Tempo di lettura: 6 min
Sabato 30 giugno alle ore 20 locali, allo stadio Olimpico Fist di Soci andrà in scena il secondo ottavo di finale di giornata: Uruguay-Portogallo. Due squadre di livello che daranno vita a una partita senza dubbio accesa e molto tattica, in cui le rispettive difese dovranno preoccuparsi di fermare in ogni modo il galactico Cristiano Ronaldo e due fuoriclasse sempre affamati come Suarez e Cavani.
Una sfida senza precedenti
Sarà La prima volta, come cantano i Negramaro, che le due nazionali si incontrano in un torneo così importante. Uruguay e Portogallo non si sono mai sfidate nella fase finale della competizione iridata. Gli unici due precedenti sono un’amichevole del 1966, vinta 3-0 dai lusitani, e un 1-1 del 1972 nella Coppa d’Indipendenza Brasiliana. Due squadre che rappresentano al meglio l’orgoglio di due popoli, molto lontani, ma, per certi versi, piuttosto simili.
L’Uruguay è incastonato tra le due nazioni più grandi, potenti e calcisticamente conosciute del Sud America. Niente a che vedere con la qualità di palleggio e il futbol bailado del Brasile, né tantomeno con la classe cristallina di Messi e compagni. Gli uruguaiani sono un popolo pragmatico, fortemente legato alla propria cultura e alla propria terra. La garra è la loro migliore qualità: la voglia di lottare sempre, senza arrendersi mai, anche contro chi li considera figli di un dio calcistico minore rispetto ai cugini verdeoro e albicelesti.
Allo stesso modo, il Portogallo ha spesso vissuto all’ombra, calcistica e non, della vicina Spagna. Tant’è che quando si sale sugli aerei di linea della TAP Portugal, per ogni sedile si trova una rivista introduttiva sulle bellezze culturali e naturali lusitane. Con in copertina il titolo “Il Portogallo non è la Spagna”, e tanto di raccomandazioni a non cercare inutilmente la paella nei buoni ristoranti di Lisbona. La vittoria a Euro2016 è stata la fantastica e impensabile risposta a anni e anni di successi dei vicini spagnoli.
Uruguay: “e quello che eravamo, adesso non lo siamo e forse lo saremo un giorno”
Continuando a parafrasare la splendida canzone del gruppo salentino, l’Uruguay non è la squadra favorita a ripetere i successi mondiali del 1930 e del 1950, ma potrebbe rappresentare una vera e propria outsider.
I sudamericani hanno concluso al primo posto nel girone A, collezionando tre vittorie su tre partite disputate. Prima l’1-0 nella partita di apertura contro il muro egiziano, abbattuto dalla capocciata di Gimenez, nel mezzo la stentata vittoria contro l’Arabia Saudita grazie alla zampata di Suarez, poi il roboante 3-0 contro i padroni di casa della Russia ancora con un gol di Suarez, un’autorete e la firma del matador Cavani.
Saltano agli occhi i tre “zeri” a cui la Celeste ha costretto i suoi avversari. L’Uruguay è l’unica squadra del mondiale a non aver subito neanche un gol nella fase a gironi. Ed è proprio da qui che iniziamo la nostra analisi tattica della nazionale di Tabarez. Davanti all’ex laziale Muslera, il ct uruguaiano schiera una difesa a quattro comandata da capitan Godin. Al suo fianco, il compagno di squadra colchonero Gimenez, a destra Varela e a sinistra Caceres. È il rendimento di questo reparto che deciderà il cammino della Celeste nella competizione iridata.
A centrocampo, insieme a Vecino, fiducia allo juventino Bentancur, preferito al doriano Torreira, fin’ora protagonista di un ottimo mondiale. Sulle fasce Sanchez davanti a destra, mentre sulla corsia mancina si sono alternati Cristian Rodriguez e un ottimo Laxalt. Davanti spazio alla forza e al killer instict dei bomber Suarez e Cavani. Che a suon di gol dovranno continuare a trascinare il granitico Uruguay verso i fasti del passato.
Portogallo: nel bene e nel male, sempre nel segno di Cristiano
Il Portogallo arriva a questi ottavi di finale con l’amaro in bocca per non essere arrivato primo nel proprio girone. Fatali i minuti di recupero per i lusitani, che subiscono il rigore dell’1-1 contro l’Iran e la Spagna che pareggia contemporaneamente i conti contro il Marocco e scavalca il Portogallo per via di una migliore differenza reti. Sull’1-0, Cristiano Ronaldo si fa anche parare un rigore dal portiere iraniano.
Eppure il mondiale dei rossoverdi era partito con uno scoppiettante pareggio per 3-3 contro i cugini della Spagna, raggiunti nel finale proprio grazie a una magistrale punizione di capitan Cristiano, alla sua terza rete giornaliera. Sempre CR7 aveva posto la sua firma sul successo per 1-0 contro il Marocco, che aveva già visto però un’involuzione da parte dei lusitani. Poi la sciagurata partita contro l’Iran ha dimostrato che il Portogallo è una squadra sì con qualità, ma ancora molto acerba.
“Avevo l’aria stanca, appeso ad una luna storta”, canterebbero i Negramaro immedesimandosi in Cristiano Ronaldo. Davvero una partita da dimenticare in fretta per lui quella contro l’Iran: il madridista è apparso nervoso e poco sereno, soprattutto dopo l’errore su rigore. L’attuale pallone d’oro ha anche rischiato due volte l’espulsione: prima per una sbracciata ai danni di un difensore avversario, poi per un fallo di mano nei minuti di recupero.
Il più grosso difetto dei lusitani sembra proprio essere questa eccessiva dipendenza dal proprio campione: se gira lui, gira tutta la squadra. Ma se gioca male Cristiano Ronaldo, sono guai. Impalpabile Andrè Silva, poca roba tutti gli altri, Quaresma e Joao Mario compresi. Su cinque gol del Portogallo, quattro portano la firma del fuoriclasse di Madeira: esattamente l’80%, un dato a dir poco eloquente.
L’Uruguay sembra molto più squadra del Portogallo e per questo dovrebbe essere la favorita di questa sfida. La Celeste sembra avere la cattiveria giusta per passare il turno e sognare in grande. Ma mai fidarsi dei lusitani, Euro2016 docet.
