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Nello sport non ci sono solo vittorie, ma anche storie che hanno visto protagonisti, personaggi o squadre che nonostante non abbiano vinto, sono riuscite a entrare nella memoria degli appassionati. Questo è il caso della Ducati, che nel Mondiale 125 del 1958, nonostante si fosse classificata seconda in classifica, fu eletta la migliore di quell’annata.
Una geniale intuizione
Per la storica casa di Borgo Panigale, nata nel 1926, tutto cambiò nel 1954, anno in cui entrò un ingegnere che era alla ricerca di nuove sfide e nuovi stimoli dopo la forte delusione per non essere stato invitato dall’azienda per cui lavorava, la Mondial, ai festeggiamenti per le vittorie a cui lui aveva contribuito con i suoi motori; quell’uomo si chiamava Fabio Taglioni.
La Ducati voleva cercare di imporsi nei motori, creando una moto vincente. Incontratosi con l’amministratore delegato Giuseppe Montano, all’ingegnere venne affidato questo compito. Dalla sua mente nacque la prima moto da corsa di Borgo Panigale, la Ducati Gran Sport Marianna, il cui motore era di 100 cm cubici. Partendo da quel motore l’ingegnere sviluppò i prototipi per un aumento di cilindrata, dando vita a quella che sarà l’idea rivoluzionaria in Ducati, il 125 desmo, che debuttò nel 1956.
Esordio convincente
Taglioni era dell’idea che la Ducati non dovesse iniziare dalle gara su pista per scoprire le potenzialità del motore. Il debutto internazionale ci fu in una gara non ufficiale in Svezia nel 1956, dove a vincere fu proprio la casa di Borgo Panigale con Gianni Degli Antoni. Nel 1957, nella classe 125, la Ducati partecipò al Mondiale senza risultati di rilievo. Il reparto corse allora lavorò duramente alla sviluppo della moto per renderla più performante l’anno seguente. Un anno che avrebbe visto la Ducati a sorpresa lottare con la Mv Augusta per la vittoria finale.
Sin dalla prima gara, il Tourist Trophy, non fu difficile capire che la moto di Borgo Panigale era profondamente cambiata, piazzandosi dal secondo al quarto posto con in sequenza: Romolo Ferri, Dave Chadwick e Sammy Miller. Nella gara successiva la Ducati concluse ancora al secondo posto con Luigi Taveri. In Belgio arrivò il tanto atteso trionfo con Alberto Gandossi, che vinse poi anche in Svezia. A sorpresa la Ducati era in lotta per la vittoria finale.
Bella e sfortunata
In Germania iniziarono i problemi che portarono la Ducati a mancare la vittoria a fine anno: Taverri e Gandossi furono costretti al ritiro per problemi meccanici, cosi come Ferri, uscito di pista. Particolarmente sfortunato fu Gandossi in Inghilterra, quando in testa alla gara e in prossimità del traguardo finale, scivolò a causa della forte pioggia, e a trionfare fu invece Carlo Ubbiali della Mv Augusta, che conquistò i punti decisivi per la vittoria finale del Mondiale.
L’ultima gara si disputò a Monza dove la casa di Borgo Panigale dominò, conquistando i primi cinque posti con vittoria di Bruno Spaggiari. Arrivarono dunque due secondi posti, nella classifica piloti e in quella costruttori, ma le prestazioni della Ducati non passarono inosservate, e ancora oggi quell’annata è riconosciuta come la migliore per il team italiano con il motore rivoluzionario.
