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L’esonero di Schiller dopo solo due giornate, il taglio di Mudiay – ossia colui che doveva essere la stella della squadra – dopo poco più di un mese dall’inizio, l’arrivo di coach Zdovc e una situazione tutt’altro che idilliaca. Dopo non esser andato troppo lontano dalla zona playoff la passata stagione, quest’anno lo Zalgiris Kaunas è il fanalino di coda della competizione dietro il Panathinaikos con un record di 3-13.
Up: solido core lituano e buon playmaking
Tra i pochi aspetti positivi dei biancoverdi c’è sicuramente il core storico lituano. I rientranti cavalli di razza Kalnietis e Ulanovas hanno subito ritrovato efficacia rispettivamente nel playmaking dal pick and roll e dal post basso, situazioni in cui sanno dire la loro. Escludendo l’infortunato Jankunas – che comunque stava disputando un’altra grande stagione per essere quasi un 38enne -, Lekavicius, Milaknis e il giovane Blazevic non stanno comunque sfigurando, soprattutto nella metà campo offensiva.

Tutti questi lituani hanno sicuramente il pregio di saper leggere qualsiasi situazione sul parquet. Avere Lekavicius (i suoi famosi tiri in corsa sono probabilmente l’arma più importante a disposizione di coach Zdovc) e Kalnietis a gestire i pick and roll è comunque un bell’affare. Poi ecco, l’assenza di Lauvergne e dell’ultimo acquisto Miniotas rende più complicato trovare punti in area e aprire lo spazio per i tiratori.
Down: assenza di fisicità e di troppe alternative in 1vs1
Non è stata sinora un’annata facile per la squadra di Kaunas e i numeri lo confermano: penultimo attacco del torneo (103.1 punti segnati su 100 possessi, fa peggio solo il Baskonia), ultima difesa (117.8 punti subiti su 100 possessi) e ultimo net rating (-14.7). Questi dati sono dovuti a vari fattori, in primis la mancanza della sufficiente fisicità ed atletismo per competere davvero a questo livello. Eccetto Nebo, lo Zalgiris non ha nessun giocatore esplosivo e questo spiega in parte i problemi nel creare un vantaggio in attacco. Con l’arrivo dell’altalenante – e ancora abbastanza egoista – Webster al posto di Mudiay la situazione ancora non è migliorata, anche se ultimamente si intravedono sprazzi di talento sul pick and roll da confermare nel girone di ritorno.

Per il resto, tra Strelnieks, Giffey e Cavanaugh (i tre acquisti estivi), non c’è nessuno che dia garanzie sulle due metà campo, nonostante si stia parlando di giocatori intelligenti con tiro da tre punti e lucidità difensiva. Inoltre, Kalnietis e Lekavicius sono due bersagli troppo facilmente punibili dagli attacchi avversari e questo causa problemi anche ai compagni – nessuno dei quali ha sufficienti abilità per coprire le falle altrui. Lo stesso Blazevic, sebbene abbia solo 23 anni, non è ancora pronto per governare nei pitturati d’Eurolega.
Player Focus: Josh Nebo
L’americano classe 1997 è sicuramente il gioiello più prezioso dell’argenteria di casa Zalgiris. Reduce dall’annata dell’esplosione in Israele all’Hapoel Eilat da 13.6 punti e 10 rimbalzi di media, Nebo è un centro di 206 cm dotato di grande verticalità e con sprazzi da centro che potrà farsi valere anche in una squadra di livello superiore di quella di Kaunas. Per quanto riguarda le mere cifre, sta viaggiando a 8.5 punti e 6.4 rimbalzi, tirando con il 68.4% dal campo e il 67.9% dalla lunetta (dato quest’ultimo migliorabile ma già con ottime fondamenta anche per quel che riguarda la meccanica).

Nebo è già adesso un rollante di ottimo livello, creando vantaggio dagli ottimi blocchi che sa portare sulla palla. I razzi che ha nelle gambe gli permettono anche di eludere i difensori più alti di lui e la possente parte superiore del corpo fa la differenza nel subire efficacemente i contatti nei pressi del ferro. Il gioco in post-basso, invece, è tutto da costruire, così come tutti i movimenti in 1vs1 dal palleggio.
Per quanto riguarda la difesa, Josh è già adesso uno dei migliori nel tenere i cambi difensivi sugli esterni, grazie al suo baricentro basso e alle braccia molto mobili che oscurano la visuale del palleggiatore. Per quanto riguarda la copertura del ferro, aldilà delle stoppate (0.9 a gara) spesso da “Magic Moment of the Night”, deve ancora un po’ scolarizzarsi, dato che tende a saltare sulle finte e a non avere un angolo ottimale per arrestare le penetrazioni. A sua parziale discolpa, tuttavia, c’è da dire che nessun esterno gli dà davvero una mano nel tenere il proprio pariruolo e questo lo costringe spesso a difendere 1vs2.
Un aspetto da non sottovalutare, infine, è la sua capacità di apprendimento. Difatti Nebo è migliorato costantemente da inizio settembre e questo potrebbe definitivamente aprirgli le porte di qualche powerhouse europea.
