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Storie di Serie C: Paolo Perugi e il curioso trasferimento a Sassari

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diario sportivo

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Telefoni che squillavano all’impazzata, contratti da firmare, scadenze da rispettare e trattative (estenuanti) da condurre in porto. Le sessioni del calciomercato versione anni ’90, lontane anni luce dalle attuali logiche milionarie e impensabili per i parametri economici dell’epoca, riuscivano a regalare ad appassionati e addetti ai lavori storie uniche, a metà tra leggenda popolare e realtà.

Scenari improbabili, proposte d’acquisto che travalicavano i confini del grottesco, in un concentrato goliardico che non poteva far altro che strappare sorrisi, incredulità e curiosità. Le finestre del calciomercato italiano nella prima metà degli anni ‘90 prevedevano una doppia fase di acquisto, prestito e cessione dei cartellini dei calciatori, dalla Serie A fino alla C2. Oltre all’immancabile appuntamento con la sessione estiva, capace di tenere con il fiato sospeso milioni di tifosi in tutta la Penisola, la FIGC concedeva un’ulteriore fase dedicata ai trasferimenti, meglio nota come “periodo suppletivo” o “mercato novembrino”.

Quest’ultimo – antenato di quello che oggi conosciamo come “mercato di riparazione” e che ha durata mensile tra gennaio e febbraio – consentiva ai club di ritoccare, eventualità alla mano, le rose costruite in estate: sopperire e azzerare eventuali gap tecnici con le dirette concorrenti era il must dei club che cercavano nuova linfa tecnica a prezzi modici. Le trattative, programmate a tavolino, dovevano essere perfezionate tra il 2 e il 9 novembre, anno di grazia 1995. Fu Paolo Perugi, allora centrocampista dell’Alessandria, il protagonista indiscusso di un trasferimento fuori da ogni logica. L’approdo del giocatore in Sardegna, a Sassari, e le modalità d’acquisto del cartellino avanzate dalla società sassarese, divennero pietre miliari nella storia del calciomercato italiano. Forse dimenticate, forse sconosciute ai più.

Paolo Perugi: l’operaio “turbo”

Centrocampista di grande temperamento e con un dribbling mortifero– impiegabile anche come esterno offensivo – Paolo Perugi rappresentava il prototipo del calciatore duttile e versatile: un operaio pallonaro al servizio del collettivo. Pistoiese di nascita, Perugi collezionò presenze ed esperienza con la squadra della sua città, frutto di prestazioni altisonanti, affiancato da profili di categorie superiori (Gian Piero Gasperini) e giovani di belle speranze (Pierpaolo Bisoli e Luigi Apolloni su tutti). Le qualità di Perugi non passarono inosservate a Reggio Emilia e nell’estate del 1986 il direttore sportivo granata, Nardino Previdi, mise sotto contratto il figliol prodigo toscano inserendo nell’operazione anche il centrale difensivo Luigi Apolloni. Perugi diventò un beniamino del “Mirabello”, tanto da attirare su di sé le attenzioni della Serie A e della Fiorentina di Sven Goran Eriksson. Con il club gigliato ebbe la fortuna di esordire nella massima serie in un Fiorentina-Ascoli del 16 ottobre 1988.

La prima presenza in A (affiancato da mostri sacri come Roberto Baggio, Carlos Dunga e Roberto Pruzzo) avvenne, ironia della sorte, al “Comunale” di Pistoia vista l’indisponibilità dell’Artemio Franchi, prossimo al restyling in vista di Italia ’90. La parentesi viola, nonostante le aspettative di inizio stagione, non fu eccelsa tanto che Perugi fece ritorno a Reggio Emilia, città che gli regalerà gioie e dolori: se Piazza Fontanesi divenne teatro dell’amore con la futura moglie Stefania, lo stadio “Mirabello” fu il palcoscenico del più grave infortunio nella carriera di Paolo. Una sua classica sgroppata sulla fascia si concluse contro un cartellone pubblicitario provocandogli una profonda ferita al polpaccio. Un gravissimo infortunio che gli valse il soprannome di “turbo”. Perugi riuscì però a superare brillantemente il guaio e, nel 1992, centrò la promozione in Serie B con la maglia del Monza.

