Ed il tecnico di Jesi fa bene perché Cristante fa tutto quel lavoro sporco che forse non viene notato, ma che per il gioco dell’Italia è davvero molto utile. Quando entra in finale, cambia il centrocampo con una prestazione ai livelli fisici e tecnici dei temuti centrocampisti inglesi.

Immobile 6: è il centravanti dell’Italia. Mancini decide le gerarchie per la maglia numero 9 ad inizio Europeo e non rinuncia mai alla ex scarpa d’oro. Immobile inizia il suo torneo bene, con due reti in due partite. Poi non riesce più a ripetersi. Era lecito aspettarsi qualche rete di più, ma il consueto impegno c’è sempre stato.

Barella 7.5: continua la crescita di questo giovane. Il futuro è roseo per il centrocampo dell’Italia con lui in rampa di lancio. Soffre solo le ultime due partite, probabilmente per un calo fisico, dopo la dispendiosa stagione alla corte di Antonio Conte. E’ grandioso nel quarto di finale contro il Belgio a tirar fuori dal cilindro uno dei più bei goal della manifestazione.

Bonucci 9: è da anni il difensore più “europeo” della nazionale. In grado di fare un lancio di quaranta metri per una punta, ma anche di marcare. Si esalta con questo bel gioco azzurro. E’ l’MVP della finale di Wembley dove segna sugli sviluppi di un calcio d’angolo. Chirurgico dal dischetto contro Spagna ed Inghilterra. Si merita di alzare questa coppa per il difficile percorso svolto. Entra infatti in nazionale dopo la vittoria del 2006, quando l’Italia smette di fatto di competere per un torneo importante e si abbona ai mondiali all’eliminazione nel girone. Fino ad arrivare al punto più basso della storia della nostra nazionale con la non qualificazione a Russia 2018. Ma lui c’è sempre, pronto a dar tutto per la maglia ed oggi raccoglie i frutti della sua abnegazione.

Bernardeschi voto 7: molti hanno storto il naso al momento della sua convocazione. Per Mancini però è un membro insostituibile della squadra. Alla fine ha ragione il tecnico marchigiano che lo fa entrare in semifinale e finale. Federico premia le intuizioni del CT segnando i rigori in entrambi i match.

Donnarumma voto 10: sulla Treccani alla voce torneo perfetto, da domani vedrete la sua foto. Sicuro in ogni match. Decisivo e fondamentale nella lotteria dei rigori in semifinale e finale. La UEFA lo premia come miglior giocatore del torneo. E’ la prima volta in cui un portiere vince questo premio (nel 92′ fu dato a Schmeichel, ma era un’onoreficenza non ufficiale). Si candida pesantemente per la lotta al pallone d’oro ed all’età di 22 anni può già sedersi accanto a Buffon e Zoff nell’olimpo dei migliori italiani nel ruolo.

Florenzi voto 6: parte titolare contro la Turchia, poi si fa male e perde il posto in favore di Di Lorenzo. Mancini lo ributta nella mischia durante la finale. Il compito è gravoso per un giocatore così poco utilizzato, che si trova davanti a 60.000 inglesi. A lui però le gambe non tremano. Una curiosità: si stava preparando a battere il sesto rigore azzurro, poi la parata di Donnarumma su Saka gli ha risparmiato questo onere.

Toloi voto 6: è l’ultimo ad essere diventato italiano, ma Mancini lo tiene in considerazione da subito per la sua duttilità. L’atalantino infatti pur essendo un difensore centrale, può adattarsi anche nel ruolo di esterno destro. Quando c’è da difendere il risultato o da far rifiatare Di Lorenzo, viene inserito e non si ricordano sue sbavature.

Mancini voto 10: l’allenatore della rinascita azzurra. Mai abbiamo giocato così bene, mai abbiamo ricevuto un così grande apprezzamento della critica, anche estera. L’Italia, dopo aver mancato la qualificazione a Russia 2018, è ora una nazionale credibile. E’ ora una squadra da temere. Brividi di emozione per l’abbraccio in semifinale e finale con il gemello del goal Vialli. Il suo contratto è stato rinnovato fino al 2026, lasciamolo lavorare e non lo critichiamo se prima o poi anche lui sbaglierà qualche scelta.

Staff voto 10: parliamo anche dello staff. Mancini è riuscito ad ottenere dalla federazione la possibilità di avere nel suo staff uomini di campo. Molti dei quali sono stati suoi compagni nella Sampdoria di Paolo Mantovani, la così detta Sampd’oro. Merito di questa vittoria è anche dell’ex presidente blucerchiato che ha insegnato a quei ragazzi a credere nei sogni. La Sampdoria a cavallo tra gli anni 80′ e 90′ ha fatto sognare l’Italia e gli italiani. Il suo credo è stato tramandato agli azzurri da Mancini, Vialli, Lombardo, Evani, tutti uomini di campo che quel periodo lo hanno vissuto in prima persona. A loro si sono uniti due campioni del mondo: Oriali, fondamentale per il rapporto con la federazione, e De Rossi che invece ha curato il rapporto con lo spogliatoio. L’ex romanista ci ha dedicato ancora una volta un momento di passione, quando ha svolto il riscaldamento della finale, l’unico modo che conosceva per stemperare la tensione.

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Pubblicato da Flavio Sarrocco

Nato nel 1987, diplomato al Liceo Classico Plauto , si è laureato in giurisprudenza all'università LUMSA. Grande appassionato di sport, sia di massa (calcio, basket) che di nicchia (futsal, hockey su ghiaccio). Già durante il periodo accademico scrive per il giornale dell'ateneo romano. Diventa poi autore e conduttore radiofonico per il programma Ogni Maledetto Giovedì, in onda per tre anni su RadioOrvietoWeb. Inizia nel 2013 il percorso per diventare giornalista pubblicista nella redazione Fanner, prendendo dimestichezza con le telecronache. Raggiunto il traguardo dell'iscrizione all'albo diventa Addetto Stampa e Dirigente della Società Sportiva Spinaceto70. Continua a scrivere di sport per il settimanale online Mediapolitika e partecipa per un anno costantemente al programma Diretta Sport su Centro Suono Sport, commentando ogni settimana la Domenica calcistica e la finale di Champions League e le partite degli Europei 2016.