Il triennio ad Alessandria, con Sassari sullo sfondo

L’estate del 1992 arricchì la carriera sportiva di Perugi di un nuovo capitolo. L’Alessandria divenne la nuova tappa del girovago toscano. I tre anni trascorsi in Piemonte furono positivi per Perugi, titolare inamovibile nel centrocampo di Ferruccio Mazzola prima e di Giorgio Roselli poi. Nel dicembre 1994 le gerarchie iniziarono però a mutare: Perugi venne relegato a un ruolo di comprimario, non più indispensabile nello scacchiere tattico del nuovo tecnico Gianfranco Motta in vista della nuova stagione. Il mercato estivo 1995 chiuse i battenti e Perugi, consapevole di aver concluso un ciclo in Piemonte, chiese ufficialmente la cessione al presidente dei Grigi, Gino Amisano. Il benestare del patron piemontese fu il preludio a una sessione di mercato invernale destinata a scrivere una nuova, particolare, pagina del calciomercato italiano. Le due attrici protagoniste saranno la città di Sassari e il suo sodalizio calcistico, la Torres.

Tra gestioni societarie tragicomiche e risultati di livello sul campo: Sassari sogna ma il centrocampo boccheggia

Era l’estate del 1995 quando l’imprenditore romano di pompe funebri Giovanni Gasparoni prelevò la Sassari Torres, ponendo fine al progetto triennale del patron Gianni Marrosu e mettendo la promozione in C1 nel mirino. Forte di un’amicizia di lunga data con il direttore sportivo rossoblù dell’epoca, Luciano Silvestrini, Gasparoni sbarcò in Sardegna nello scetticismo generale. Conosciuto negli ambienti imprenditoriali come personaggio poco affidabile, fu autore di scellerate gestioni di club calcistici in giro per l’Italia, culminate poi con il fallimento. Tuttavia, per ottenere consensi da una città che aveva già vissuto l’onta dei libri in tribunale, l’imprenditore romano annunciò una campagna acquisti di livello superiore alla Serie C2. A Sassari circolarono i nomi dei bomber Roberto Simonetta e Giuseppe Lorenzo, quest’ultimo reduce dalla promozione in Serie B con la Pistoiese.

Rumors che però rimasero tali, in netta antitesi con una realtà che sottolineava una preoccupante crisi societaria. Tra il mancato pagamento delle mensilità ai giocatori e l’inspiegabile esonero del tecnico Giorgio Canali nonostante un buon inizio di stagione – sostituito in panchina da Angelo Sormani (il cui ingaggio però non venne mai formalizzato dalla Lega) – la piazza insorse. Le contestazioni alimentate dalla tifoseria organizzata, seguita a ruota dagli organi di stampa locali, divennero sempre più insistenti e portarono alle dimissioni di Gasparoni che “restituì” idealmente la Torres nelle mani di Gianni Marrosu. Richiamato Canali alla guida tecnica della squadra, con Mario Piga (simbolo incontrastato della Sassari calcistica) nelle vesti di vice, la Torres gettò il cuore oltre l’ostacolo presentandosi all’alba del mese di novembre da imbattuta e a ridosso delle corazzate Novara e Lumezzane. L’entusiasmo in città era contagioso ma per sognare ancora serviva un rinforzo a centrocampo, reparto in debito d’ossigeno.

Perugi alla Torres: Sassari tra euforia e scalpore

Sassari, 9 novembre 1995. In Piazza d’Italia e Piazza Castello, saloni della movida cittadina, i giovani si raccoglievano in gruppo tra i commenti delle puntate di Beverly Hills e Melrose Place e l’ascolto delle canzoni degli 883 tra le cuffie degli walkman, color giallo canarino, targati Sony. Nei locali filo-sportivi sassaresi, il “Maravilla” e il “Florian“, le vicende sportive relative a Torres e Dinamo dominavano incontrastate i dibattiti, superando di gran lunga le prodezze di George Weah al Milan, le polemiche per l’imminente addio di Gianluca Vialli alla Juventus o il milionario approdo alla Buckler Bologna di Arijan Komazec. In città si respirava un clima di euforia totale: i rossoblù erano reduci dalla vittoria nel derby con il Tempio in un “Acquedotto” stracolmo di tifo e amore. Un successo per 2-0, maturato ai titoli di coda del match, che proiettò i sassaresi ai vertici del girone A della C2.

Erano le 19:35 quando il canale radiofonico cittadino, Radio Venere, lanciò in esclusiva una notizia destinata a far discutere: “Paolo Perugi è un nuovo giocatore della Torres. L’accordo con il suo precedente club, l’Alessandria, è stato raggiunto sulla base di un indennizzo di 1 milione di lire con l’aggiunta di prodotti tipici sardi“. La notizia rimbalzò da Via Budapest, sede ufficiale del club fino al Bar Grandi, storico punto di ritrovo dei tifosi torresini nel centro città, suscitando scalpore e scatenando l’inconfondibile e inevitabile ironia sassarese. Un tifoso ci ha raccontato un aneddoto di quella giornata: “Ero in Viale Italia. Dopo aver fatto tappa alla Standa, uno scambio di battute tra due giovanotti catturò la mia attenzione. Uno dei due, con una risata sfrenata, sottolineò che la Torres aveva acquistato un calciatore dell’Alessandria pagando i piemontesi con porcetto e agnello. Ho pensato che solo a Sassari potesse accadere una cosa del genere”.

Una trattativa dai contorni…culinari

La vittoria nel derby con il Tempio sottolineò due aspetti: l’entusiasmo di una piazza affamata di calcio (più di 10 mila gli spettatori presenti all’Acquedotto) ma soprattutto un’evidente gap tecnico-numerico nella rosa rossoblù per raggiungere quantomeno i playoff promozione. Era un fine ottobre caldo quello del 1995 quando Silvestrini e Marrosu si diedero appuntamento al “Quirinale“, noto ristorante sassarese. Andava tracciata la linea guida per rinforzare la squadra nella settimana del mercato novembrino. Le poche risorse a disposizione imponevano accuratezza nelle strategie e nelle scelte. L’obiettivo era quello di puntare su vere e proprie occasioni di mercato, il cui rapporto qualità-prezzo doveva necessariamente coincidere con i parametri economici imposti dalla proprietà. La scelta dei vertici societari ricadde sul centrocampista dell’Alessandria, Paolo Perugi. Il giocatore, oltre ad essere ai margini del progetto tecnico dei Grigi, sembrava possedere quelle caratteristiche di tempra, velocità ed esperienza delle quali la squadra rossoblù difettava.

Vennero avviati i contatti con l’Alessandria ma Amisano sparò alto. Il prezzo del cartellino del giocatore superava abbondantemente il mezzo miliardo, cifra che la Torres non poteva in alcun modo corrispondere ai piemontesi. Il colpo di genio prese però corpo. Silvestrini, ispirato dalle vetrine degli alimentari sassaresi, inviò il fax all’Alessandria con la proposta ufficiale: un milione in contanti con alcune contropartite. Non certamente tecniche ma addirittura culinarie. La Torres, infatti, inserì nella trattativa le seguenti pietanze e prodotti tipici sardi: un capretto vivo, settantadue bottiglie di Vermentino gallurese, un maiale (“poschittu”, in dialetto sassarese) tre forme di pecorino sardo e sei bottiglie di Filu ‘e Ferru. Una proposta irrinunciabile per ambedue le parti: la Torres finalmente abbracciava il tanto agognato rinforzo a centrocampo; l’Alessandria e il suo presidente erano destinati ai complimenti dei commensali del club, profili dai palati fini e desiderosi di sedersi a tavola.

Perugi sbarca in Sardegna

La trattativa si chiuse in poche settimane. La discussione tra i club si concentrava non tanto sul parametro economico che la Torres avrebbe dovuto corrispondere all’Alessandria ma sulle quantità dei prodotti da spedire in Piemonte. Oltre al classico scambio dei documenti e al deposito del contratto del giocatore in Lega, la Torres inviò all’Alessandria, tramite fax, la fattura corrispondente a ogni prodotto e ogni singola quantità che avrebbe attraversato il mar ligure. Le prelibatezze partirono da Sassari il 10 novembre del 1995, imbarcandosi nel primo traghetto Tirrenia diretto a Genova, giorno in cui Perugi fece il percorso inverso. Il giocatore si legò con la società sassarese fino al 30 giugno 1997. Tuttavia, non ebbe difficoltà di ambientamento a Sassari: se la città lo accolse goliardicamente come colui che arrivò in Sardegna in cambio di porcetto e acqua vite, dal punto di vista tecnico i benefici per la squadra furono evidenti.

Impiegato da Canali nel ruolo di mediano di rottura, Perugi raccolse in qualche modo l’eredità di Walter Mazzarri. Arrivato a Sassari nel 1994 per dare qualità e imprevedibilità alla manovra, l’attuale tecnico del Torino iniziò il campionato con un carico di aspettative altissime. Sogni che, al contrario, si fermarono bruscamente quando un grave infortunio al ginocchio mise di fatto una pietra tombale alla sua carriera. Perugi raccolse il testimone di Walter, godendo della fiducia di mister Canali e legò fortemente con la piazza sassarese. Il gol che ruppe l’equilibrio nello scontro diretto per i palyoff dell’Acquedotto contro la Pro Vercelli suggellò una prestazione maiuscola di Perugi, spingendo la Torres verso un obiettivo inarrivabile a inizio stagione. Gli spareggi con l’Alzano Virescit furono però deludenti per la Torres che salutò definitivamente ogni sogno di promozione in C1. L’anno successivo, la stagione di Perugi e dei sassaresi fu meno brillante ma si concluse comunque con la salvezza.

Il tramonto della carriera e il dramma

Lasciata Sassari, Perugi fece ritorno nella sua Pistoia coronando un sogno: riportò la squadra da sempre amata in Serie B, nel 1999. Dopo aver concluso la carriera agonistica, Perugi diede avvio alla sua carriera di allenatore. Prima come vice di Daniele Baldini sulla panchina della Lucchese e poi come insegnante di calcio, di sport e di vita alla scuola calcio del Montale, squadra del suo paese che gli diede i natali. Fu però l’inizio del declino personale di Paolo.

Dall’aprile del 2007 un sarcoma al midollo osseo lo costrinse a una nuova battaglia. La malattia gli portò via una gamba ma non l’amore per la vita, per la famiglia, per il calcio. Si spense nel novembre del 2009, lasciando un grande vuoto nel mondo dello sport. Un uomo che affrontò vittorie e sconfitte con un unico denominatore: il sorriso. Lo stesso che nasce spontaneo quando ritorna in mente il suo essere passato alla storia come il calciatore acquistato in cambio di un capretto e una forma di pecorino.

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Pubblicato da Alessandro Fracassi

Nato in quel di Sassari nel 1992, cresciuto nel segno della leadership, del temperamento e della passione per i tackle del Guv'nor Paul Ince. Aspirante giornalista sportivo, studio giornalismo all'Università "La Sapienza" di Roma. Calcio e Basket le linee guida dell'amore incondizionato verso lo sport, ossessionato dagli amarcord, dal vintage e dai Guerin Sportivo d'annata, vivo anche di musica rock e dei film di Cronenberg. Citazione preferita: "en mi barrio aprendí a no perder".